Imola. “Nel 2018 gli utenti in carico per le dipendenze sono stati 1099, in crescita rispetto agli anni precedenti. Il trend è stato in costante aumento di alcune decine di casi all’anno: dai 1063 del 2015, ai 1070 del 2016, ai 1085 del 2017”.

Sia Stefano Gardenghi, direttore dell’unità operativa Dipendenze patologiche dell’Ausl di Imola sia Alba Natali, direttore del dipartimento di Salute mentale e dipendenze patologiche, sottolineano però che non è un dato da valutare solo negativamente. L’aumento di chi chiede aiuto si può leggere infatti anche come l’acquisizione da parte dei nostri concittadini di una maggiore consapevolezza di essere vittima di “addiction” e della crescente esigenza di rivolgersi alle strutture mediche specializzate per uscirne. Il tutto favorito da campagne di informazione mirate e terapie più efficaci.

In relazione ai vari tipi dipendenze di dati più eclatanti riguardano l’aumento di consumatori di cocaina e dei giocatori d’azzardo. Si specifica che i valori vengono riferiti al bacino di utenza del circondario di Imola, stimato in circa 133 mila abitanti.

Andando con ordine, Gardenghi stila il seguente elenco:

“400 sono in cura per “addiction” da oppiacei in particolare eroina. Sono il nucleo più corposo, ma sono in preoccupante aumento i consumatori di cocaina che si sono rivolti all’Ausl: sono giunti a 187 nel 2018. Fino a pochi anni fa oltre il 90% si curava per l’eroina ora la percentuale è appunto variata”.

L’eroina ha un percorso di cura più lungo rispetto alla cocaina, ma quest’ultima è una droga subdola e pericolosa: “C’è molto sommerso e tanti, non riconoscendosi nella categoria dei tossici, non si rivolgono alle strutture. Non da’ dipendenza fisica e sembra più facilmente controllabile. Invece si sottovaluta il fatto che il rischio di morirne è maggiore rispetto all’eroina. Quest’ultima può provocare il decesso per overdose, situazione che a Imola non si registra da anni, mentre la cocaina è responsabile di patologie cardiocircolatorie”. Il dottore cita uno studio generale che rileva come nel 40% dei maschi sotto i 40 anni che hanno avuto un infarto le analisi hanno rivelato la presenza di cocaina nel sangue. Può inoltre aumentare il rischio di ictus e la manifestazione di aneurisma cerebrali anche latenti.

Proseguendo, fra gli utenti in cura presso l’azienda sanitaria locale, nel 2018 si sono registrati 358 alcolisti. “Non sono pochi ed è inoltre da rilevare che c’è una presa di coscienza da parte di questi ‘addicted’: non vengono solo quando presentano già patologie avanzate come la cirrosi, ma anche quando si allarmano per i problemi alcol-correlati: litigi in famiglia, guida in stato di ebbrezza ecc. Si sta evidenziando una maggiore responsabilizzazione”.

Poi c’è il capitolo giocatori d’azzardo: in costante aumento. “Se fino a 4 anni fa in cura risultavano una trentina di persone, si è arrivati a 92 nel 2018”. Secondo Gardenghi anche in questo caso si tratta di presa di coscienza della propria dipendenza: “Da quando la legge Balduzzi ha obbligato i gestori di ricevitorie e di sale slot ad affiggere il materiale informativo di contrasto alla ludopatia (predisposto dalle aziende sanitarie locali, ndr) e il decalogo del giocatore o altro cartello con formule di avvertimento relative ai rischi di dipendenza da gioco (da esporre nella zona riservata alle slot, ndr), abbiamo assistito a questa costante progressione nel rivolgersi alla nostra struttura”. Infine risultano 62 tabagisti in cura. C’è poi da rilevare che c’è chi presenta due o più dipendenze: circa il 40% oltre ad essere giocatore fa uso di alcol e/o cocaina.

Rispetto al sesso la prevalenza è sempre maschile con qualche distinguo: mentre tra i ludopatici il rapporto è di una donna ogni otto uomini, in relazione alla tossicodipendenza si riduce ad una donna ogni quattro uomini e tra gli etilisti la proporzione è solo una a tre. “Inoltre le donne che bevono troppo sono più difficili da trattare e hanno un percorso di cura più lungo rispetto agli uomini”. Le classi sociali coinvolte nelle dipendenze sono varie. Ad esempio per la cocaina, prima considerata una droga da ricchi per via dei costi elevati, si è assistito ad un ampliamento della base sociale per via del forte calo dei prezzi . Tra i ludopatici, molti sono anche in cerca di un riscatto sociale pertanto la maggioranza proviene da ceti più bassi.

In relazione a quanto le dipendenze patologiche siano diffuse tra tutta la popolazione imolese, alcuni studi informano che su 1,7 tossicodipendenti che avrebbero necessità di cure, uno si rivolge alla struttura (quindi sulla base dei dati si tratterebbe di circa un migliaio di persone nel circondario affette da problemi gravi di tossicodipendenza). Negli etilisti il rapporto è di 2 a 1 (circa 720 imolesi affetti da tale patologia).

In relazione al gioco d’azzardo sono stati distribuiti vari questionari, in collaborazione con associazioni come la Caritas e sono state coinvolte anche le scuole di secondo grado. Risulta circa un 10 % di popolazione cittadina con stile di gioco problematico: giocano più volte a settimana e scommettendo oltre 100 euro. “Il dato per Imola è elevato. Sono individui che stanno al limite tra il vizio e l’addiction. La cura deve agire sulle percezioni cognitive distorte: si deve scardinare la convinzione che sia stato individuato il metodo o la situazione favorevole che prima o poi porterà all’ambita vincita”. Un’illusione, che si scontra con le innumerevoli statistiche che danno la incontrovertibile prevalenza delle perdite come dato certo. Il Sert (il servizio tossicodipendenze dell’Usl) di Imola è comunque attrezzato da tempo su questo tipo di patologia e propone programmi di terapia ormai collaudati da anni di esperienza.

Infine per il tabagismo non ci sono statistiche che riguardano gli abitanti, anche se questa dipendenza potrebbe essere una delle cause che danno all’Ausl di Imola il primato di decessi per malattie respiratorie croniche, secondo le dichiarazioni rilasciate anche a Leggi la Notizia del direttore generale Andrea Rossi.

L’analisi per età vede per il giocatore d’azzardo il picco tra i 27 e i 40 anni, “però c’è anche qualche minore e qualche pensionato”. Questi ultimi attraversano una fase di fragilità a cui occorre prestare attenzione. L’alcol coinvolge uno spettro più ampio di età con un picco tra i 35 e i 45 anni. Si presentano anche nuovi tossicodipendenti da eroina, “ma non si bucano più e nessuno di loro ha contratto il virus dell’Hiv”.

Anche ad Imola si è affacciato il fenomeno degli “hikikomori”: ragazzi che si autorecludono in casa rinunciando a qualsiasi contatto sociale. Due o tre casi, tra cui anche un minore, adolescenti o giovani che stanno ore davanti al computer. Per Gardenghi, che non ama questa definizione, in realtà è un comportamento che deriva dalla dipendenza patologica da internet, che provoca una sorta di ipnosi, distogliendo da ogni tipo di attività sociale.

Natali risponde invece in merito ai suicidi. Non ha statistiche aggiornate, ma dal suo osservatorio non ritiene che il fenomeno a Imola sia più eclatante che in altre realtà della provincia, dove però i valori che si riscontrano sono rilevanti. L’ultima statistica ufficiale disponibile però, il dossier dell’agenzia sanitaria regionale “Atlante della mortalità in Emilia Romagna 2009-2013”, da’ conto di una media di 16,9 suicidi ogni centomila abitanti contro la media regionale di 8,3. Praticamente il doppio.

“E comunque anche se si trattasse di un solo caso all’anno è per noi una sconfitta. Il fatto è che non necessariamente è correlato alla malattia mentale”. E cita il dato della depressione sopra i 65 anni: “Ne soffrono di più le donne, ma il maggior numero di suicidi in questa fascia alta di età è appannaggio maschile”. Per individuare precocemente chi è a rischio è stato elaborato un protocollo in uso in tutto il dipartimento di salute mentale. Vengono inoltre proposti corsi di aggiornamento per i medici di medicina generale, i quali collaborano anche nelle Case della Salute, che sono punti di riferimento per il benessere della comunità locale e a cui ci si può rivolgere sia per assistenza sociale che socio sanitaria.

Tra gli assistiti il dato si attesta tra 2 e 4 casi all’anno. “Gli eventi già tristemente avvenuti vengono sottoposti ad analisi e approfondimenti per trarne informazioni che possano aiutare a prevenire casi futuri”. I picchi si riscontrano nell’adolescenza, ma soprattutto nell’età avanzata.

Alla domanda se c’è una correlazione tra dipendenze e potenziali suicidi Gardenghi specifica che più a rischio sono gli affetti da ludopatia, comunque mai registrati a Imola.

Si cita l’aumento di chi si rivolge sia alla neuropsichiatria adulti ma soprattutto alla neuropsichiatria infantile degli ultimi anni, fino al 40% in più: “Segno sia di un aumento del disagio, ma anche di una maggiore consapevolezza da parte delle famiglie in relazione ai sintomi e in relazione alla necessità dell’aiuto degli esperti fondamentale per curarsi”.

Sono stati circa 3000 gli utenti che nell’anno trascorso si sono rivolti almeno una volta al Centro di salute mentale e di questi ne sono stati presi in carico 1800.

La dottoressa fa alcune considerazioni sociali: “alcuni studi rivelano che gli esiti delle cure psichiatriche sono più favorevoli nei paesi in via di sviluppo, rispetto a quelli con alto tenore di vita. Perché fortemente legati al buon esito sono i determinati di salute: se il livello di istruzione ed economico elevato è importante, lo è soprattutto l’inclusività sociale per prevenire le malattie psichiche”. E nei paesi sviluppati dove si richiedono alte performance agli individui e la rete di relazioni sociali è sempre meno diffusa, non basta un buon servizio sanitario (che incide al massimo al 25-30%) a determinare la salute della popolazione.

(Caterina Grazioli)