I giustizieri non devono mai diventare assassini, pena l’impossibilità di sapere da che parte stia la giustizia. (Camus)

“Ha fatto bene ad ammazzarlo!” grida l’anziana signora sotto il palco da cui Salvini esalta l’azione del tabaccaio di Ivrea.
L’ultimo degli involontari eroi del pantheon leghista, assieme al benzinaio e all’oste, il solo, credo, che una colluttazione coi malviventi l’ha avuta davvero.
Qualcosa di più del grave turbamento che prova ogni persona, è capitato anche a me, quando gli vanno a rubare in casa.
Sembra un dettaglio e invece rappresenta l’essenza del problema.
Quella che rende necessario, sempre, un accertamento giudiziario del reale svolgimento dei fatti.

La difesa da una aggressione è sempre giustificata ma l’intensità delle reazione non è una variabile indipendente, va commisurata all’insidia, per non diventare arbitrio.
Non siamo liberi di reagire seguendo i nostri impulsi.
Cosa avrei dovuto fare io al deficiente che ieri in autostrada per poco non mi manda fuori sorpassandomi da destra, che ha minacciato di distruggere la mia proprietà e la mia vita, che mi ha riempito di spavento e di ira?
Investirlo al primo autogrill?
Qual è il limite?
Chi lo decide?

Se spari con una Magnum alle spalle di un rapinatore in fuga, la tua mano è armata dalla paura ma a premere il grilletto è la rabbia.
La tua comunità può decidere di difenderti, può scegliere di solidarizzare con te, perché ne sei un membro rispettato e perché uccidere un essere umano è sempre un trauma.
Quello che non può dire è: ”Hai fatto bene ad ammazzarlo”.
Nessuno lo dovrebbe dire.
Non a mente fredda, senza la pressione del momento, il turbamento di un evento che può aver causato una reazione incontrollata.

Lo striscione che apriva il corteo di solidarietà col tabaccaio di Ivrea contiene un equivoco.
Non c’era scritto “siamo tutti con Franco”, per esprimere una vicinanza comprensibile al concittadino certamente turbato dalla vicenda.
Lo slogan era “Siamo tutti Franco”, ci identifichiamo con lui, siamo pronti a fare come lui.
Il mondo che gridò “siamo tutti Charlie Hebdo”, da cui i manifestanti di Ivrea hanno tratto evidentemente spunto, era mosso da sentimenti diversi.

A morire, in Francia, sotto i colpi efferati del terrorismo islamico, sono stati i giornalisti di Charlie Hebdo.
Sono loro le vittime, cadute per difendere un’idea di libertà e di civiltà.
Per quelle persone, per quel sacrificio abbiamo pianto tutti.
Noi che odiamo le armi e, credo, anche gli amici di Franco.
Che certo non avrebbe fatto del male a nessuno se nessuno gli fosse entrato in casa, che è senza dubbio l’aggredito, al quale siamo per questo vicini, ma che non è la vittima.
A morire è stato un giovane ( malvivente) di ventotto anni.
Per aver rubato.

In Iran si limitano a tagliargli la mano.
La paura è un sentimento importante.
Ma non può diventare un alibi sociale per coprire impulsi regressivi.
La paura si sconfigge con la speranza, ma i comportamenti sbagliati che genera vanno contrastati in campo aperto con la cultura e la politica, chiamando bianco il bianco e nero il nero.
Senza cedimenti.

La gente che inneggia ai respingimenti coltiva sentimenti xenofobi e incida alla difesa armata non vive tutta nei quartieri metropolitani abbandonati.
Ci sono italiani che sono già primi.
Non esiste un diritto a dare la morte.
“Nessuno tocchi Caino” ha ammonito il Dio dei cristiani.
Anche se ha ucciso il fratello.
Per futili motivi.
Senza che l’avesse aggredito e nemmeno derubato.
Non ci sono equivoci, margini di interpretazione per i farisei e i laici devoti, non ci sono Santi europei da invocare.
Questo è il Verbo.

Il diritto alla vita, quello della carta universale dei diritti dell’uomo, quello della Costituzione, viene prima del diritto alla “roba”, come la chiama Mastro don Gesualdo nel romanzo di Verga.

Scrive lo scienziato francese Jean Hanburger: “ Non c’è nulla di più falso che sostenere che i diritti umani sono fondati sulla natura dell’uomo. L’ordine biologico naturale è basato sulla crudeltà, sulla sopraffazione, sull’ingiustizia. Le norme etiche e la dottrina dei diritti umani esprimono un rifiuto dell’ordine biologico, una ribellione contro la legge della natura. Esiste un uomo biologico e un uomo sociale. I diritti umani costituiscono una battaglia quotidiana contro il ritorno alla condizione animale, una ribellione continua che da senso e originalità alla vita umana”.

È ciò di cui ci offre sublime testimonianza la senatrice Liliana Segre allorquando, al culmine della catena dell’odio rappresentata dall’orrore nazista, ha l’occasione di vendicarsi del suo aguzzino: “Pensai di raccogliere la pistola e di ucciderlo. Anch’io avevo odiato, anch’io potevo essere violenta. Fu un attimo, una tentazione fortissima, però non lo feci perché io non ero come lui, ero diversa, io non avrei mai potuto uccidere nessuno, io ho scelto la vita”.

Ogni tanto mi guardo allo specchio e mi vedo.
Vedo quel che siamo diventati.
Che ci dà fastidio anche un capello sul naso.
Che tutto ci spaventa, ci eccita, ci irrita.

La mano tesa di un mendicante, la presenza dei “vu comprà”, che faceva parte della sea-line delle nostre spiagge come i padelloni, che oggi sono scomparsi forse estinti come gli ultimi Apache, braccati da uno schieramento di forze motorizzate che non si vede nemmeno al confine fra USA e Messico.

Ma anche, in mancanza di immigrati, il nostro vicino di casa invadente, un gay troppo gay per i nostri gusti, una donna troppo libera per la nostra cultura maschile.

Più polizia, più armi, più allarmi, più videocamere, ovunque, anche nelle scuole, che è un idiozia, per questo in Parlamento l’hanno votata tutti.

Senza fermarsi un attimo a riflettere, senza scambiarsi un segno di pace, così, avanti, a fari spenti in una notte sempre più buia.

(Guido Tampieri)

P. S.. Le reazioni di LucaLotti, i veleni, le chiamate in correo, sono, se possibile, peggiori delle sue sconsiderate azioni.
L’ex ministro per grazia (renziana) ricevuta lamenta che si getti fango su di lui.
Il poverino e i suoi co-beneficiati soccorritori, non capiscono quanto discredito getti lui sul suo partito, quale deriva istituzionale reazionaria stiano alimentando.
Anziché ringraziarlo per la sensibilità (?) andava preso a calci nel culo.