La prevedibile richiesta da parte dell’Europa Unita di rendere compatibile il bilancio di spesa del nostro Stato con gli impegni presi in precedenza sta determinando un balletto di cifre, di individuazione di risorse, di raschiamenti di barile che forse non ha mai avuto precedenti nella storia. Tra un’idea e l’altra, come è ovvio che sia, una vistosa alzata di scudi a protezione dell’onore Italiano, assume il ruolo di pietra dello scandalo e i valori produttivi/commerciali/finanziari di casa nostra vengono sventolati quasi a monito di assurdi provvedimenti coercitivi e a posizioni punitive/finanziarie assurde e preconcette. Impennate di voce e petti villosi al vento verso dirigenti europei che avrebbero fatto cerchio attorno all’Italia al fine di punire il Governo del cambiamento. Ovviamente, e non sarebbe la prima volta, ogni sorta di dubbio appare come lecita, ma occorre tenere bene a mente che prima si rispettano gli accordi presi, poi si interviene sulle regole: in corso d’opera non è mai consentito.

Ma torniamo al balletto di cifre. Si iniziò con il prospettare un’emissione ad hoc di titoli di stato, piccoli Bot finalizzati al pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, debiti di importi rilevanti e dalla scadenza “antica”. Si disse che la circolazione di tali titoli non avrebbe influito sulla massa debitoria dello Stato e che tali buoni sarebbero stati utilissimi per pagare il consumo al dettaglio, fino al caffè. Sarebbe interessante ottenere risposte alle seguenti due domande: se l’azienda creditrice accetta i nuovi titoli, e per le sue forniture si è rivolta all’importazione cosa succede? La ditta estera è obbligata ad accettare i buoni? E se per caso me ne ritrovo in tasca un po’ troppi, posso andare a versarli sul mio conto corrente? Ottengo il controvalore al momento dell’accredito o mi ritrovo il conto con due saldi, uno per gli euro e uno per i Bot?

Si è poi arrivati a pensare di intervenire sul denaro contante nascosto e ben custodito nelle cassette di sicurezza degli istituti bancari: una piccola imposta (punitiva) e si sarebbe potuto rimettere in circolazione il tutto: anche in questo caso si tratterebbe di molte decine di miliardi di €. I dubbi, al riguardo, non sono pochi: come si quantifica il nascosto? Chi autorizza l’apertura della cassetta visto e considerato che si tratta di una proprietà privata che neppure la banca stessa può aprire? E che dire dell’osservazione di alcuni magistrati che hanno fatto notare l’aspetto non sempre “pulito” del denaro tenuto nascosto? E se derivasse da illeciti?

Spulcia e rispulcia, si è individuato un piccolo capitale nascosto tra le pieghe della Cassa Depositi e Prestiti: un interlocutore accomodante visto che chi bussa alla porta è il padrone. Ovviamente il prelievo di liquidità provocherà una certa incrinatura nella possibilità dell’Ente di concedere prestiti ai privati (aziende o cittadini poco importa): esattamente ciò che serve per stimolare una crescita assente.

Al momento si è pensato di bussare alla porta della Banca d’Italia, richiedendo un surplus di dividendo e, poiché le risorse rinvenute devono rispondere al requisito della possibilità di ripetizione nel futuro, si sta pensando di mettere mano allo statuto dell’ente stesso. A scanso di ripensamenti futuri.

Non siamo ancora giunti al fondo e ci aspettiamo altre idee e rinvenimenti di risorse.

Nel frattempo, la Guardia di Finanzia, afferma in un suo studio che la bellezza di 30 miliardi di € sono stati investiti dalla mafia in strutture industriali e commerciali, provvedendo in tal modo a rendere assurdamente falso l’equilibrio del mercato e costringendo fior di imprenditori (onesti) a rinunciare ad imprese per impossibilità di competizione. Si ripete il peana ormai noioso della mole impressionante dell’evasione fiscale: si narra di una cifra intorno ai 150 miliardi di € e la lunga serie di condoni piccoli e grandi non è certo di aiuto e di disincentivo.

Per quanto riguarda il denaro della mafia, lo studio della Guardia di Finanza solleva l’aspetto, non secondario, della pericolosità del diffondersi delle droghe: sempre più cittadini in balia di insani bisogni, disposti a tutto pur di procurarsi la dose al momento dell’impellente bisogno.

Come è ovvio che sia, l’unica via da tempo indicata da analisti finanziari ed economici non viene neppure presa in considerazione: sarebbe sufficiente ridurre drasticamente la circolazione del contante per risolvere il tutto. Incentivare con decisione, fino a rendere drastici determinati controlli, l’uso della moneta elettronica (da non confondersi con i Bit Coin) faciliterebbe di molto il non facile compito della Guardia di Finanza costretta ad inseguire su non facilmente individuabili piste elettroniche gli spostamenti di capitale e finirebbe col rendere quasi impossibile l’evasione fiscale: l’introito per le casse dello Stato sarebbe assicurato. Ma non contateci.

(Mauro Magnani)