Dal voto europeo di maggio è emersa prioritaria la salvaguardia dell’ambiente perché l’appello dei giovani, trasformato in voti, ha permesso ai partiti ecologisti di Paesi come Finlandia ed Irlanda di ottenere risultati storici, come d’altronde Die Gruner il partito tedesco dei verdi che ha raddoppiato ed ancor più quello francese che col 13,4% dei consensi si è posizionato al terzo posto.

In curiosa controtendenza il dato della Svezia che, pur essendo patria di Greta Thumberg, è risultato l’unico Paese dove gli ambientalisti hanno perso consensi, come a confermare che questa “eccezione” (in futuro) confermerà sempre più la “regola” che vedrà a braccetto la (buona) politica e le tematiche a salvaguardia dell’ambiente.

Uno scenario in ambito europeo dove le nuove generazioni hanno votato in massa smentendo chi li ha da sempre “bollati” come troppo lontani dalla politica, a loro invece le problematiche inerenti il futuro interessano eccome soltanto che la voce “grossa” (per ora) l’hanno fatta soltanto gli aderenti ai movimenti nazional-populisti, quelli cioè favorevoli ai muri ed ai protezionismi e che formulano ricette (troppo) facili per risolvere problemi che sono complessi; è purtroppo questa una maldestra “miopia” che si è fatta tendenziale, che non tiene conto né di leggi economiche né delle dinamiche sociali mutualistiche capaci finora di non “lasciare indietro” nessuno.

Il vento che soffia a favore degli euroscettici si è fatto da un po’ di tempo a questa parte una sorta di tempesta e finora a nulla è valso dire che c’è già dentro la Ue il potere di cui si ha bisogno per fare cose migliori di quelle che ci sono e che non serve alcuna magia da parte di chi predica svolte autoritarie per star meglio, si rischia solo di tornare indietro e non di andare avanti; si pagano sì le colpe dell’architettura cervellotica e disfunzionale del processo democratico in ambito Ue, ma è proprio nella “collegialità” di intenti su cui le forze europeiste contano per far valere il proprio “peso” malgrado l’evidente indebolimento dell’asse europeista, che non è più tale da una decina d’anni, soprattutto su importanti aspetti come l’economia, la sicurezza e la politica estera.

Dalle “nostre parti” se un anno fa in occasione del voto del 4 marzo 2018 il terremoto delle elezioni politiche portò il “giallo” del Movimento 5 Stelle (M5S) sotto i riflettori, la tornata elettorale del maggio 2019 ha premiato il “verde” della Lega che l’ha vista raddoppiare i voti rispetto alle politiche 2018, col Pd secondo partito e M5S che ha tracollato dimezzando i consensi.

L’onda lunga del centrodestra sembra però già esaurita in ambito locale perché andando a leggere i risultati dei ballottaggi alle elezioni comunali del 9 giugno 2019, in una sostanziale “parità”, il centrosinistra (ricompattandosi) ha confermato e strappato sindaci agli storici avversari in un riassunto che vede fra il primo turno ed il secondo poca differenza nella conquista dei “comuni capoluogo”.

Così il giovane deputato del Pd Enzo Lattuga ce l’ha fatta a Cesena così il leghista Alan Fabbri ha vinto a Ferrara, dove il (mal) governo del Pd fu travolto da uno scandalo inerente un malaffare in ambito costruttori e Coop, come a (ri) confermare che la “rendita di posizione” elettorale, in voga nei decenni passati, non paga più.

(Giuseppe Vassura)