La vittoria per le Olimpiadi è un voto sulla credibilità dell’Italia che guarda e sostiene la trattativa in corso con l’Europa. Una vittoria anche leghista, guidata da Giorgetti, ma costruita da un fronte largo, a cui la Lega ha sacrificato molti toni antieuropei.

La vittoria del nostro paese nella gara di assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2026, non è il risultato del caso o del destino, ma lo sbocco di un progetto attentamente preparato e curato. In cui in ballo non c’erano solo, o non tanto, le Olimpiadi che avverranno fra quasi sette anni, ma il difficile momento in cui l’Italia si prepara a un’altra, ben più rilevante messa alla prova della sua affidabilità: la trattativa con l’Europa sulla manovra.

Che si sia trattato di una battaglia sulla stima di cui godiamo all’estero è ovvio e anche dirompente dentro gli equilibri politici. E’ utile leggere la lista della delegazione che ha lavorato alle Olimpiadi. Ci sono il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti, leghista, e il sottosegretario con delega allo Sport, Valente, M5s; i presidenti leghisti di Lombardia, Fontana, e quello del Veneto, Zaia; il sindaco di Milano Sala del Pd, e quello di Cortina, il civico Ghedina; il presidente del Coni, Giovanni Malagò, per citarne solo alcuni.

E’ un gruppo ampio, che attraversa varie linee politiche e istituzionali, mettendo insieme soggetti che finora sono stati rigidamente separati nel clima di scontro e settarismo che domina la politica italiana. Un forte segnale di unità del paese sottolineato, non a caso, dal sostegno in prima persona del Presidente della Repubblica Mattarella e del Presidente del Consiglio Conte.

C’è chiaramente stata una regia per creare questo fronte unito, la cui gestione è stata in primis leghista. La candidatura dell’Italia favorisce fortemente due regioni – il Veneto e la Lombardia – per cui i giochi invernali saranno un forte motore di sviluppo. Con un effetto secondario non di poco conto, quella di ritornare alla memoria la decisione del sindaco Appendino di sottrarsi alle Olimpiadi, che fa il paio con la rinuncia della Raggi a Roma per le Olimpiadi estive del 2014, e rafforzando l’idea che i pentastellati mettano freni allo sviluppo del paese.

Ma il vero risultato non è tutto leghista. Come si diceva, l’impulso del governo nella persona di Conte ha consentito di non escludere i 5 stelle, almeno quelli di ala governativa, che hanno onorato la vittoria dell’assegnazione. Così come ha festeggiato il Pd di Sala e altri sindaci presenti sia nel comitato che nelle regioni che parteciperanno. E, infine, molto si è avvertita la presenza del Capo dello Stato nel costruire questo fronte ampio. Sarà un caso che proprio a Losanna Giorgetti abbia contestato fortemente i mini-bot e il loro creatore, Borghi? E che quasi nelle stesse ore il Presidente della Consob Savona abbia dato una intervista in cui si dichiarava a favore dell’osservare le regole europee?

Certo non è stato un voto solo dell’Europa, ma l’indicazione impatta sul nostro difficile momento in Europa. Se è vero infatti, come ben sappiamo, che lo snodo del nostro rapporto con Bruxellles nell’attuale contingenza è la fiducia che si ha nell’Italia, nella sua stabilità politica, nella sua credibilità a prendere impegni, ci sono pochi dubbi che l’assegnazione olimpica prova che l’Italia ha ancora molta credibilità internazionale.

La vittoria sportiva può essere un primo segnale di correttezza e ragionevolezza nell’attuale caldo panorama politico italiano.

(Tiziano Conti)