Una volta, forse parecchi anni fa, si parlava della saggezza contadina quale esempio del risparmio”spinto”, raggiunto utilizzando saggiamente tutti gli scarti derivanti dalla propria lavorazione: alcuni sostenevano che il coltivatore della terra non abbisognasse di “denaro” in quanto aveva raggiunto l’indipendenza totale. Poi, i tempi sono mutati, a volte troppo in fretta, e anche il coltivatore ha dovuto abbandonare una notevole parte della propria indipendenza, in qualche modo “costretto” all’acquisto di vari generi finalizzato a raggiungere una migliore qualità del proprio prodotto e un facile inserimento nel mercato. In attesa che il tempo ci fornisca una risposta circa la validità di tale “cambiamento”, qualcuno, molto vicino a noi, non è rimasto con le mani in mano, ha riscoperto la saggezza contadina di un tempo trasformandola in sapienza tecnologica e industriale, aggiungendo, motore del tempo attuale, il riciclo di quasi ogni tipologia di rifiuto, raggiungendo, occorre sottolinearlo, una percentuale inferiore all’1% di scarto. Se già di per sé il dato è eclatante, i numeri di “lavorazione rendono quasi impensabile il conseguimento di questo traguardo.

Poco lontano dalla bella Faenza, in aperta campagna, la coop Caviro lavora circa 700.000 tonnellate di uva, provenienti da produttori di sette regioni, circa il 10 % del prodotto nazionale. Fin qui tutto normale anche se i prodotti tipici di lavorazione raggiungono in quantità le nostre tavole, spaziando ampiamente in tipologia e qualità.

Ma c’è di più, la moderna saggezza contadina ha reso il Gruppo Caviro un modello di economia circolare, un’alternativa all’economia lineare tradizionale, un modello strategico che mira a valorizzare al massimo tutte le risorse, preservando il valore dei beni il più a lungo possibile.

L’impianto di biometano di Caviro

Vediamo come. Restano oltre 500.000 tonnellate di vinacce e fecce: ecco quindi alcool per l’industria e la produzione farmaceutica oltre a mosti. Non soddisfatti, ci si è dati daffare coinvolgendo produttori di altri generi alimentari, anche loro appesantiti dal problema dei rifiuti: così aziende casearie, imprese impegnate nella produzioni di frutta e allevatori, portano qui i loro rifiuti unendoli, con la collaborazione di Hera, a potature e sfalci. Si mette tutto insieme, si aggiunge tecnologia, conoscenza, tenacia e volontà e si finisce per generare oltre 12 milioni di metri cubi di biometano. Il conteggio non risulta agevole, ma un’auto di cilindrata 1200 cc potrebbe percorrere circa 180 milioni di chilometri e forse qualcosa di più.

Dopo tutto ciò, si potrebbe ritenere raggiunta una piena soddisfazione da parte dell’impresa cooperativa, ma la “saggezza contadina”, come ben si sa, non è mai sazia: un nuovo impianto produce anidride carbonica e metano (ancora!): sottoponendoli a trattamento adeguato, si ottengono liquidi che, la prima, è richiesta dall’industria mentre il secondo risulta essere il più idoneo sostituto del diesel. Importante osservare che in questo modo, l’anidride carbonica non viene dispersa nell’aria.

E domani?

(Mauro Magnani)