Ozzano Emilia (BO). C’è un filo diretto che lega Giuliano Bugani con i temi della sanità. Se andiamo a sfogliare la sua filmografia troviamo nel 2014 “Mani sulla sanità”, nel 2015 “Sindaci contro”, entrambi realizzati in collaborazione con Daniele Marzeddu, e nel 2017 “Mani sulla sanità: la rivolta”. Per il nuovo lavoro “Saccheggio sanità”, quarto sul tema, una inchiesta sulla privatizzazione della sanità pubblica in Italia, Bugani torna al suo primo amore, la carta stampata. Parliamo infatti di un volume di oltre 200 pagine, condito con documenti pubblici (piani operativi sanitari regionali, delibere di giunta regionali, documenti della magistratura, documenti sindacali, ecc. ) con i quali “riesco a dimostrare in modo inequivocabile il progetto si smantellamento della sanità pubblica messo in atto da tutte le forze politiche dell’arco costituzionale, nessuna esclusa”.

Bugani ha letto e analizzato circa 11 mila pagine di documenti cercando di tradurli “in un linguaggio comprensibile perché ovviamente questi documenti sono scritti in un burocratese incomprensibile”.

Ma facciamo un passo indietro e vediamo come nasce questo lavoro. “E’ da diversi anni che mi occupo di sanità – racconta Bugani -, in particolare dei processi di privatizzazione e smantellamento della sanità pubblica. I miei due precedenti documentari hanno avuto un impatto positivo nelle sale, poi all’improvviso tutto si è bloccato. Non sono più riuscito a fare una proiezione come se qualcuno fosse intervenuto per fermare queste iniziative. Allora ho deciso di proseguire la mia attività spostando il campo di battaglia, non più documentari, ma un libro, più difficile da bloccare, perché la presentazione non comporta particolari esigenze tecniche e burocratiche”.

Quando è iniziato questo lavoro?
“Siamo a settembre 2017 e nel giro di un anno raccolgo, analizzo e scrivo questa inchiesta su nove regioni. Nove perché mi ero dato una scadenza per pubblicarle in vista di ipotetiche elezioni. Sulla scelta non c’è stata nessuna valutazione di importanza o politica, tutte le Regioni sono allo stesso livello. Se si allargasse l’inchiesta anche alle altre Regioni il risultato non cambierebbe”.

Nelle prime pagine del libro affermi che “Tutto ha una radice”, un inizio che individui nell’Accordo o Trattato di Marrakech del 15 aprile 1994. Come mai, visto che riguarda temi che poco hanno a che fare con la sanità?
“In effetti quell’Accordo nasce, apparentemente, soltanto per strutturare gli spostamenti delle merci. Liberalizzare il mercato a livello mondiale superando i limiti o le dogane dei singoli Stati. Ma in quelle 650 pagine c’è anche il famigerato ‘Allegato Sanità’. Questa tecnica, di inserire in un documento su un certo tema, allegati che fanno riferimento ad altri temi, in questo caso i tagli alla sanità, viene utilizzato a ogni livello istituzionale. Si presenta un documento con un certo titolo che fa pensare a certe cose, poi al suo interno si inseriscono allegati di materia completamente diversa. Così quando si vota, e lo si fa in blocco, si approva tutto. Dopo di che gli Stati membri recepiscono in toto la direttiva. In quell’allegato di parla di misure e meccanismi, che poi diventano parametri, che i vari ministri della Salute li rendono irraggiungibili, in modo da giustificare strada facendo lo smantellamento dei servizi sanitari”.

Pochi anni dopo arriva la legge Bassanini, altra norma sotto accusa…
“La legge Bassanini completa il processo di privatizzazione avviato dal governo tecnico di Dini nel 1995. Viene privatizzato il lavoro dei dirigenti generali delle Asl, ma la cosa più inquietante, che determina la volontà esplicita di smantellamento, è la norma, contenuta nella legge, dove si prevede che la scelta dei direttori non avvenga attraverso bando pubblico, ma nominati direttamente dal presidente di Regione, cosa gravissima che io considero un tradimento costituzionale”.

Oltre che mettere assieme questi pezzi di storia legislativa e di estrapolare le parti che ti aiutano a dimostrare le tue tesi, nel libro parli anche si una metodologia precisa utilizzata per sostenere questo processo.
“Faccio riferimento all’esperimento di psicologia sociale condotto nel 1961 dallo psicologo Stanley Milgram, per comprendere come fosse stato possibile che all’ordine di uccidere un essere umano inerme, un altro essere umano obbedisse così ciecamente, facendo riferimento al genocidio nazista. Ebbene questo sistema trasportato nel processo di trasformazione della sanità pubblica, che mette a rischio la sopravvivenza di milioni di esseri umani, ci fa capire come un politico possa eseguire ordini senza provare sensi di colpa. Il sistema fa in modo di annullare qualsiasi responsabilità, quindi nessuno è responsabile di questo olocausto sanitario”.

Un collegamento piuttosto azzardato, non vedi il rischio di essere preso per un visionario?
“Gli esempi che faccio sono talmente calzanti ed evidenti che sono verità incontrovertibili. Per sostenere che sono un pazzo devono però prima dimostrare che quello che dico non è vero, cosa impossibile”.

Che tipo si analisi è stata fatta sulle nove Regioni?
“Le mie analisi partono sempre dai documenti ufficiali dove emergono i tagli dei posti letto, chiusure di reparto, chiusure di ospedali e trasformazione in Case della salute o in Osco (Ospedali di comunità)”.

E questo processo di smantellamento come viene realizzato?
“Il saccheggio sanità ha una sua logica tecnica che deve essere mantenuta quasi invisibile all’opinione pubblica. Come cominciano? Il primo reparto che viene smantellato in un ospedale è il Punto nascita perché non rispetta i parametri stabiliti dal ministero, parametri altissimi che pochi reparti in Italia riescono a rispettare. Chiudendo quel reparto diminuiscono i posti letti, togliendo i posti letto, l’anno successivo quell’ospedale avrà meno finanziamenti e questa minore entrata finanziaria diventerà una buona giustificazione per il taglio di altri posti letto o addirittura di un altro reparto. Quando chiuderà il Pronto soccorso quasi automaticamente verrà chiusa anche Chirurgia, così il nostro ospedale non sarà più un ospedale, ma diventerà una Casa della salute o un Osco”.

E su questo fronte non si salva nemmeno il sindacato…
“Bisogna distinguere, non a caso le vicende sindacali le tratto in due capitoli diversi. Da una parte vi sono i sindacati confederali che ritengo pienamente collusi con questo sistema di potere e co-responsabili dello smantellamento; dall’altra i sindacati di base che combattono la loro battaglia, con documenti ufficiali, contro le decisioni che penalizzano la sanità pubblica, ad esempio il blocco del turn over, i doppi turni, ecc. Poi c’è un capitolo che affronta il tema dell’assistenza sanitaria nei contratti nazionali con l’introduzione delle previdenze sanitarie integrative, pericolosissime perché aprono la strada a una privatizzazione del sistema sanitario con conseguente accelerazione dello smantellamento della sanità pubblico. Io lo definisco un tradimento da parte dei sindacati confederali. E la sua origine sta nel fondo Previlabor, una proposta di previdenza integrativa privata per i dipendenti di una grande azienda metalmeccanica bolognese, dove la Fiom aveva la stragrande maggioranza degli iscritti, che prevedeva un contributo volontario, poi nel tempo diventato obbligatorio, con una quota a carico del lavoratore e un’altra a carico dell’azienda. In questo modo si apriva la strada alla sostituzione di una previdenza pubblica prevista dalla legge con una previdenza privata, garantendo un vantaggio solo a chi aveva un lavoro e le caso specifico in una determinata azienda. Un meccanismo che introduceva un contributo economico aggiuntivo, da parte del lavoratore, a quello che era già un suo diritto. Di fatto questo precedente aprì la strada alla realizzazione e alla proposta nazionale di questa forma di previdenza integrativa in tantissime altre aziende italiane di ogni settore economico. Dalla previdenza integrativa pensionistica a quella sanitario il passo è stato breve, favorendo così l’espansione della sanità privata”.

Quindi tutto questo passa sopra le teste delle persone senza che si possa fare niente?
“La consapevolezza tra i cittadini c’è, i comitati sono lo specchio della consapevolezza dello sfascio, grazie a loro esiste questo libro che oggi sta incontrando molta attenzione, sto facendo moltissime iniziative, dopo un mese dalla prima nazionale ho molte richieste sul territorio nazionale, nonostante nessun mezzo di informazione ne abbia parlato. Ma è una pia illusione pensare di combattere questo sistema solo con la costituzione dei comitati”.

E allora?
“Rivoluzione culturale. Non servono azioni violente per rovesciare questo sistema di potere, perché è già alla sua fine. Noi, per non morire con lui, dobbiamo essere diversi. Allora diventa indispensabile per la sopravvivenza nostra e della democrazia non contaminarci con questi corpi del sistema di potere. Dobbiamo evitarli, isolarli. Evitare di sostenerli, politicamente ed economicamente. Evitare di utilizzare il loro linguaggio. Abbiamo strumenti quali la trasparenza, che il diritto civile ci mette a disposizione. Chiunque vorrà governare in Italia in nome di una alternativa a questo sistema di governo dovrà partire dal ritiro immediato della firma dall’Accordo di Marrakech e dalla cancellazione della legge Bassanini”.

(Valerio Zanotti)

Il libro si può richiedere a giuliano.bugani@gmail.com, oppure alla nostra redazione scrivendo a info@leggilanotizia.it

Giuliano Bugani (Ozzano Emilia BO, 1961) è operaio metalmeccanico, poeta, scrittore, giornalista e autore dei documentari Liberate Silvia (2005), I ragazzi del Salvemini (2007), Quella notte al Leoncavallo (2007), Anno 2018: verrà la morte (2008), Il falso piano (2011), Uomini da bruciare (2011), La mia bandiera. La resistenza al femminile (2011).

Filmografia dal 2000:
2018 » doc Ascoltami. Ricordami. regia, soggetto, sceneggiatura
2017 » doc Mani Sulla Sanità: la Rivolta, regia, soggetto, sceneggiatura
2015 » doc Il Sole Contro, regia, soggetto, sceneggiatura
2015 » doc Sindaci Contro, regia, soggetto, sceneggiatura
2014 » doc Mani sulla Sanità, regia, soggetto, sceneggiatura
2013 » doc H2A. L’Acquedotto in Amianto, regia, sceneggiatura
2012 » doc FIOM. Viaggio nella Base dei Metalmeccanici, regia, soggetto, sceneggiatura, produttore
2011 » doc La Mia Bandiera. La Resistenza al Femminile, regia, soggetto, sceneggiatura
2008 » doc Anno 2018: Verrà la Morte, regia, soggetto, sceneggiatura, produttore
2006 » doc I Ragazzi del Salvemini – Casalecchio di Reno (6-12-1990), regia, soggetto, sceneggiatura