E’ uscito recentemente un libro di Sonia Savioli, “Ong, il cavallo di Troia del capitalismo globale”. Un libro che non troverete esposto nelle vetrine – per ovvie ragioni – ma che propone tesi interessanti, frutto di una ricerca seria che merita comunque di essere conosciuta. Che la si condivida oppure no.

In attesa di leggere il libro, per chi lo vorrà, è disponibile, su YouTube, il video di un incontro organizzato dal Civg di Torino.

La Savioli è giornalista e fotografa, attivista per la pace e l’ambiente, ha collaborato, fra gli altri, con l’Unità, Cgil, Edizioni per la decrescita, Punto Rosso, ecc…
Credo che le sue riflessioni possano esserci utili a condizione che si preservi capacità di discernimento e non le si riduca ai soliti slogans sempliciotti del tipo: ‘le Ong sono tutte corrotte e strumenti di un complotto dei poteri forti’. E’ una stupidaggine e non è questo che la Savioli sostiene. Ci sono tante Ong e Onlus, sostenute da volontari generosi, che vanno difese ed aiutate. Per quanto mi riguarda farò tesoro degli squarci offerti dal libro sui presunti ‘scopi umanitari’ di tante Ong ‘di regime’. Avevo già iniziato, da tempo, a praticare una mia personale selezione, rifiutandomi di donare fondi o 5×1000 a certe ‘agenzie caritatevoli’ dai connotati via via più sospetti. Non per questo, tuttavia, rinuncerò alla mia generosità/umanità verso chi sta peggio di me (qualunque sia il paese di provenienza o il colore della pelle).

Da cinquemila anni il Divide et impera dei Romani o, se preferite, il Diviser pour régner di Luigi XI, non fallisce un colpo. Il gioco è sempre lo stesso: provocare rivalità e fomentare discordie tra ed all’interno dei popoli per aizzare gli uni contro gli altri e dominarli senza colpo ferire. E’ la tattica che ha partorito grandi tragedie umane nelle quali, a pagarne le drammatiche conseguenze, sono sempre e soltanto gli ignari seguaci di fazioni contrapposte. Entrambi vittime, perlopiù impotenti ed inconsapevoli, di un cinico gioco al massacro. La tattica è tanto efficace da indurre persone per bene – che da anni condividono idee, progetti ed azioni comuni – ad accappigliarsi tra loro, a covare rancori, a disconoscere le loro amicizie e talvolta, ahimé, a farsi beffe, reciprocamente, del dono inestimabile della vita.

L’immigrazione è tema talmente controverso e complesso da suggerire cautela, disincanto e saggezza. Non ho soluzioni da proporre ma soltanto una domanda: non sarebbe il caso che la smettessimo di scannarci tra ‘poveracci’ e ci ribellassimo ai veri burattinai, ovvero al capitale finanziario, criminale e spietato, che ha rapinato mezzo mondo delle proprie risorse inducendo inarrestabili migrazioni e, nel contempo, spogliando progressivamente i popoli occidentali di conquiste sociali che sono costate lacrime e sangue? In altre parole, non sarebbe ora che le ‘vittime’ (‘noi’ e ‘loro’) si rifiutassero di essere ‘carne da macello’ ad esclusivo beneficio dei veri carnefici? Sì, perché si può essere ‘vittime’ anche con le ‘Nike’ ai piedi o il ‘Renegade’ nel garage. Anche se non ci piace ammetterlo.

Lo scorso anno ho votato M5S con l’alibi, alquanto labile… “mah… proviamo pure a dar loro una chance, sono giovani, chissà…” Ora penso che i vari ‘maschi alfa’ alla Salvini, i ‘perbenini’ alla Di Maio o i ‘telegenici pietosi, paladini della Capitana tedesca’ non siano altro, consapevoli o meno, che variazioni sul tema di uno spartito il cui Compositore e relativi Direttori d’orchestra se ne stanno dietro le quinte a godersi questo macabro spettacolo.

Non so quanto l’ipotesi della Savioli, secondo la quale il capitalismo globale da rapina sarebbe sulla via del tramonto, sia fondata. Quel che sappiamo, però, è che nei grandi rivolgimenti epocali, l’abilità camaleontica dei ‘grandi burattinai’ raramente fallisce. Se la cavano sempre, riciclandosi. Magari dietro le sembianze di ‘opere di carità’, di ‘aiuti umanitari’ o di ‘difesa dei diritti umani’. Per smascherarli, però, non basterà affinare le menti. Nulla potranno se non sorrette da integerrimi ‘buoni sentimenti’.

(Laila Cavalcanti)