Si è giunti finalmente alla conclusione circa la ventilata “Procedura di infrazione” prevista dai protocolli istituzionali dell’Unione Europea: i numeri sono risultati credibili ai funzionari Europei e tutto viene rimandato alla finanziaria d’autunno. Non si tratta quindi di una conclusione, ma di un “rimando” in attesa di verifica. La vicenda si è protratta fin troppo e stava assumendo l’aspetto di una ghigliottina in caduta. E tale sarebbe stata se non avessimo accettato i parametri previsti: vedersi togliere la facoltà di decidere i capitoli di spesa e quelli di entrata non è cosa piacevole.

Tuttavia, alcune considerazioni sono meritevoli di attenzione. Per prima cosa la destinazione del “risparmio” generato dal mancato utilizzo, da parte degli italiani interessati, del reddito di cittadinanza e della cosiddetta “Quota cento” (una facilitazione – andrebbe scritta tra virgolette- per accedere anticipatamente alla pensione): mentre ora si getta tutto nella bilancia alla ricerca di un pareggio ancora tutto da verificare, è opportuno rammentare che pochi giorni fa si sbraitava cercando di utilizzare quanto non usufruito dai possibili beneficiari e solo il rispetto alle leggi della finanza pubblica (rammentate dal ministro Tria) ha consentito di ricorrere, ora, al non utilizzato. Tuttavia, se nel trascorrere, si dovessero verificare altre richieste occorrerebbe individuare altre risorse.

Un po’ in silenzio sta passando il recupero di evasione dovuto all’applicazione della fatturazione elettronica: se ancora vi fisse qualche dubbio, ora risulta ben chiaro tutto il bailamme contrario a tale procedura. La traccia elettronica che rimane nella documentazione dell’emittente, del destinatario e dell’Agenzia delle entrate rende praticamente impossibile l’evasione fiscale e consente, nel breve tempo trascorso dall’applicazione informatica di recuperare qualcosa come 1,5 miliardi di euro, ora caricati sui saldi presentati in sede di Comunità Europea. Tale recupero di evasione dovrebbe aprire gli occhi ai nostri governanti e attivarsi per promulgare anche lo “scontrino elettronico”, se ben ricordo previsto per importi di gestione superiori ai 400.000 euro: visto il successo della fattura elettronica dovrebbe essere praticamente automatico il rilascio della seconda fase. Se non avverrà, sapremo con certezza da che parte stanno i nostri governanti (e non solo gli attuali).

Ci si rivedrà dunque in autunno, quando i numeri saranno “maturati” e quando occorrerà effettuare previsioni per il 2020: si può scommettere sulla massima attenzione da parte della Commissione Europea e anche da parte della signora Christine Lagarde, novella manager della BCE che subentra nell’incarico (grazie, davvero, Presidente Draghi per tutto quello che ha fatto in questi anni): sarà opportuno ricordare che, a suo tempo, ha rivestito i panni dell’inflessibile in occasione della vicenda di qualche anno fa della Grecia. E’ pur vero che, all’epoca rivestiva i panni di “guardiano” del Fondo Monetario Internazionale, quindi era parte in causa diretta per quanto riguarda gli investitori nei titoli del debito pubblico Greco, ma come si dice, il lupo perde il pelo ma non il vizio … Comunque sia, le reiterate invettive all’indirizzo dei Partner Europei lanciate dai nostri governanti (sia a torto che a ragione, ma sempre in toni non proprio propedeutici ad una salutare condivisione del punto in controversia) finiranno per pesare non poco nelle decisioni che verranno prese: così non dovrebbe essere, tra gentiluomini, ma non sta scritto che anche da parte di Dio si osserva la proprietà della vendetta? E noi vorremmo essere da meno?

(Mauro Magnani)