Ravenna.  All’inizio dello scorso mese la CMC di Ravenna, colosso ravennate delle costruzioni, è stata ammessa dal Tribunale di Ravenna alla procedura di concordato preventivo.

Si tratta di un risultato importante, non scontato, la CMC esce così dal limbo in cui si era cacciata lo scorso autunno con la richiesta, accettata dal Tribunale di Ravenna, del concordato in bianco, una mossa questa volta a bloccare l’enorme esposizione finanziaria e a stoppare sul nascere eventuali istanze di fallimento presentate dai creditori, avendo nel contempo il tempo necessario a costruire un credibile piano di risanamento aziendale.

L’avvio del concordato rappresenta un primo passaggio fondamentale per l’uscita dalla crisi della CMC, prevede la continuità aziendale della cooperativa e la soddisfazione integrale dei creditori privilegiati, di quelli in prededuzione e dei fornitori strategici, ma anche la soddisfazione parziale anche con strumenti finanziari partecipativi degli altri creditori chirografari e ciò è stato possibile grazie alla validità del piano di risanamento presentato e dalle azioni messe in campo fin dall’inizio delle difficoltà da tutto il management aziendale e dai primari advisors di cui la cooperativa ha deciso di avvalersi.

La CMC ha così avviato una fase di riorganizzazione interna, volta a efficentare e a rilanciare le attività industriali nel lungo periodo, il concordato avendo risolto i problemi con i creditori ha permesso la ripresa dei lavori degli importanti cantieri in Sicilia tra cui la Palermo-Agrigento, la Caltanissetta-Agrigento e la Metropolitana di Catania, ma sono anche spuntati i primi esuberi. Dei 381 dipendenti della sede centrale di Ravenna in via Trieste, sono 45 gli esuberi tra quadri e impiegati tecnici e amministrativi e operai edili tutti questi o sono vicini alla pensione o saranno ricollocati in un altro posto di lavoro, a questi vanno aggiunti i 20 esuberi  tra i dirigenti.

(e.f.)