A volte ci si trova costretti alla resa contro l’evidenza e non appena ci si ritrova sconfitti senza possibilità di dubbio, l’unica compagna disponibile nella nostra triste condizione è la tristezza. Il passo successivo è l’assuefazione ed infine, nell’incapacità di recupero, il degrado, materiale ed interiore.

La stagione che stiamo vivendo ci sta presentando il conto, piuttosto salato, dei nostri errori: quasi in silenzio siamo transitati attraverso un mese di maggio dove il sole ci ha abbandonato per lasciare il posto a rovesci continui di pioggia seguito da giornate torride e ora siamo in presenza di manifestazioni atmosferiche inusitate: la foto che mostra una mano che regge un chicco di grandine grosso come un’arancia non ammette commenti in difesa. Qualcuno di noi apprenderà la notizia sonnecchiando comodamente sdraiato sulla poltrona preferita infastidito da quella specie di scatola luminosa e colorata perennemente accesa sulla nostra solitudine, altri si arresteranno nella zona centrale dell’attraversamento pedonale colpiti dall’immagine apparsa come per miracolo sul piccolo video dello Smart appena acquistato rischiando, giustamente, di essere travolti dal gigantesco suv che sopraggiunge e altri, sempre meno, ne verranno a conoscenza nella terza pagina del quotidiano appena acquistato e distrattamente sfogliato davanti al caffè che si sta raffreddando sul tavolino del bar d’angolo. Ah già, dimenticavo, il santone di turno griderà all’Apocalisse, ricordando a tutti noi che siamo polvere e polvere torneremo ad essere (tipologia della specie).

Poi la nostra giornata riprenderà con il ritmo di sempre, quasi in uno stato di assenza giustificata, ben fermi nella posizione preferita di certa assenza di peccato nostro è colpevolezza altrui: ci giustificheremo colpevolizzando gli ultimi disperati che cercano una terra decente sotto i piedi degnamente affrontati dal ministro di turno lanciando anatemi a raffica, stenteremo a leggere con chiarezza gli ultimi dati contestati dai burocrati europei circa lo stato dei conti pubblici (ormai i numeri vengono scritti in lettere per l’impossibilità di essere contenuti in entro spazi decenti), ci soffermeremo con curiosità sul l’annuncio pubblicitario dell’ultimo marchingegno che, contemporaneamente ci rade, ci arriccia la capigliatura, ci incipria modello Luigi XIII e ci colora le labbra di un violetto fortemente provocatorio e, per finire, saliremo sulla nostra fiammante vettura che, come ben tutti sanno dopo che ci ha resi edotti il grande Lucio, profuma l’aria.

Nel frattempo, una ragazzina minorenne, seduta sul lastricato di una piazza, ci ricorda che siamo tutti colpevoli di ignoranza e stupidità, che i nostri amministratori pubblici sono incompetenti (quando va bene) o sono incapaci, che la nostra indifferenza sta assumendo i contorni dell’assuefazione e domani sarà un altro giorno pieno di sole, di sorrisi e di quiete.

Nel piccolo di Imola, questa nostra grande cittadina, l’eccezione non fa regola è risulta assai più facile il seguire la forza dell’onda. Novità delle novità si riparla di bretella (davvero ce ne servirebbe una scorta perché i pantaloni e il loro contenuto…) e ci si crogiola sul busillis di una corsia o due, se i denari ci sono o se briscola la fa coppe e, struggente per davvero, ci assilla il dilemma se farla interrata, scavata nella roccia, adagiata in un alveo a forma di conchiglia o, orrore degli orrori, in superficie sconvolgendo gli introiti alimentari del parroco della zona che vedrebbe tagliato a metà il prato antistante la chiesa.

Tra le nebbie riappare il busillis del nuovo ponte sul Santerno: si dà per certo che verrà ultimato quando nessuno circolerà più sulle strade e tutti i mezzi voleranno come foglie sospinti dal vento. Per finire, ma non da ultimo, le false promesse degli attuali conducenti della cosa pubblica rinvigoriscono il desiderio di correre degli appassionati del motore a scoppio, possibilmente d’epoca e si assiste per l’ennesima volta a tribune deserte durante un’importantissima manifestazione motoristica tesa a designare il campione nazionale su due ruote. Ovviamente, per poter pareggiare i conti il sequel viene prontamente servito a base di bolidi a quattro ruote che più inquinanti di così non si può e così sia. Ma l’indotto, ah! l’indotto!

Nel tredicesimo secolo, un toscanaccio malefico ebbe a scrivere, iniziando una lunga distesa di rime: ” …lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”. Aveva il naso un po’ adunco, ma non scriveva male.

(Mauro Magnani)