Non seguirai la maggioranza per agire male. (Libro dell’Esodo)

Rovistando nella spazzatura della propaganda, che sembra di vivere in un film Luce del ventennio, con tecniche di manipolazione che non hanno niente da invidiare alla famigerata Agenzia Stefani, deputata alla divulgazione delle idee di libertà del regime, una buona notizia c’è: abbiamo scansato la procedura d’infrazione.
La manovra correttiva del Governo attesta che le sue previsioni erano sbagliate, o peggio.
E che di questa gente non ci si può fidare.
Ditelo ai vostri bambini.
Un giorno vi chiederanno conto di questi giorni senza domani.

Il barometro non volge al bello.
Lungo la rotta di navigazione ci attende Capo Horn, coi suoi Sette Urlanti.
Lo dovremo doppiare in occasione della finanziaria 2020.
Con una nave senza timoniere che minaccia di incagliarsi financo fra le scogliere artificiali di Pinarella.

L’armistizio firmato a Bruxelles è due volte importante.
Perché trattiene la furia dei venti che premono per uscire dall’otre.
E perché svela l’insussistenza del presupposto narrativo su cui le forze al governo hanno fondato l’avversione all’Europa e giustificato i loro fallimenti.
Non c’è alcun complotto dell’UE, dei poteri forti, di chicchessia contro l’Italia, nemmeno quella inaffidabile targata Salvini e DiMaio.
Non c’è mai stato, è il parto di cervelli malati, la manifestazione di quel vittimismo patologico che spinge gli immaturi a rifiutare la responsabilità delle proprie azioni.
È bastato un ravvedimento che riporta il bilancio dello Stato in prossimità del buonsenso perché la Commissione si mostrasse conciliante e il famigerato spread rientrasse entro limiti più sopportabili.
Dopo tanto agitar di chiacchiere e distintivi che ci ha arrecato discredito e qualche miliardo di interessi in più, come nel gioco dell’oca siamo tornati alla casella in cui ci aveva lasciato Renzi.
Più isolati e più poveri.

Di nuovo c’è che abbiamo perduto la presidenza dalla BCE e vinto una salama da sugo alla cuccagna della festa patronale di Comacchio.
Un accertamento criminologico approfondito rivelerebbe che tutte le tribolazioni di questi mesi sono da attribuire a ferite auto inferte.
Siamo passati dalla marginalità all’irrilevanza.

Estraniati ed estranei alla costruzione del nuovo ma in compenso capaci di produrre guasti ancor più profondi, di demolire l’Europa che c’è e la speranza di quella che non c’è.
Alleati ai Governi di Visegrad che non ne condividono i valori fondativi.
Strumento di grandi potenze che ci vogliono dividere per imperare su di noi.
“Ahi serva Italia di dolore ostello”.

Faranno un ministro per i rapporti con l’Europa, forse un economista (ne hanno di strampalati), forse un fattorino.
Dopo aver affossato Timmermans, un socialista (ahi) olandese (ahi ahi) flessibile e amico del nostro Paese, voteranno la nuova Commissaria, che è la sintesi vivente di tutto ciò che respingono.
L’unico che non votano è Sassoli: prima gli italiani.
Il bello di questa gente è la coerenza.

I grillini, che sono passati in un amen dal delirio di onnipotenza all’onnipotenza del delirio, hanno lasciato libertà di voto: come sull’aborto.
Un’altra vittoria come questa, disse Pirro, e per noi è la fine.

Mentre l’house organ dei sovranisti, che intrattiene col nome che si è spudoratamente attribuito, “La Verità”, lo stesso difficile rapporto che aveva la “Pravda” nella Russia comunista, celebra tuttavia i trionfi della linea dura con l’Europa, in Sicilia Salvini vede sconfessato da un giudice l’agguato teso a una nave di soccorso.

E apre un fronte di guerra per “normalizzare” la magistratura ( “i modi di reclutamento e di selezione” ha detto) che non si allinea ai voleri del Governo.
Confidando sul discredito arrecato da alcuni magistrati infedeli e sulla menomazione che Luca Lotti ha inferto alla credibilità del Pd.
Ci vorrà del bello e del buono per non mettere tutta l’erba in un Fascio.

Come si affretta a fare un irrancidito Travaglio titolando fragorosamente, in questi giorni densi di eventi dirompenti, sulla condanna a sei mesi, commutata in sanzione amministrativa, del Sindaco di Milano.
Basta accendere un fiammifero per vedere che i gatti non sono dello stesso colore.

Allorché Salvini viene inquisito per la violenza gratuita inferta agli stremati passeggeri della Ricciotti, si sottrae al giudizio con la complicità dei grillini.
Nessuno ha mai capito quale fosse l’interesse supremo che sostenevano di tutelare: devono aver pensato che capitano che fugge è buono per un’altra volta.
E che per molti di loro poteva essere l’ultima volta.

Quando una Magistrata di Agrigento, col volto pulito di chi non è in cerca di protagonismo, costretta dagli intrighi del Governo a muoversi in una delicata zona di confine fra i principi internazionali riconosciuti dalla nostra Costituzione e le mine giuridiche antimigranti sparse lungo le coste italiane dalla più recente normativa nazionale, afferma la supremazia dei valori universali dell’umanità, il Ministro degli Interni non si limita a criticare la sentenza ma si scaglia contro la persona, l’etichetta come “politica”, peggio, comunista, mette in discussione l’onestà critica sua e di chiunque adotti provvedimenti non graditi al re.

Fa coincidere, come accade solo nei regimi autoritari, la lealtà al Paese con l’obbedienza al Governo.
In una parola, abbatte lo steccato che tutela l’autonomia dei poteri in uno Stato di diritto.

Il Sindaco di Milano non ha fatto nulla di tutto questo, ha ribadito la sua estraneità al vizio formale che gli è stato addebitato, ha lamentato la sovraesposizione di ogni amministratore a un reato forse troppo “facile” come l’abuso d’ufficio ma non ha criticato il giudice che l’ha condannato, non l’ha delegittimato.
La differenza è così grande che la può cogliere anche il direttore del Fatto Quotidiano.

Scrive Kant:”Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere come principio di una legislazione universale”.
Questo è il pilastro della concezione morale dell’Occidente: c’è una comune natura morale dell’umanità, ci sono valori universali che tutti devono rispettare.
Difenderli equivale a difenderci.

(Guido Tampieri)