Monsignor Mosciatti con la sindaca Manuela Sangiorgi. Sotto l’arcivescovo di Bologna Zuppi con il nuovo vescovo Mosciatti

Imola. Disinvolto davanti alla sindaca di Imola Manuela Sangiorgi sul sagrato, emozionatissimo in San Cassiano durante la cerimonia, officiata dall’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, per la sua nomina a vescovo della Diocesi. Così è parso monsignor Giovanni Mosciatti, il 13 luglio in una splendida giornata di sole, davanti a tantissime persone, molte venute dalle Marche per salutarlo dopo il lungo lavoro svolto in quella regione. Erano presenti tutte le autorità civili e militari, per primi i sindaci della Diocesi in fascia tricolore, i politici a cominciare dai parlamentari imolesi Daniele Manca (Pd) e Gianni Tonelli (Lega) e altre personalità come i presidenti della Fondazione Cassa di Risparmio, di Confcooperative, di Legacoop e molti altri tanto che è impossibile citarli tutti. I posti a sedere fuori dalla cattedrale davanti al maxischermo erano pieni, molti sono rimasti in piedi.

La Sangiorgi col sorriso sul volto ha salutato monsignor Mosciatti, accompagnato dal suo predecessore monsignor Tommaso Ghirelli entrambi in tenuta purpurea, fuori dalla cattedrale con un discorso chiaro:  “La comunità imolese ha sempre ritenuto la voce del Vescovo un prezioso ed essenziale contributo nell’opera di comprensione del senso del proprio cammino. Un percorso contraddistinto dal marcato attivismo, dall’intelligenza, dallo spirito di sacrificio e dalla generosità di uomini e donne impegnati quotidianamente nella costante opera di affinamento e miglioria delle proprie risorse. Un popolo, quello romagnolo, solidale, tenace e pugnace, con posizioni politiche, sociali, religiose e ideali diverse, variegate, spesso tra loro contrapposte, ma accomunate dall’amore per la propria terra e le proprie radici…La nostra è una comunità che ha sempre saputo reagire con profonda umanità e dignità agli eventi tragici della storia come ci insegna quella medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana cucita al petto degli imolesi che ha fatto della Resistenza la naturale risposta al dramma della Seconda Guerra Mondiale. I principi della nostra civiltà sono continuamente messi alla prova e viaggiano di pari passo con l’evoluzione dei tempi che oggi consegna alle nuove generazioni l’impegno per la cura del destino comune. Il nostro compito di amministratori e politici è quello di restituire fiducia, coerenza ed esempi attraverso il dialogo, la condivisione, la partecipazione, la solidarietà e quella genuinità tanto cara al Santo Padre. Lei, Vescovo, ci insegna attraverso il suo sacerdozio l’importanza di stare tra la gente e il profitto dell’azione concreta per esorcizzare le paure del presente e le incertezze del futuro…Ci occorrono guide ed esempi in una società spesso liquida, disgregata e frammentata. Gli imolesi possiedono un intuito infallibile per capire chi veramente si preoccupa e si occupa di loro, e sanno contraccambiare questo affetto in modo sincero e ruvidamente romagnolo. In questo viaggio assume grande rilevanza la sinergia tra istituzioni civili e religiose, in grado di fronteggiare l’emergenza individualistica, le crescenti diseguaglianze sociali e la solitudine. Per quanto riguarda il Comune di Imola posso garantirle sin d’ora, nel rispetto dei diversi ruoli, il massimo grado di collaborazione al bene comune, che è stato, è e sarà nostro costante assillo, salvaguardando il principio di imparzialità confessionale, doveroso per un ente pubblico, che tuttavia non impedisce un rapporto cordiale, franco e costruttivo, come è avvenuto con il suo venerato predecessore. Istituzioni pubbliche e Chiesa Cattolica devono essere separate, ma non divise”.

Monsignor Mosciatti ha innanzitutto ringraziato il vescovo Ghirelli e ha ricordato monsignor Fabiani, recentemente scomparso. “Il contributo prezioso ed essenziale di un Vescovo è quello di stare in mezzo alla gente. Davanti alle paure e alle insicurezze che possono prendere il sopravvento, il Cristianesimo deve essere una presenza costante, capace di far capire all’uomo che non è soltanto qualcosa di materiale, ma un patrimonio che ci permette di essere qualcosa di più dell’essere umani. E’ giusto collaborare nel rispetto dei diversi ruoli, ci può essere una buona convivenza quando viene garantita la libertà. I nostri antenati ci hanno lasciato lo splendido esempio della cooperazione che ha contribuito in maniera importante alla ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale alla fine della quale Imola è stata insignita della medaglia d’oro al valore militare. Il Cristianesimo, come ci insegna Agostino, deve essere una presenza proporzionata nella qualità e nella diversità, non nella quantità. Pensiamo alle dimensioni della nostra Madonna del Piratello, così piccola e così fondamentale. Io sono qui con tutta la mia povertà, ma con il desiderio di offrire tutto me stesso. Saluto la sindaca in modo ruvidamente romagnolo”.

Poi, dopo l’entrata nella maestosa San Cassiano, è stato il momento del carismatico arcivescovo di Bologna monsignor Zuppi che ha usato la metafora della tromba che monsignor Mosciatti suona come diletto per ricordargli: “E’ il Vangelo la tromba al quale, con passione non intiepidita dagli anni, continui a dare il tuo fiato. La tromba significa pregare con piena fiducia. E la tua casa sia un albergo sempre accogliente, una banda capace di far suonare tutti. Come ci insegna Papa Francesco, che un giorno ha visto in metrò un vescovo che per stare in pedi si appoggiava alla gente, quello che fa stare in piedi un vescovo è la sua gente. Il cristiano non si adatta al mondo, lo cambia. Sei un padre e non un paternalista che ripete consigli. La Vergine del Piratello ti aiuti a fare tutto quello che il Signore ti dirà per una gioia che non finisce. Ti protegga San Cassiano, maestro di scuola, a te insegnante per tanti anni. E con lui tutti i santi di questa Chiesa di Imola che ti è affidata, che ti ama e che amerai con tutto te stesso”.

Poi il rito, Monsignor Mosciatti prima steso a terra, poi in ginocchio, quindi sulla poltrona di Vescovo che va ad abbracciare l’anziana madre la quale non riesce a trattenere le lacrime. E anche fuori dalla Chiesa, fra i tanti davanti al maxischermo, si avverte una forte emozione.

Gran finale sul prato della Rocca gremito dove Giovanni Mosciatti smette per un’ora i panni di vescovo per indossare quelli di ottimo trombettista suonando con una band dai Blues Brothers a Lucio Battisti. Si farà sentire in città questo vescovo, più del precedente.

(m.m.)