Quale sarà il finale della vicenda Savoini sarà la magistratura a dirlo, ammesso e non concesso che si potrà arrivare ad un finale degno di questo nome. Il fatto che già da febbraio il settimanale L’Espresso abbia lanciato accuse non leggere riguardanti il possibile finanziamento a favore della Lega di Salvini da parte di Putin e non vi sia traccia di denuncia e che in un primo tempo lo stesso Salvini abbia affermato che Savoini non era presente all’incontro, smentito in seguito da una fotografia individua seri dubbi su tutta la vicenda. Staremo a vedere.

Al contrario appare ben chiaro sia l’interesse di Putin sia quello di Salvini in tutta la vicenda. Vediamo.
La Russia, in seguito all’intervento armato nella penisola di Crimea, si è vista colpire da una serie di provvedimenti di natura commerciale ed economici di portata non indifferente. È bene ricordare che la comunità mondiale quasi al completo ha aderito alle sanzioni e che, da parte sua, la Russia, ha fermamente proseguito nella propria strada, strada che individua nella penisola, una volta appartenente all’Ucraina, un prezioso sbocco nel Mediterraneo per la sua flotta navale. Occorre anche tener presente che la Russia, nella sua attuale condizione geografica e politica, non gode certo di una situazione economica florida: il suo Pil (2017) è risultato essere di poco inferiore a 1.600 migliaia di miliardi di $ (per la precisione 1.578) e un raffronto con altre realtà rende palese la situazione, basti pensare che viene superata dal Canada (1.653), dall’Italia (1.935), dall’India (2.597) e surclassata dalla Germania (3.677). Se dal dato di Pil viene poi sottratto l’introito di valuta pregiata per la vendita di idrocarburi (gas in modo particolare) il dato assume carattere di precarietà. Per finire, ma non per ultimo, le spese per sostenere un arsenale militare da superpotenza non devono essere indifferenti, quindi l’interesse di Putin nella rottura degli equilibri europei risulta evidente: incrinare la coesione di un vicino/concorrente sarebbe una vittoria non indifferente.

Lo stesso dicasi per il nostro attuale vice Primo ministro Salvini, sempre più stretto nelle maglie economiche Europee che, a torto o a ragione, lo vincolano non poco nella sua linea politica: se riesce nell’intento di portare la linea di intransigenza europea verso le sanzioni economiche alla Russia su una linea più morbida e, contemporaneamente, ci guadagna qualcosa (ancora tutto da dimostrare) il risultato non sarebbe male.

Non sarebbe male tuttavia che il Savoini rendesse note le ragioni che gli fanno affermare “Tuttavia le sanzioni alla Russia devono essere tolte”: il Primo ministro russo, Putin, ha invaso con le armi in pugno un territorio di un’altra nazione confinante per motivi squisitamente di parte. Lo possiamo condividere?

(Mauro Magnani)