Così come il sole ad occhio nudo è inavvicinabile, la luna io la desidero irraggiungibile, poiché essa è lo stato dell’animo più umbratile e riservato. E’ del poeta il pozzo celeste delle profondità dove mirare la luce riflessa del sole. L’uomo, all’epoca dei fatti, quel 20 luglio del 1969, avrebbe messo il suo primo piede sulla luna. Avrebbe conquistato un corpo celeste, satellite della terra, in uno spazio etereo della nostra galassia. Avrebbe tolto ogni speranza alla poesia, privandola di quella magia che noi poeti della vita, da sempre, le avevamo assegnato. Avrebbe violato l’aspetto più sacro delle aspettative umane. Da allora l’uomo si sarebbe sentito onnipotente, perché tutto gli sarebbe stato permesso, anche se non concesso. Lo spazio tempo avrebbe assunto una curva che l’uomo avrebbe piegato ad uno sguardo innaturale, ad un declino morale. Ecco perché Aldrin, astronauta dell’Apollo 11, ad allunaggio avvenuto, ebbe a definire una magnifica desolazione, quel luogo dove risiedono tutte le aspettative inconsolabili dell’uomo.

(Sante Boldrini)