narducciImola. La terra rossa del Philippe Chatrier, campo centrale del Roland Garros, è un ricordo lontano ma mai dimenticato. Massimiliano Narducci, Davis-Man di Ascoli Piceno, si sta preparando ad affrontare un diciottenne dal futuro già segnato.
È un giovane statunitense, con lunghi capelli biondi che gli cadono sulle spalle. Impugna una racchetta gialla, che ospita uno spazioso piatto corde. Veste con dei calzoncini di jeans e una t-shirt. Quanto di più casual e anni ottanta che ci sia in circolazione. Ma Andrè Agassi, ribelle “Kid” di Las Vegas, nell’ambiente è gia visto come la futura promessa del tennis. Max Narducci invece è al suo apice. È il numero uno italiano, ha vinto gli assoluti ed è stato convocato da Panatta per un turno di Coppa Davis. Il massimo che un giovane italiano amante della racchetta può ambire. Segni particolari, ampia versatilità tecnica dove spiccano il rovescio ad una mano e il servizio. Anche la palla corta, il dropshot, non scherza.

Così, di tanto in tanto, Narducci sfinisce gli avversari con lama e fioretto. Magari, come piace ricordare a Gianni Clerici nel suo libro “Gli internazionali di Italia” perde con gli scarsi, perchè non si esalta, ma è capace di sorprendenti vittorie con giocatori molto forti e meglio classificati di lui.
Quando si mette in testa di vincere, non ce n’è per nessuno. In quel pomeriggio di maggio, Narducci para i colpi da fondo del giovane astro nascente. Il Kid, accarezza la palla e manovra il gioco da fondo campo, con la sua regolarità disarmante e pulita.
Primi anni novanta. Il match con Agassi, gli assoluti e la Davis appaiono lontanissimi, seppur siano appena alle spalle. Un aereo su cui vola Narducci, di ritorno dagli US Open, per poco non si schianta al suolo. Il velivolo è costretto ad un atterraggio di emergenza. I passeggeri sono tutti salvi, sebbene le ripercussioni psicologiche e lo shock non si faranno attendere ancora molto. Da quel momento, Max inizia a meditare il ritiro. Nel frattempo, convola a nozze con una ragazza imolese e si stabilisce in pianta stabile a Imola. Inizia a fare il maestro in giro per la città, finchè non approda alla Tozzona, che diventerà presto la sua seconda casa.

Crea gli internazionali di Imola, che oggi sono un evento collaudato, e che godono del rispetto delle federazioni e della cittadinanza.
Massimiliano Narducci ha avviato questo cammino in punta di piedi, nel 2006, lanciando gli Open di Imola come un piccolo torneo prima nazionale, poi internazionale. Ora, è uno splendido torneo ITF che gode di un montepremi di 25.000 dollari. Prima di allora, al Tozzona Tennis Club, c’erano due campi in terra rossa e un campo da calcetto. A fianco, una minuscola casupola che ospitava la segreteria.
Ora, due campi in erbetta sintetica di un luminoso blu e rosso, alberi e piante tutt’attorno, ed un’ospitality adatta ad un caratteristico circolo esclusivo.
Da quattro anni è stato lanciato il Premio alla Carriera Sportiva, un’onorificenza che è stata insignita a personalità del calibro di  Raffaella Reggi, Alberto Tomba e Nicola Pietrangeli. Il premio è dedicato alla memoria di Domenica Dadina, indimenticato cuore pulsante del Comune di Imola e stretto collaboratore di Narducci agli Internazionali.
La finale del torneo avrà luogo Domenica 21 luglio.

(Aris Alpi)