Imola. Non paiono affatto poche le violazioni contestate al gestore dell’autodromo Ferrari l’anno scorso – 2018 – se raffrontate al calendario di pista che già prevedeva 60 giornate in deroga alla massima rumorosità. “Sanzioni accertate” che trovano riscontro in una informativa della Polizia municipale scritta nelle prime settimane di luglio di quest’anno.

Si legge, nel documento che abbiamo potuto consultare, che “A carico di Formula Imola spa, nell’anno 2018, risultano essere state accertate n. 27 sanzioni per il superamento dei limiti di rumore in giornate non autorizzate in deroga ai limiti previsti dal DPR 304 del 2001, per un importo di € 13.932,00”.

A dire, in altre parole, 516 € ogni volta. Si tratterebbe di sanzioni accertate in giornate in cui la rumorosità prodotta in autodromo doveva essere contenuta entro i limiti previsti dalla legge e che, invece, da quanto si apprende dal documento, pare non sia avvenuto.

Dal medesimo documento si apprende anche che “rispetto alle violazioni di cui sopra, ad oggi non risultano pagamenti, n. 25 verbali sono in fase di ricorso, con esito da definire”. Pare di capire che almeno per 2 sanzioni la società non abbia fatto ricorso (o non lo abbia ancora fatto), anche se non ha provveduto al pagamento.

La vicenda però evidenzia, soprattutto, anche una sorta di cortocircuito. Perché se Formula Imola è (e lo è) al 100% pubblica. Se la proprietà è al 100 % di Con.Ami e il Comune di Imola possiede il 65% del Consorzio quelle sanzioni non è che le pagheranno (alcuni controvoglia e alcuni cornuti e mazziati come gli associati ai vari comitati) i cittadini di Imola? E non è che pure quelle sanzioni le pagheranno in quota anche tutti gli altri cittadini dei rimanenti 22 comuni consorziati?

(Verner Moreno)