Immagine della strage alla stazione di Bologna del 1980 (tratta da Wikipedia)

La strage del 2 agosto 1980 è stato il più grave atto di terrorismo della nostra Repubblica e ha lasciato un ricordo misto di rabbia e orgoglio dentro quegli universitari che come me hanno vissuto, anche solo per qualche anno, la città fesinea.

I responsabili dell’attentato credevano di “cominciare un nuovo inizio”, ma la strage alla stazione è invece stata l’ultimo atto di quella “strategia della tensione” iniziata tempo addietro con Piazza Fontana (1969), sequestro Moro (1978) e omicidio Pecorelli (1979) ovvero anni di delitti perfetti nella loro criminale imperfezione dove l’obiettivo non si esaurì nell’istante dell’esecuzione ma produsse i propri frutti migliori nel tempo che seguì sotto forma di ricatti e veleni da capitalizzare e gestire che provocarono altri misfatti sia politici che giudiziari.

La volontà da parte dei terroristi neofascisti fu di eliminare donne e uomini di ciò che rappresentava la Bologna “dotta” e antifascista, laboratorio globale d’eccellenza a 360 gradi, tanto culturalmente multirazziale quanto splendida vetrina artigianale; una realtà del recente passato ricordata ogni anno dal corteo dei parenti delle vittime e rivolta soprattutto alle nuove generazioni, come a indicare che la strada da seguire è sempre quella di vivere la vita civile e democratica avversando le folli ideologie dei pazzi criminali come quelli che hanno causato la strage del due agosto, che avrebbero dovuto essere messi fin da subito in condizione di non nuocere.

Disse la madre di una delle vittime: “ I terroristi hanno commesso un solo errore, compiere la strage a Bologna”, e forse è vero, perchè ogni donna e uomo di ogni razza e ceto sociale, che per lavoro o diletto fece “fermata” in città, non potè rimanere indifferente dall’aria che si respirava a quei tempi, un mix di laboriosa sobrietà culturale dovuta alle varie sinergie dei luoghi e delle persone che ci vivevano; per noi studenti dell’epoca la città di Bologna era il luogo ideale per “guardare avanti” e nessuno avrebbe mai potuto immaginare che, qualche anno dopo, sarebbe successa una tragedia del genere.

La stazione di Bologna era anche il nostro punto di arrivo e ripartenza delle “fughe” primaverili dal collegio dello Scarabelli di Imola, appena arrivati di corsa verso via dell’Indipendenza poi il centro di via Rizzoli, le due Torri e la piazza di San Petronio, poi di nuovo verso la stazione passando ormai senza fiato davanti a quella sala d’aspetto di seconda classe mandata in frantumi dall’esplosivo, eppoi giù nel sottopassaggio per non perdere la coincidenza per Imola.

(Giuseppe Vassura)