Pochi giorni di ristoro ed eccola di nuovo, la calura estiva, rinforzata da mutazioni ambientali che solo i ciechi non riescono a vedere. Esiste poi anche una razza che è ancora più cieca dei non vedenti: per questa razza non esiste guarigione e cura.

Come sua abitudine, Mario Draghi è stato chiarissimo e ha indicato, con fermezza, una strada da seguire che, senza dubbio alcuno, verrà seguita dalla signora Christine Lagarde, che gli succederà in autunno: “… il bazooka è pronto per essere usato ancora”. I mercati lo hanno capito subito e sono corsi ai ripari, ma sembra che qualcuno non abbia le idee molto chiare. La situazione economica non è più incerta e sembra anzi aver preso la strada del peggioramento, anche se il Draghi ha preferito restare all’ombra di un discreto “vedremo…”.

Sul fronte della produzione c’è ancora qualcuno che sta cercando di fare del proprio meglio mentre, neppure tanto all’ombra, sembra che qualcuno abbia intenzione di assaltare il già misero magazzino delle rimanenze. Continua il Draghi con parole chiarissime: ” … se continuasse il peggioramento della politica di bilancio il ruolo della politica di bilancio diverrebbe essenziale”.
Chi ha orecchie per ascoltare, ascolti. Dall’altra parte si continua con parole che assumono esclusivamente la forma e la sostanza della propaganda: si pensa a cancellare il canone Rai (e la cancellazione del bollo auto che fine ha fatto?) e sembra ancora vivacemente vivo il “salario minimo”: si potrebbe ammortizzare con più o meno 5 miliardi di €, ma occorrerebbe trovarli.
Occorrerebbe trovare anche il documento che certifica la quantità delle crisi aziendali per le quali risulta aperto un tavolo di confronto, ma nessuno sembra sapere dove sia andato a finire e in tal modo non sa rispondere (in Aula!).

L’altra cosa che non si sa, o non si può dire per una corretta discrezione, è come stia andando la privatizzazione delle aziende pubbliche: entro l’anno, promessa formale, si dovranno incassare la bellezza di 18 miliardi di € ma il traguardo appare assai lontano dopo che sette mesi su dodici sono trascorsi. Si sta pensando ad un buon 30% di Leonardo, a cui farebbe seguito l’ex Finmeccanica, con a ruota l’Enel, le Poste, l’Eni: inutile ricordare che dissolvere il capitale per far fronte alle spese correnti non è cosa saggia e qualunque testo di economia politica può documentarlo. Si potrebbe trasferire il tutto alla Cassa Depositi e Prestiti, che è poi la banca dello Stato. Sarebbe come far prelevare la moglie, per risparmiare, con il bancomat a lei intestato ma operante in un conto corrente cointestato con il marito. Qualcosa di simile.

Passerà anche questo caldo ma alcune cose rimarranno ben ferme.

(Mauro Magnani)