A passeggio con la mia amata Polly, in un parchetto pubblico, guardo in alto; là dove le chiome svettano verso il cielo. Constato dell’esistenza di alberature che ci abituano a un’architettura innaturale; a un affastellamento di branche sui tronchi che, per colpa delle selvagge potature, mancano di un rastremarsi armonico: di quel tendere, nel passaggio dalle branche ai rami, al lieve assottigliarsi. Proseguo sul camminamento del sentiero, quando Polly si allunga sopra un fazzoletto di prato; si accovaccia, fa prima di fine e poi di grossa. Come si conviene, raccolgo le feci con il mio sacchettino e le butto nel cestino. Frattanto sotto il muro di cinta, intuisco l’inveire di un austero signore. Ce l’ha di petto, contro un nugolo di bambini che gli schiamazzano sotto casa. Sulla via del ritorno, chiamato al ministero del discernere per conoscere, rifletto sul come il camminare sia un egregio sodale del narrare.

(Sante Boldrini)