Imola. Un “Decreto Crescita” da cambiare e un art. 10 da abrogare, questo il parere della Cna che nei giorni scorsi ha lanciato una petizione online. In dieci giorni sono state raccolte circa 5000 adesioni, un risultato importante e che ha già provocato alcune reazioni nel mondo politico in quanto Pd e Fi hanno già presentato disegni di legge per l’abrogazione dell’art. 10, ed anche la Lega ha annunciato un proprio intervento in materia.

“La prossima volta contate sino a 10 perché probabilmente non vi siete resi conto di cosa avete approvato, L’articolo 10 della Legge 58/2019, meglio conosciuta come ‘Decreto Crescitai, di crescita nel nostro settore non ne porterà di certo – inizia con queste dure parole la presa di posizione della Cna -. Con questa norma si sono voluti confondere gli sconti con le detrazioni tramite un complesso dispositivo che mette le imprese impiantistiche, dei serramenti e degli infissi in un aperto conflitto, che sembra creato ad arte, con i propri clienti ed i propri fornitori. E’ l’intera filiera della riqualificazione energetica, che in questi lunghi anni di crisi economica ha saputo navigare nel mare in tempesta continuando, per quanto possibile, a creare ricchezza ed occupazione, a non aver bisogno di provvedimenti, come l’articolo 10 della L. 58/2019, che scaricano sulle spalle delle piccole imprese oneri che non possono sostenere. L’ aver stabilito che i clienti, al posto delle detrazioni Irpef, possono optare per uno sconto costringendo le imprese che fanno i lavori a farsi rimborsare questo sconto in un credito di imposta ha l’effetto di scaricare completamente sulle imprese stesse tutto l’onere finanziario derivante dal costo dell’intervento”.

La tanto decantata “opzione” di scelta del contribuente inoltre non esiste, “chi sarebbe infatti così ingenuo da scegliere di usufruire delle detrazioni, che vengono rimborsate in 10 quote annuali, se può intascare lo stesso importo tutto e subito?”.

L’Autorità garante della Concorrenza, in un suo pronunciamento del 17 giugno inviato ai presidenti della Camera dei Deputati, del Senato della Repubblica e del Consiglio dei Ministri, ha rilevato che “la norma in esame, nella sua attuale formulazione, appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni”.

Il Governo, nel tentativo di venire incontro ai rilievi dell’Antitrust, ha fatto approvare un emendamento all’art. 10 che consente all’impresa che ha effettuato i lavori di poter a sua volta cedere il credito di imposta ai propri “fornitori di beni e servizi” con esclusione della possibilità di ulteriore cessione da parte di questi ultimi. “Peccato che questo stratagemma, si sia rivelato, come era facile prevedere, del tutto inapplicabile. I ‘fornitori di beni e sevizi’ hanno infatti iniziato a tutelarsi informando ufficialmente i propri clienti, e cioè noi, di non accettare la cessione dei crediti fiscali previsti dalla norma, non avendo, anche loro, imposte da compensare. Ed il risultato finale di questo infernale meccanismo è che sono le piccole imprese del settore ad essere il vaso di coccio tra i due vasi di ferro costituiti dai clienti, che pretendono lo sconto minacciando di rivolgersi ad altri qualora non dovessero ottenerlo, e dai fornitori che, addirittura in sede di preventivo, specificano che non accetteranno alcuna cessione di crediti fiscali”.

A chi giova tutto questo? “Certamente a pochi. Non sono certo le Pmi e le imprese artigiane del settore a poter infatti vantare quegli ingenti crediti d’imposta nei confronti del fisco tali da consentire la compensazione. Chi ha rilevanti crediti di imposta da compensare sono le multiutilities e gli ex monopolisti del settore dell’energia che sembrano essere gli unici beneficiari reali di quanto disposto dall’ art. 10”.

Paolo Cavini, presidente Cna Imola

Nel dibattito interviene il presidente Cna Imola associazione netropolitana, Paolo Cavini, che chiarisce: “Non Possiamo permettere che le piccole e medie imprese vengano chiaramente indebolite e travolte dall’introduzione dell’art. 10 del Decreto Crescita, come potrà l’impresa tipo Italiana, che rappresenta il 90% dell’imprenditoria del nostro Paese, con le sue caratteristiche dimensionali e Finanziarie poter fare da Banca al cliente? E’ assurdo solo pensarlo, posto se qualcuno ci ha mai pensato! La situazione che si prospetta è la paralisi del mercato, le imprese delle filiere dell’impiantistica, per buona parte dell’edilizia e del legno si troveranno di fronte ad un bivio, dinnanzi al cliente che chiede l’applicazione dello sconto in fattura, rinunciare al lavoro e perdere il cliente, oppure eseguire il lavoro scontando subito il 50% e sperando di recuperare nel futuro in cinque anni ciò che hanno anticipato. Infatti, come chiarisce l’Agenzia Entrate nella comunicazione del 1 agosto, i crediti che le imprese anticipano ai clienti possono essere richiesti solo in compensazione, eventuali eccedenze verranno scartate e pur potendo essere messe in compensazione negli anni successivi non sarà possibile chiedere un’eventuale rimborso, ma se io non posso compensare me lo prendo in saccoccia?. Siamo all’assurdo. Io anticipo il 50% subito, poi forse se ho fortuna di aver capienza avrò in 5 anni quanto non incassato, ma quale azienda può solo pensare di sopravvivere a questa mostruosità.”

In tutta Italia sono circa 60.000 le imprese della filiera dell’impiantistica, dell’edilizia e del legno che sono coinvolte, “e che rischiano di essere travolte da questa spada di Damocle, nel circondario imolese probabilmente sono circa 300 imprese, con una media di 3-4 addetti; il rischio, se non la certezza, è che nel giro, di un anno, un anno e mezzo, si metteranno in ginocchio tutte queste imprese, poiché non riusciranno ad avere una liquidità necessaria ad affrontare le implicazioni dell’art. 10 sul mercato, generando quindi rischi occupazionali per tutto il territorio, possiamo stimare in almeno 500 addetti in tutto il comparto”.

“Non possiamo permettercelo, continueremo nella nostra battaglia poiché siamo convinti delle nostre ragioni a difesa delle imprese ma anche dell’occupazione e tenuta economica del nostro territorio – conclude Cavini -. A questo punto chiediamo che si intervenga nell’Iter di approvazione della Legge di Bilancio, poiché i tempi saranno certo più brevi che per l’approvazione di un nuovo Decreto Legge, e continueremo a sollecitare le Forze Politiche di ogni schieramento affinché facciano loro le nostre legittime ragioni. Continueremo a monitorare gli sviluppi della situazione e nei prossimi mesi faremo degli incontri con le categorie interessate per aggiornarli sui progressi e fornire loro supporto operativo”.