Imola. Sono ormai due giorni che verso sera a Imola il puzzo dell’incendio avvenuto alla Lotras System di  Faenza invade diversi quartieri. Un odore di plastica bruciata che fa pensare. E, senza volere suscitare allarmismi, non sono bei pensieri.

Vigili del fuoco in azione alla Lotras System di Faenza

Stando alla cronaca sulla zona dell’incendio è ancora presente una importante coltre di fumo “che è in fase di esaurimento, ma continuerà ad appestare l’aria ancora per giorni”. Il sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi chiede ai suoi concittadini di portare pazienza perché il peggio è comunque alle spalle.

I dati di Arpae sull’inquinamento atmosferico sono rassicuranti ma si aspettano gli esiti delle analisi sulle diossine che, programmati per la giornata di oggi, devono essere ancora diffusi. La  preoccupazione nei cittadini è alta.

Basta leggersi il rapporto Apat del 2006 (agenzia per la protezione dell’ambiente, ndr) per essere consapevoli che le diossine sono il prodotto della combustione delle plastiche. E, quel magazzino, ne era pieno oltre a quantità rilevanti di oli, si dice alimentari ma poco cambia.

Il titolo del rapporto è eloquente: come si formano le diossine. Fin dalle prime righe viene spiegato che le diossine sono “sottoprodotti indesiderati di una serie di processi chimici e/o di combustione. Esse possono originarsi dai processi chimici di sintesi relativi ai composti clorurati e dai processi di combustione non controllata che coinvolgono vari prodotti quali: materie plastiche, termoplastiche, termoindurenti, ecc. In tali processi le reazioni chimiche avvengono a temperature al di sopra dei 250°C e le diossine formatesi hanno una grande propensione ad essere rilasciate allo stato gassoso”. E di plastica, in quel magazzino che brucia da 3 giorni, ce n’era a bizzeffe.

“Una volta immesse nell’ambiente – continua il rapporto Apat – le diossine sono soggette a vari destini ambientali e danno origine a processi di accumulo in specifici comparti/matrici ambientali (suoli e sedimenti) e di bioaccumulo in specifici prodotti (latte e vegetali a foglia larga) ed organismi (fauna ittica ed erbivori) per divenire a loro volta “sorgenti secondarie”, ossia successive ed aggiuntive a quelle primarie”.

La speranza è che, se le diossine si sono formate, si siano sparse quanto più possibile in atmosfera, vista l’alta pressione che ha dominato le giornate passate. L’altra speranza è che Arpae diffonda i dati al più presto e che questi siano quanto più possibile rassicuranti.

(Verner Moreno)