Imola. Anche sotto la canicola di Ferragosto arriva l’ennesimo attacco alla giunta pentastellata in un momento nel quale in Parlamento ci sono forti venti di crisi. Il Pd ci prova con il capogruppo in consiglio comunale Roberto Visani: “La crisi di governo aperta da Matteo Salvini a Roma e il fallimento dell’alleanza Lega-5 Stelle a livello nazionale si abbatte anche sull’Amministrazione comunale. La sindaca Manuela Sangiorgi eletta un anno fa dalla maggioranza degli imolesi, grazie ai voti determinanti della Lega, ha manifestato fin da subito una subalternità politica e culturale al partito di Salvini che ne ha condizionato negativamente il suo operato da sindaca caratterizzato da arroganza e autoritarismo”.

“Oggi la sindaca – sottolinea Visani – si ritrova sola e con una buona parte del suo elettorato delusa da quest’anno di governo. Il fallimento di questa Amministrazione è infatti sotto gli occhi di tutti: aumento delle tasse locali, blocco delle opere pubbliche e una manutenzione che fa acqua da tutte le parti. Per non parlare dello scontro e dell’isolamento istituzionale che sta paralizzando la nostra città. Per il bene di Imola crediamo che questa sindaca prima vada a casa e meglio è. Come Pd siamo pronti a nuove elezioni con un nuovo centro-sinistra capace di mettere in campo persone e idee nuove, dando spazio realmente a quelle esperienze civiche presenti in città che hanno sempre creduto nei valori della cultura, dell’ambientalismo e della socialità”.

La sindaca di Imola Manuela Sangiorgi

La Sangiorgi replica immediatamente con un post su Facebook: “L’attacco del consigliere Visani sulla rottura fra Lega e Movimento 5 stelle significa che non conosce la differenza fra la giunta imolese e il governo nazionale. Intanto Visani ci dica se il Pd imolese dove ci sono almeno due correnti è renziano, zingarettiano, prima era bersaniano e altro ancora. Sono argomenti che lasciano il tempo che trovano. Per quanto poi riguarda l’accusa che mi viene rivolta di ‘arroganza e autoritarismo’ invito gli imolesi a guardare in streaming le sedute del consiglio comunale e a decidere chi sia o meno arrogante e autoritario”.

Cerchiamo di stare ai fatti: il 24 giugno 2018 il Movimento 5 stelle ha vinto le elezioni amministrative spodestando il partitone di viale Zappi per la prima volta dopo 72 anni e il Pd ci ha messo del suo nella sconfitta, soprattutto il duo formato dall’allora ex sindaco Daniele Manca e dell’ex segretario Marco Raccagna, con una campagna elettorale ritardataria, fuori dai temi ambientali sentiti fortemente dalla popolazione (discarica Tre Monti in primis) e senza ascoltare gran parte dei suoi dirigenti ed elettori che volevano le primarie per scegliere il candidato a sindaco. Fra questi c’era in prima fila Fabrizio Castellari, in seconda pure l’ora segretario Marco Panieri e anche Visani. Carmela Cappello fu catapultata sulla scena politica da Manca che ebbe il demerito di non coinvolgere in modo articolato e vasto il suo partito.

Secondo: un anno fa i pentastellati vinsero da soli senza un’alleanza al secondo turno con la Lega e con il centrodestra messi già fuori dai giochi al primo turno. Certo, è probabile che molti elettori del centrodestra abbiano preferito la Sangiorgi alla candidata del centrosinistra a trazione Pd, ma in modo del tutto autonomo, come fecero pure alcuni elettori di sinistra e di centrosinistra.

Terzo, le spaccature ci sono un po’ in tutti i partiti. L’opposizione della Lega, finora (vedremo dal prossimo mese), è stata in parte “al burro” rispetto al passato con il capogruppo Simone Carapia (era in consiglio comunale col Pdl a tuonare pure ai tempi di Manca sindaco) che, durante una seduta del consiglio comunale, disse ironicamente: “Mi tocca fare pure il capogruppo del M5s”. Nel Movimento 5 stelle non mancano le tensioni soprattutto sull’autodromo e sulla questione rumore come è stato messo in evidenza da una mozione del gruppo consiliare, ma pure sulla sostituzione di ben tre assessori da parte della sindaca, specialmente quella di Maurizio Lelli che sfociò in un dissenso a piazza Matteotti, pur senza sfiducia. Pure il Pd, nonostante gli sforzi del neosegretario Panieri, non è un monolite e ci sono mal di pancia che continuano da tempo partendo dalla linea tenuta da Manca alle elezioni amministrative, un Manca renziano che non è più un asso pigliatutto nel partito dopo che ha ripreso a fare politica attiva l’on. Raffaello De Brasi, zingarettiano di peso entrato nella segreteria di viale Zappi.

“Arroganza e autoritarismo da parte della sindaca?”. Sicuramente ha commesso grossolani errori almeno nella scelta degli assessori cacciandone già tre nell’arco di un anno, nell’ordine Ezio Roi,  Ina Dhimgji e Maurizio Lelli. Sulla gestione dell’autodromo da parte di Formula Imola era fortemente critica prima di cedere ai baciamano di Uberto Selvatico Estense e ha un assessore come Andrea Longhi che è ancora sotto il giudizio dei probiviri del Movimento 5 stelle.

Tuttavia, finora, nonostante le dure critiche del Pd (e ci mancherebbe altro, è all’opposizione) e qualche malcelato problema con consiglieri pentastellati, la sindaca mantiene la poltrona di sindaca conquistata un anno fa e non saranno certamente Visani e altri poteri forti della città a farla cadere. Dipende dalla sua maggioranza che per ora non ha perso pezzi e pure da cosa accadrà a breve nel M5s a Roma, il che non sarà certamente colpa della sindaca. Continui a lavorare a testa bassa e magari si arrabbi e si stizzisca, almeno ufficialmente, un po’ meno per gli attacchi che doveva mettere in conto fin dall’inizio. Solo chi non fa nulla, non sbaglia.

(Massimo Mongardi)