Il nuovo vescovo monsignor Giovanni Mosciatti

Imola. Tanta gente, nonostante il caldo afoso, ha riempito la cattedrale il 13 agosto per la festa del patrono San Cassiano, la prima officiata dal nuovo vescovo Giovanni Mosciatti. Presenti molti sindaci della Diocesi con fascia tricolore, in prima fila Manuela Sangiorgi per Imola, autorità militari e pure consiglieri comunali del Pd quali Fabrizio Castellari, Roberto Visani e Marco Panieri vicino diposto al vicecoordinatore provinciale di Forza Italia Nicolas Vacchi.

Ecco i passaggi salienti dell’omelia, breve e piena di contenuti,di monsignor Mosciatti: “La vita dell’uomo noi lo sappiamo è colma di fatiche, di rinunce, di dolore: ma sappiamo anche che ogni uomo è attaccato alla sua vita con un istinto formidabile; su di essa colloca tutte le sue speranze; per essa spende tutte le sue fatiche; il dolore e le pene che prova, si sforza bene di diminuirle. Ci accorgiamo molte volte che viviamo una mentalità che concepisce un malato come uno da tollerare; ogni povero come un disgraziato; chi piange, un infelice; ogni essere debole e impotente, una cosa disprezzabile; ogni individuo poco quotato in società, un fallito. Così sorge la nausea del dovere che impone fatica, l’odio al sacrificio.
A questo punto, per contrasto, Cassiano sorge, tra le innumerevoli ferite dei suoi studenti, a ricordarci il grande insegnamento del libro della Sapienza che abbiamo ascoltato: ‘Il giusto starà con grande fiducia di fronte a coloro che hanno disprezzato le sue sofferenze’.  La distinzione fra il cristiano e il non cristiano sta proprio in questa valutazione del sacrificio e della vita”.

Poi un altro riferimento preciso di monsignor Mosciatti al Santo Patrono: “Questa lezione di Cassiano sul sacrificio come possiamo viverla? Ce lo indica lui stesso: Non bisogna sentirsi da soli. Quando degli amici veri si sentono solidali e compatti nel loro Ideale, la loro forza davanti ad ogni ostacolo cresce a dismisura. Cristo è l’amico, sempre desto accanto a noi con affetto infinitamente premuroso per sostenerci con la  sua forza divina. Ma bisogna aderire alla Sua Persona, sentire la Sua Persona sempre presente, dominatrice di ogni attività della vita, di ogni relazione sociale, perfino di ogni forma di pensiero e di sentimento interiore. È questa fede profonda nella presenza vivente di Nostro Signore Gesù Cristo che ha sostenuto Cassiano ed ha reso il suo martirio una testimonianza per tutti noi”.

“Ma soprattutto – conclude il nuovo vescovo – Cassiano ci ricorda che il frutto del sacrificio accolto sulla terra è la pace. La pace vera, che è la tranquillità profonda che ognuno di noi può sentire, che ci lascia lo strazio e il dolore e l’ansia della fatica, ma che in fondo all’anima, ci procura una silenziosa e certa speranza; la pace vera, e che è una pazienza piena di bontà e di comprensione per gli altri, che son tutti nostri fratelli e miseri come noi. A noi che dobbiamo soffrire e non vogliamo soffrire, noi che dobbiamo piangere, noi che ci ribelliamo davanti allo strappo del dolore; ci doni il Signore la pace, la Sua pace”.