La situazione economica-finanziaria della società nella quale ci troviamo a vivere, presenta alcuni aspetti molto interessanti da scoprire e da comprendere, in modo tale da riuscire a districarsi nelle strettoie disagevoli che vengono a crearsi se uno dei tanti punti di equilibrio inizi a presentare delle incrinature. La complessità dell’insieme, appare a volte decisamente ardua da comprendere, mentre, in realtà, le linee guida fondamentali sono di una semplicità lapalissiana.

Per comprendere a fondo il concetto di “equilibrio” necessario, sarà sufficiente un esempio facilmente comprensibile a tutti noi. E’ di questi giorni la protesta dei produttori agricoli, assediati nella loro attività da mutazioni climatiche sempre più ardue da affrontare e impossibili da prevedere e superare e dai prezzi dei loro prodotti che, indirizzati per la maggior parte verso le catene di grande distribuzione, non offrono loro margini ragionevoli di guadagno tali da consentire il proseguo della loro attività in una situazione economica accettabile. Ecco raggiunto un punto di equilibrio che presenta incrinature di una certa entità. Se si dovesse ricercare il colpevole di questa situazione, lo si dovrebbe individuare nella figura del consumatore. Vediamo perché.

La presenza dei supermercati risale, nel nostro paese, agli anni sessanta e il loro obiettivo/scopo fu da subito evidente: offrire al consumatore prezzi competitivi. Quando la presenza dei supermercati cominciò ad essere quantitativamente rilevante, iniziarono a scomparire gli esercizi al dettaglio: la quantità di fatturazione di quest’ultimi estremamente parcellizzata e ridotta quantitativamente non riuscì a superare lo scoglio della ridotta rendita di esercizio. Ma il numero dei grandi magazzini continuò ad incrementarsi e iniziò l’immancabile reciproca concorrenza. Presentazione di prezzi sempre più bassi e offerte a volte sotto-costo determinarono la necessità di reperire merci (nel nostro esempio prodotti agricoli) a prezzi sempre più ridotti ed eccoci arrivati al punto di rottura: il produttore agricolo non riesce a trovare altra destinazione per la sua merce se non nella grande distribuzione che si trova ad operare in un regime che presenta aspetti monopolizzanti e pretendere prezzi sempre più bassi per poter offrire, nei propri punti vendita prezzi allettanti per il consumatore. Amplificando la problematica, si potrebbe ravvisare il punto non lontano in cui o diverrà problematico il reperimento delle merce agricole o un intera fascia di consumatori (gli agricoltori) non potrà più acquistare nei supermercati.

Ecco esemplificate le conseguenze della rottura di un equilibrio. Vediamone un altro aspetto in un ambito decisamente diverso. L’attuale congiuntura economica determina come prima conseguenza per l’industria la necessità di reperire finanziamenti a prezzi decisamente bassi ed ecco la ragione per cui, non molto tempo fa, Draghi (BCE) ebbe a “minacciare” la presenza di un bazooka in caso di ulteriore bisogno di liquidità riscontrabile sui mercati finanziari. Decisamente inutile per gli istituti di credito proporre finanziamenti a tassi elevati se, sul mercato, risulta estremamente facile reperire liquidità a pronti a prezzi inferiori.
Tuttavia, per quanto riguarda gli istituti di credito, lo scarso rendimento nelle loro concessioni di credito presenta, come contropartita, un altrettanto scarso introito per quanto riguarda i “loro investimenti” (leggi titoli a scadenza presenti sul mercato, bond di debito sovrano, ecc.): la forbice di redditività sempre più ristretta costringe le banche a ricercare posizioni di bilancio sempre più esenti da costi “superflui”; da qui la necessità di individuare funzionalità sempre più automatizzate, macchine al posto di impiegati, e si arriva così a ingenti quantità di esuberi: pochi giorni fa, una stima, ipotizzava che la prossima “ondata” di esuberi (sistema bancario) avrebbe raggiunto la soglia delle 40.000 unità all’interno della U.E..
Immancabilmente, ecco un’altra quantità di consumatori che potrebbe venire a trovarsi in difficoltà crescente, quindi necessità di reperire merci a prezzi sempre più bassi; da qui l’impellente bisogno dell’industria di riduzione dei costi nell’intero ambito produttivo interno: facile individuare nei costi del finanziamento una delle voci principali e siamo così giunti al punto di partenza. Altro punto di equilibrio incrinato.

Non è questa la sede per individuare soluzioni. Tuttavia risulta evidente che entrare “a gamba tesa” (ottimo l’esempio calcistico) all’interno di equilibri tanto delicati e complessi non può che determinare dis-equilibri ancora più marcati e di difficile, se non impossibile, risoluzione.

(Mauro Magnani)