Ormai ci siamo abituati a quel sottile profumo di bruciato; alle sottili ragnatele nere sui prati, ai piumini che non sono i pappi dei pioppi, ma lanugini di lana di roccia. Questo caldo pare proprio che ce la metta tutta a farci sentire la sua irruenta focosità! Quasi un monito ad allertarci: non scherzate col fuoco perché brucia! Eppure in città tutto ruota in una apparente tranquillità che rimanda alla pacata rassegnazione di chi asserisce: di qualcosa si deve pur morire! Intanto persone autorevoli ci dicono che dobbiamo temere le piogge che trasportano alla terra i loro aggregati aerei, frutto della combustione di plastiche, oli alimentari, resine e imprecisato altro. Siamo però ammaliati dal paradossale quando, assuefatti dallo stato di emergenza, riapriamo gli scuri: smettiamo di preoccuparci dei veleni della morte perché siamo educati a una vita dove, con qualunquismo bulimico, ormai si fa il naso a tutto.

(Sante Boldrini)