Il nascere ed il proliferare di catastrofi incendiarie come ora nello stato brasiliano (e non solo) non nascono per puro caso e fin troppo spesso sono la conseguenza di errori politici/amministrativi estremamente facili da comprendere, in particolar modo circa le cause scatenanti. Il problema della rapida distruzione della foresta pluviale del Sud America è, come purtroppo spesso accade, il frutto di un preciso e ben documentabile errore umano (se si può ancora parlare di errore!). Vediamo.

Il prodotto interno lordo dello stato brasiliano ammonta a 2056 migliaia di miliardi di $ (dato 2017) e lo colloca al 7° posto nella graduatoria mondiale. Le voci che principalmente lo determinano sono, per quanto riguarda l’agricoltura, il caffè, il cacao, soia (2° produttore mondiale dopo gli Usa), mais, canna da zucchero, bovini; le risorse del territorio vedono ai primi posti i giacimenti di oro, argento, ferro (produzione di acciaio) e petrolio.
L’industria, nata nel secolo scorso, ha visto buoni sviluppi fino al 2011, per poi subire un andamento irregolare con qualche dato negativo. I dati fin qui espressi appaiono di segno positivo e non fanno pensare a difficoltà per la popolazione brasiliana, fino a quando non interviene il fattore di disparità di ricchezza: il 5 % dei ricchi detiene il 95 % della ricchezza prodotta e questo determina la comparsa di vistose fasce di povertà.

Il fenomeno delle “favelas” sorte tutto attorno alle principali città Brasiliane ne è la diretta conseguenza e non si pensi unicamente ai nulla-tenenti, in quanto una vistosa quantità di ex-dipendenti pubblici vede l’accredito della propria pensione raggiungerli a volte con ritardi rilevanti, al punto che molti di questi risultano “senza tetto” non essendo in grado di pagare regolarmente l’affitto. Per terminare, ma rilevante al fine di valutare lo squilibrio di una società: 6 miliardari brasiliani sono più ricchi di 100.000.000 di brasiliani più poveri. Un dato rilevante si ottiene dall’esame della produzione agricola e dalla suddivisione della proprietà terriera: l’1% dei proprietari terrieri è proprietario del 40 % del terreno coltivabile e ovviamente la produzione di tale situazione viene rivolta a coltivazioni “redditizie”: la conseguenza è che il Brasile esporta consistenti quantità di derrate agricole ed è costretto all’importazione di altrettanto rilevanti quantità di derrate alimentari per far fronte al fabbisogno interno.

Per quanto riguarda la ricchezza finanziaria, l’82% del mercato interno è detenuto da 5 grandi gruppi bancari: Itau Unibanco, Brandesco, Banco Do Brasil, Caixa Economica Federal e Santander. Il fenomeno della corruzione presenta aspetti rilevanti a tutto scapito della diffusione della ricchezza prodotta. Una situazione che presenta dati di tale disequilibrio ha costretto il novello Presidente del Brasile a consentire un accesso alla produzione agricola ai fin troppi diseredati e la sola conseguenza di tale “larghezza” risulta essere la distruzione della foresta pluviale per recuperare terreno agricolo: incendiare zone di verde e ricca foresta risulta essere il sistema più facile e immediato per ricavare terreno libero da coltivare. Aver chiuso un occhio verso tale insensato sistema ha determinato il proliferare di tale criminale attività: le mutazioni climatiche, un inverno particolarmente asciutto hanno fatto il resto.

Così, per continuare a mantenere ricchi sempre più ricchi e cercare di lenire almeno un po’ la povertà dilagante (senza intervenire dove forse sarebbe opportuno), tutto il mondo rischia di pagare un prezzo fin troppo alto: la grande foresta pluviale amazzonica è il più grande “polmone” per il nostro mondo sempre più esposto ai capricci non della natura, ma alle conseguenze di una cecità colpevole e diffusa di chi non sa vedere oltre la punto del proprio naso. Un calcolo prudenziale quantifica nella perdita del 20% dell’ossigeno presente nella nostra atmosfera qualora la verde estensione sud-americana dovesse scomparire: è pur vero che la maggior quantità di tale foresta è racchiusa all’interno di uno stato sovrano, ma è pur vero che non riuscire a comprendere che il pianeta terra appartiene a tutti noi e che è obbligo dell’intera compagine mondiale preservarne l’integrità è colpa grave. Cerchiamo di rinsavire oggi: domani potrebbe essere troppo tardi.

(Mauro Magnani)