Mai dire mai, soprattutto in tempi di Global Warming come gli attuali, ma la “rinfrescata” di questi ultimi weekend fa presagire che la calura provocata anche quest’anno dall’anticiclone africano stia volgendo al termine, come a ricordare la canzone “L’estate sta finendo” che fu un successo trionfale del 1985 dei Righeira, con la quale vinsero il Festivalbar ma che poi ma a dispetto del titolo lanciarono la canzone solo nella successiva primavera.

Quella invece delle vacanze 2019 è estate che di sicuro sta finendo e come da consolidata consuetudine mette in mostra il peggio, sopratutto in barba gli allarmi sui disastri ambientali causati dall’iperconsumo energetico dovuti all’errato life-style a cui ci siamo abituati negli ultimi decenni; dalle interminabili colonne di auto, furgoni, camion e moto sulle vie di comunicazione di “terra”, al caotico traffico marittimo “fai da te” che vede sfrecciare in mare una moltitudine di motoscafi d’ogni tipo e stazza.

A salvar coscienze son però pronti i media, che ci tranquillizzano dicendo che tanto verrà in soccorso la tecnologia, sia con auto eco-sostenibili senza guidatore che sfruttano la “condivisione” delle destinazioni da percorrere per raggiungere la meta prefissa, sia grazie alla moltitudine di “app” per sapere in tempo reale come evitare guai legati alla qualità dell’aria, mari, laghi e fiumi; peccato che all’oggi nessuna di queste buone notizie sia “a portata di mano” ed in grado perciò di essere utile, per cui a nostra disposizione restano le solite (barbose) info basate sulla moderazione dei consumi del nostro vivere quotidiano.

Comportandoci così facendo, come dicono “quelli” che studiano, potremo cambiare (un po’) stile di vita senza stravolgere più di tanto le abitudini di cittadini del terzo millennio abituati come siamo a non farci mancare nulla, adottando strumenti che minimizzano l’impatto ambientale dei nostri progressi economici, anche se è più facile a dirsi che a farsi; la controprova sarà fra qualche settimana con la ripresa lavorativa d’autunno dove (si spera) non si replicherà il clichè di cattive consuetudini di ogni mattina ovvero incolonnamenti da ogni direzione che assediano città e paesi già soffocati dall’inquinamento e dove ognuno di noi viaggerà in auto da solo.

Lessi tempo fa di un politico sudafricano che disse: “Se ogni cinese dovesse consumare la stessa quantità di benzina di un americano, la Cina avrebbe bisogno dell’intera produzione mondiale di graggio; di peggio han detto pure di noi, infatti nel vecchio continente la peggior “impronta ecologica” ci riguarda, o almeno questo ci dice Mathis Wackemangel che si occupa di sostenibilità ambientale.

Il Wackerman di sicuro non ha conosciuto i “ritornelli tormentone” dei Righeira nell’estate italiana del 1985 e nemmeno quelli dell’altra canzone (No tengo dinèro – Righeira – 1983) che recita: “…che i nuovi italiani son nati qui – impavidi ed orgogliosi della velocità…” , ma di noi disse: “ Se tutti vivessero come gli italiani, avremmo bisogno di due pianeti, o forse anche più”.

Messaggi questi finora finiti nel vuoto delle coscienze di ognuno di noi anche se da sempre avvertono quanto importante debba essere la “mission” sull’assillo dei nostri tempi ovvero l’insostenibilità dell’accrescimento illimitato in presenza di fattori limitanti come le risorse naturali non rinnovabili e gli spazi vivibili del nostro ecosistema.

(Giuseppe Vassura)