Mirella Manaresi

Imolese ma residente a Bologna, Mirella Manaresi, professore ordinario di Geometria all’UniBo, già direttore di dipartimento, è stata ospite a Spaziotempo il 17 luglio scorso, riscuotendo un notevole successo di pubblico, malgrado la data e la difficoltà dell’argomento in agenda. Nel corso dell’incontro, Mirella ha ricordato tanti personaggi imolesi, che in qualche modo sono stati importanti nella sua vita. In particolare è emerso un aspetto che è più che mai significativo per i nostri giovani, la scelta universitaria.
L’abbiamo intervistata pensando che la sua storia possa fornire elementi utili a chi pensa a un futuro nella ricerca e/o nella matematica. Mirella ha vissuto i cambiamenti dell’Università a partire dal tempo della sua scelta personale, e ha sempre appoggiato e/o svolto forme di orientamento universitario.

La scelta universitaria: una decisione difficile, che troppo spesso si rivela sbagliata. L’esperienza degli altri, si sa, vale poco, ma almeno può suscitare una riflessione in più. Decidere di scegliere la Matematica è certamente una decisione importante… Ma ne vale la pena, se si sente che quella è la strada che desideriamo e se a distanza di tanto tempo siamo felici di quella scelta. Perché questa preferenza e soprattutto ripeterebbe la scelta di allora?
“”Mi sono diplomata al Liceo scientifico di Imola nel 1971 e laureata in Matematica, indirizzo generale, a Bologna nel luglio 1975. Appena laureata ho vinto una borsa di studio Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) e pochi mesi dopo ho rifiutato un posto fisso alla Sip (principale azienda di telecomunicazioni italiana, attiva dal 1964 al 1994, poi trasformata in Telecom Italia), in cui avrei avuto uno stipendio triplo della mia borsa di studio. Ho vinto il concorso da professore di I fascia nell’aprile 1986 e a novembre avrei compiuto 34 anni. Sono molto riconoscente alla mia famiglia, che mi ha sempre dato fiducia e mi ha permesso di scegliere la mia strada in totale libertà. Ero arrivata alla decisione di studiare matematica con fatica, andando contro le aspettative di mia madre, che avrebbe voluto una figlia medico, ma era quello che mi piaceva studiare. Ero e sono una persona molto indecisa, ma nelle scelte importanti c’è sempre una decisione che mi dà pace ed è quella che cerco di prendere. Non mi sono mai pentita della decisione di studiare matematica e nemmeno di dedicarmi alla ricerca, perché anche ora che per via dell’età sono meno attiva nella ricerca, mi dà piacere studiare matematica e mi sento fortunata”.

Accanto alla ricerca, lei ha dedicato tempo e impegno alle attività di orientamento universitario, che sono state tante, anche a Imola negli anni 90.
“Ritengo che la scelta del corso di laurea universitario sia estremamente importante. Negli anni 90 gli studenti iscritti a matematica erano pochi. Giovani dotati per la matematica finivano per iscriversi a informatica o a ingegneria. Oggi non è più così: nella tecnologia di punta c’e’ sempre più bisogno di utilizzare la matematica e parallelamente gli ingegneri hanno una preparazione matematica inferiore al passato, quindi i matematici hanno maggiori opportunità. La matematica, infatti, raggiunge un grande livello di astrazione, il che è un vantaggio in molte situazioni”.

In quali ambiti lavorano i matematici?
“A questo proposito l’indagine sui Mestieri dei Matematici fatta a Genova e a cui hanno contribuito tutte le Unità locali del Pls (Piano lauree scientifiche, vide infra) è veramente illuminante. Le storie professionali raccontate sul sito sono suddivise in dodici settori. Ogni settore è introdotto da una presentazione da parte di riconosciuti esperti del campo, che descrive i possibili impieghi offerti, gli strumenti matematici necessari, le competenze richieste e l’offerta di formazione specifica presente nel nostro paese. C’è anche un’intervista a Jacopo Lanzoni, matematico di Imola. Personalmente continuo a dire agli studenti: non iscrivetevi a matematica per essere sicuri di trovare lavoro, ma se amate la matematica cercate di far di tutto per studiarla”.

Ancora adesso lei si occupa di orientamento, con il Pls.
“Il Piano lauree scientifiche è nato nel 2005 per la Chimica, la Fisica e la Matematica nel momento in cui le vocazioni per questi studi erano in grande crisi. Via via a queste discipline se ne sono aggiunte altre (Statistica, Biologia e Biotecnologie, Geologia, Informatica, Scienze Naturali e Ambientali) e sono in parte cambiati gli obiettivi. Questo Piano ha offerto occasioni di orientamento e di autovalutazione agli studenti, possibilità di formazione attiva ai docenti di scuola secondaria, ma soprattutto ha contribuito e contribuisce a cambiare la percezione delle discipline scientifiche da parte del grande pubblico. Oggi nell’ambito del Pls si cercano di combattere, prevenendoli, gli abbandoni nei corsi di laurea scientifici, migliorando a monte negli studenti degli ultimi tre anni di scuola secondaria la conoscenza delle discipline scientifiche e offrendo loro attività stimolanti e coinvolgenti, grazie alle quali possano mettersi alla prova, in modo da individuare presto le attitudini per questa o quell’altra disciplina”.

Come riassumere il suo percorso di ricerca? Quali sono stati i risultati scientifici di maggior soddisfazione per lei? Quali i risultati più prestigiosi?
“Per uno studente che vuole avviarsi alla ricerca in matematica è molto importante la scelta del relatore della tesi. Io ero totalmente estranea all’ambiente accademico e molto ‘imbranata’. Andando totalmente controcorrente, non mi sono laureata con l’unico ordinario bolognese di Geometria del momento, ma con un docente che ha terminato la sua carriera da professore associato, a cui però debbo tanto, perché mi ha indirizzato a seguire un corso Indam (Istituto nazionale di Alta matematica) che due docenti pisani tenevano quell’anno a Bologna. Di fatto ho scritto la mia tesi con uno di questi, Carlo Traverso, e avrei dovuto seguirlo dopo la laurea. Per vicissitudini troppo lunghe da raccontare sono rimasta a Bologna, ma dal problema sulla seminormalità (allora molto studiato) che lui mi ha dato dopo la laurea sono venuti fuori vari lavori, che mi hanno permesso di iniziare la mia carriera accademica e anche di entrare in contatto con Silvio Greco del Politecnico di Torino.

Silvio Greco a sinistra e Carlo Traverso a destra di Mirella, in occasione del convegno in onore di Paolo Salmon

Carlo e Silvio sono stati per me due grandi maestri ed è stata una forte emozione riunirli a Bologna pochi mesi fa per il convegno in onore di Paolo Salmon. Ho frequentato i corsi estivi di Perugia e Cortona, lì ho conosciuto vari docenti stranieri, fra cui Otto Forster, altro grande maestro, da cui sono stata per lunghi periodi in Germania, prima a Münster poi a München. Non credo di avere ottenuto nessun risultato prestigioso ma sicuramente ho pubblicato risultati interessanti su riviste prestigiose, il che mi ha consentito di vincere la cattedra da giovane. Come diceva sempre Paolo Salmon, per tanti anni collega a Bologna, è importante iniziare a fare ricerca da giovani, quando, per mancanza di senso critico, si vive ogni piccolo risultato come un grande traguardo. Questo dà una carica enorme. A trent’anni il senso critico è già troppo spiccato. Dopo il mio ritorno a Bologna da ordinario è stato bello lavorare con Rüdiger Achilles, amico fraterno, che oggi ha scelto di andare in pensione con cinque anni di anticipo”.

Che cosa le ha dato più soddisfazione nel suo percorso accademico?
“Le soddisfazioni sono state molte, ma forse la maggiore è stata il fatto che al concorso a cattedre del 1985/86 io abbia vinto con 9 voti su 9 commissari e tra questi c’era anche Enrico Arbarello, uno tra i maggiori matematici italiani. Facendo ricerca ci sono anche periodi di frustrazione, in cui si ha l’impressione di girare a vuoto, senza fare progressi, ma è un lavoro di grande libertà e che offre la possibilità di conoscere paesi stranieri e colleghi provenienti da tutto il mondo”.

Lei ha trascorso periodi di lavoro in paesi esteri. Facendo paragoni, in che cosa la ricerca italiana è di successo/carente? Che cosa pensa degli ambienti di ricerca non italiani?
“La matematica italiana, così come la fisica, ha sempre avuto fortissimi collegamenti internazionali. Già quando mi sono laureata c’era la possibilità per i giovani di seguire a Perugia e Cortona corsi estivi tenuti da docenti di prestigiosi atenei stranieri e di entrare in contatto con loro. In Italia ci sono bravissimi matematici e, nonostante si tenda sempre a parlare male dell’università italiana, quando i nostri studenti vanno a fare il dottorato all’estero riescono molto bene. In questo momento è più facile per un giovane ricercatore matematico trovare una posizione permanente all’estero che in Italia. Naturalmente in Germania e negli Stati Uniti i docenti sono sollevati da varie incombenze burocratiche, perche’ c’è molto più personale di supporto a chi fa ricerca”.

Maurits Cornelis Escher: un paesaggio geometrico impossibile

Che cosa l’ha spinta a occuparsi anche dei rapporti fra matematica e arte, dopo il 2000?

Maurits Cornelis Escher: motivi geometrici in una tassellatura del piano


“Nel 1996 ho fatto una cosa che mai mi sarei aspettata di fare: il direttore di dipartimento. Mi è stato proposto perche’ avevo organizzato il primo incontro di ‘Professione Matematico’, che era stato un grande successo e la mia è stata una decisione improvvisa, presa una mattina in cui ho visto smantellare due aule del dipartimento. Il 2000 era l’Anno mondiale della Mate matica e Bologna Città europea della Cultura e il nostro dipartimento doveva fare qualcosa per promuovere la matematica presso il grande pubblico, in un momento in cui le vocazioni dei giovani agli studi scientifici erano ai minimi storici. Oggi nessuno pensa più che con la Laurea in Matematica non si trovi lavoro o che in matematica non ci sia più nulla da scoprire, ma nel 2000 la matematica era ignorata dai media. Persino in un Ateneo come il nostro, che ha una lunga e gloriosa tradizione matematica, e persino nella allora Facoltà di Scienze alla matematica veniva dato scarso risalto. Le attività che organizzammo in quella circostanza ebbero un impatto piuttosto forte sia in Ateneo, sia in città, sia sui media locali, sia presso le scuole, con grande soddisfazione di tutti”.

Le varie attività sono illustrate sul sito http://www.dm.unibo.it/bologna2000/ e in due volumi pubblicati da Springer-Verlag: M.Emmer, M.Manaresi (Editors): “Matematica, Arte, Tecnologia, Cinema“, Springer-Verlag Italia, Milano, 2002, pp. 1-285; M.Emmer, M.Manaresi (Editors): “Mathematics, Art, Technology and Cinema“, Springer-Verlag, Berlin-Heidelberg, 2003, pp. 1-285.
L’esperienza di Bologna 2000 è stata il punto di partenza del progetto europeo ‘Diffusion and improvement of mathematical knowledge in Europe’, le cui attività sono illustrate sul sito http://www.dm.unibo.it/socrates/ e nei due volumi: M.Manaresi (a cura di): Matematica e cultura in Europa (con DVD a cura di M.Di Girolami e C.Valentini), Springer Italia, Milano 2005; M.Manaresi (editor): Mathematics and Culture in Europe (with DVD edited by M.Di Girolami- E.Lauretani – C.Valentini), Springer Verlag Heidelberg 2007.

Maurits Cornelis Escher: Due opere, un paesaggio geometrico impossibile e motivi geometrici in una tassellatura del piano

(Carla Cardano)