Venezia. Anche la terza giornata della mostra si annuncia densa di sorprese e contenuti. In Sala Grande alle 14.30 Fuori Concorso “The Kingmaker” di Lauren Greenfield, alle 16.45 per il concorso Venezia 76 si annuncia il cinema italiano con “Il Sindaco del Rione Sanità”  di Mario Martone. Alle 19.15  ci sarà la visione per il pubblico di “J’accuse” (An Officer and a Spy) del regista Roman Polanski, oggetto nei giorni scorsi delle polemiche osservazioni della presidente di giuria Lucrecia Martel. Infine alle 22.00 Fuori Concorso “Seberg” di Benedict Andrews.

Per il concorso Orizzonti, alle 14.15 in Sala Darsena, “Qiqiu” (Balloon) del regista Pema Tseden e alle 17 “Madre” di Rodrigo Sorogoyen.

Al PalaBiennale ci sarà 13.30 per Orizzonti, “Verdict” di Raymund Ribay Gutierrez.

La programmazione della Sala Perla per il pubblico con coupon gratuito da ritirare presso le biglietterie, prevede alle 14.00 per la Settimana della critica, “Amateur” diSimone Bozzelli ed “El Principe” (The Prince) di Sebastián Muñoz.

Alle 17.00 per Giornate degli autori “Un monde plus grand” (A Bigger World) di Fabienne Berthaud. Da segnalare inoltre alla Sala Perla 2, alle 15 la MasterClass di Pedro Almodóvar condotta da  Piera Detassis.

Lauren Greenfield è una regista, fotografa e documentarista statunitense del 1966. Il suo film esplora la possibilità del ritorno al potere della famiglia Marcos, nelle Filippine. Il retaggio di quel duro regime è ancora presente nel Paese e, Imelda Marcos, a 85 anni, è ancora un’abile manipolatrice che ha tentato di riscrivere la storia di corruzione della sua famiglia per far diventare il figlio Bongbong vicepresidente.

Mario Martone, regista teatrale e cinematografico napoletano del 1959, è autore tra l’altro di “L’amore molesto”, vincitore del David di Donatello 1995, e de “Il giovane favoloso”, presentato a Venezia nel 2014. Torna a Venezia l’anno dopo “Capri Revolution”, con la pellicola che è l’adattamento in chiave moderna dell’opera Eduardo De Filippo. Don Antonio Barracano, interpretato da Francesco Di Leva, è una figura temuta al rione Sanità di Napoli ed è noto come “Il Sindaco”. Un ragazzo gli chiede aiuto per uccidere il padre e questo gli fa ricordare la sua sete di vendetta giovanile. Decide quindi di intervenire mettendosi in pericolo.

Scena dal film Jaccuse

Roman Polański, regista, sceneggiatore, attore e produttore polacco naturalizzato francese, nato nel 1933, ha un curriculum molto ricco e ricordiamo qui il suo film più premiato “Il pianista”, premio Oscar alla regia nel 2003 e Palma d’oro a Cannes. Il regista, da anni ricercato dalla polizia USA e perseguitato dalle polemiche per una condanna per “Rapporto sessuale con una minorenne” avvenuto nel 1977, trova punti di contatto con il protagonista del suo nuovo film Alfred Dreyfus, capitano dello stato maggiore francese, ebreo, condannato per alto tradimento, accusa poi rivelatasi falsa. Tra gli interpreti ci sono: Jean Dujardin, Louis Garrel e Emmanuelle Seigner.

Benedict Andrews, regista australiano soprattutto teatrale del 1972, nella pellicola presentata oggi con Kristen Stewart, narra della vita tormentata di Jean Seberg, attrice e icona della nouvelle vague, ma anche perseguita politica e indagata dall’FBI.

Pema Tseden, regista e sceneggiatore tibetano di cittadinanza cinese del 1969, ha all’attivo diversi film premiati, tra cui “Soul searching” del 2009 con cui ha vinto il premio speciale al Shanghai International Film Festival, e “Tharlo” con cui ha partecipato alla mostra di Venezia 2015. Nella pellicola odierna narra di una famiglia formata da marito, moglie, tre figli maschi e un nonno, che conduce una vita semplice nelle praterie tibetane. Un preservativo scatena un dilemma mettendo a repentaglio l’armonia familiare. Nel film si esplora il rapporto tra realtà e anima: il popolo tibetano crede nella morte della carne e nella continuazione dell’anima.

Rodrigo Sorogoyen, regista, sceneggiatore e produttore spagnolo del 1981, è riuscito con il crowdfunding a farsi finanziare, nel 2013, il film “Stockholm”, che ha ottenuto riconoscimenti internazionali. Nel 2016, “Che Dio ci perdoni” vince il Goya come attore protagonista per l’interpretazione di Roberto Álamo. Il cortometraggio “Madre” del 2017 ottiene la candidatura agli Oscar e la pellicola “Il regno” nel 2018 vince 7 premi Goya. Il film della mostra, con interpreti Marta Nieto, Jules Porier, racconta di una madre che vive e gestisce un ristorante su una spiaggia francese dove, dieci anni prima, è scomparso il figlio di 6 anni. La madre incontra un ragazzo francese che le ricorda il figlio perduto, e il loro rapporto seminerà sfiducia intorno a loro.

Fabienne Berthaud è scrittrice, attrice, sceneggiatrice francese nata nel 1966, vincitrice nel 2011 del premio Françoise Sagan. Nel film, interpretato da Cecile de France, si narra di Corine che, per superare la morte del compagno, lascia Parigi e si reca in Mongolia per un progetto di lavoro. L’incontro con la sciamana Oyun le scombina i piani: pare che Corine possieda un dono raro, e dovrebbe essere iniziata alle pratiche sciamaniche.

Per numerosi altri film presentati oggi si rimanda il programma della mostra.

(Caterina Grazioli)