Venezia. Dalla condizione delle donne, alla politica, i temi sociali sono prevalenti nei film in visione oggi al pubblico. In Sala Grande alle 14.00, fuori concorso, “Woman”, di Anastasia Mikova e Yann Arthur’s-Bertrand. Alle 16. 30 consegna del premio premio Campari passion for film al direttore della fotografia Luca Bigazzi e a seguire, per le proiezioni speciali fuori concorso, “The New Pope” (ep. 2 e 7) di Paolo Sorrentino. Di seguito, alle 19.30 per il concorso principale, Venezia 76, “The Laundromat” di Steven Soderbergh e alle 21.45 “Wasp Network” di Olivier Assayas. 

Ecco invece il programma della sala Darsena aperto al pubblico: alle 14.30 per la sezione Orizzonti “Revenir” (Back Home) di Jessica Palud alle 17.00 “Giants Being Lonely” di Grear Patterson. Al PalaBiennale c’è la riproposizione di film già passati. 

Alla sala Perla si avrà, alle 11.30, per le Giornate degli autori – evento speciale, con il pubblico che accede in sala con il coupon gratuito distribuito alle biglietterie, la proiezione di “Burning Cane” di Phillip Youmans. Seguiranno alle  16.45, per le Giornate degli autori · Women’s Tales, i corti: “Shako Mako” di Hailey Gates, “Brigitte” di Lynne Ramsay. 

Si prosegue poi nell’ambito delle Giornate degli Autori con “La llorona” di Jayro Bustamante. Tutti i film citati saranno proiettati con la presenza di delegazione e ospiti.

Anastasia Mikova, reporter di origine Ucraina della TV francese, ha iniziato a collaborare con Yann Arthus-Bertrand, fotografo, giornalista e documentarista francese del 1946, in un programma per la tv. Insieme hanno realizzato il documentario “Human”, precedente al progetto “Woman”. L’opera presentata a Venezia dà voce a 2000 donne di 50 paesi diversi. Le interviste mostrano la forza interiore delle donne malgrado le difficoltà. Si parla di maternità, istruzione, matrimonio e indipendenza economica, ma anche di sessualità, nonostante sia tabù in alcune parti del mondo, con incontri in prima persona. 

Luca Bigazzi, milanese del 1958, ha vinto 7 statuette ai David di Donatello come direttore della fotografia, ed è anche il primo professionista italiano nella categoria ad essere nominato al PrimeTime Emmy Awards per la serie televisiva “The young Pope” di Paolo Sorrentino. Ha collaborato tra gli altri con Silvio Soldini, Gianni Amelio fino ad approdare a Paolo Sorrentino di cui cura la fotografia di tutti i film, compreso l’ultimo, “The new Pope”, i cui nuovi episodi vengono presentati a Venezia. 

Set of “The New Pope” by Paolo Sorrentino. Nella foto Jude Law e John Malkovich. fotografo: Gianni Fiorito.

Paolo Sorrentino, napoletano nato nel 1970, pluripremiato regista, sceneggiatore italiano degli ultimi anni. Ricordiamo “La grande bellezza” del 2013, vincitore dell’Oscar e del Golden Globe per miglior film straniero e del BAFTA al film non in lingua inglese. Nell’ultimo periodo si è dedicato alla serialitá televisiva con i già citati “The young Pope” (10 episodi) e “The new Pope”(forse 9 episodi) prodotti da Sky Atlantic, HBO e Canal+. Due episodi sono presentati oggi. Gli interpreti sono Jude Law, John Malkovich e Silvio Orlando. Nel trailer si vede il Papa della serie precedente, Jude Law, muscoloso e in costume bianco, sfilare come una star sulla passerella di una spiaggia, in contrapposizione alle immagini di un altro Papa, John Malkovich, che percorre, in compagnia del suo seguito, i corridoi dei palazzi Vaticani. 

The Laundramat – Meryl Streep

Steven Soderbergh, regista, produttore, direttore della fotografia e montatore Usa, nato nel 1963, ha all’attivo numerosi film tra cui “Sesso, bugie e videotape”, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 1989 e “Traffic”, migliore regia agli Oscar nel 2001. È l’autore inoltre della trilogia “Ocean’s”. Il film che presenta a Venezia, con interpreti Meryl Streep, Gary Oldman e Antonio Banderas, racconta lo scandalo dei Panama Papers: milioni di documenti di uno studio legale panamense, fatti arrivare ai media, che dimostrano l’occultamento delle ricchezze perpetrato da capi di stato, politici e potenti nel paradiso fiscale centroamericano. Una vedova indaga sulle frodi assicurative e porta alla luce involontariamente il sistema che si cela sotto la superficie della finanza globale, con individui che beneficiano dell’aiuto di avvocati, banchieri, revisori dei conti compiacenti per nascondere proventi del traffico di droga, dell’evasione fiscale e della corruzione.

Olivier Assayas, regista, sceneggiatore e critico cinematografico francese del 1955, di cui si ricorda “Irma Vep” selezionato per Cannes 1996, nella sezione Un certain regard, “Sils Maria” del 2014, premio Cesar all’attrice non protagonista Kristen Stewart e presentato al festival di Cannes e “Personal shopper” del 2016, Prix de la mise en scene a Cannes, a Venezia porta una pellicola politica. . Il film, interpretato da Edgard Ramirez e Penelope Cruz, è ambientato a L’Avana nel 1990. Un pilota di linea ruba un aereo e fugge da Cuba lasciando moglie e figlia. Comincia una nuova vita a Miami dove si raccolgono i dissidenti al regime di Fidel Castro. Basato su una storia vera. “I conflitti della Guerra fredda hanno definito la mia generazione e le ceneri sono ancora accese. Tuttavia mi pare che la distanza storica da quei fatti permetta di discuterne”. 

Jessica Palud, regista francese del 1982, già candidata al premio Cesar per il miglior cortometraggio per “Marlos” del 2017, presenta un film di ambientazione rurale che si svolge in un mondo abbandonato dove la famiglia è un tutt’uno con la fattoria e ha il dovere di custodirla e tramandarla. Si marra del ritorno a casa del figlio dopo 12 anni per la necessità di accudire la madre e il nipotino. 

Grear Patterson, nato nel 1988 negli Stati Uniti, è un artista multidisciplinare che ha girato il mondo con le sue mostre. La storia che presenta è ambientata nella campagna della Carolina del Nord e racconta di tre adolescenti che trascorrono il loro ultimo anno di scuola tra alti e bassi. Sesso, solitudine, omicidi e baseball: questo è il racconto di un sopravvissuto. “La vita è infelicità e non so quando può arrivare la morte. Giochiamo a baseball” dice il regista.

Jayro Bustamante, regista guatemalteco di cui si rammenta il film “Vulcano” del 2015, rilegge il mito nato in America Centrale della donna che dopo aver perso i due figli torna per uccidere o rendere pazzo chi ascolta il suo lancinante pianto. Con gli strumenti del cinema di genere, tra cui l’horror,  il regista narra la storia politica del conflitto tra conquistadores e indios inscenando la serie di processi per genocidio intentati contro i vertici del Guatemala per lo sterminio e la sottomissione del Pueblo Ixil. 

Per gli altri film e le altre proiezioni di oggi si rimanda al programma della Mostra.

(Caterina Grazioli)