Venezia. Riflessioni sulla vita, sui legami familiari e anche un “poliziesco” iraniano in gara oggi. In Sala Grande ecco le proiezioni ufficiali del 3 settembre. Alle 14.30 Fuori Concorso “45 Seconds of Laughter”  di Tim Robbins. Attore, regista e sceneggiatore statunitense, classe 1958, ha vinto l’Oscar al miglior attore non protagonista nel 2004 per la sua interpretazione in “Mystic River” di Clint Eastwood. Presenta a Venezia il racconto della sua esperienza di laboratorio teatrale con un gruppo di detenuti della prigione di Stato di Calipatria. The Actors’ Gang, la sua compagnia, sfidando le barriere razziali e le affiliazioni tra gang, aiuta i detenuti, mettendo in scena i personaggi della Commedia dell’arte, a esplorare emozioni a lungo rimaste sopite dando vita a legami inaspettati tra uomini un tempo rivali.

Il regista Vàclav Marhoul

Alle 16.45 per il concorso internazionale Venezia 76, viene presentato “The Painted Bird” di Václav Marhoul. Durante la Seconda guerra mondiale, una coppia ebrea manda il proprio figlio da parenti in una zona rurale e isolata dell’Europa dell’Est, nel tentativo di proteggerlo dalle persecuzioni naziste. Tuttavia, quando la persona presso cui era ospitato muore improvvisamente, il bambino si ritrova solo in un territorio sconosciuto, tra l’aperta ostilità della popolazione locale e l’imperversare del conflitto. L’autore del film è un regista, sceneggiatore e attore ceco del 1960. Ha realizzato tra gli altri “Tobruk”, del 2008 con cui ha ricevuto riconoscimenti in patria.

Alle 20.15 nell’ambito del concorso Venezia 76, proiezione di “Om det oändliga” (About Endlessness) di Roy Andersson. Il regista svedese del 1943, ha all’attivo diversi film premiati tra cui la pellicola Leone d’oro a Venezia nel 2014, “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza”. Del film in concorso spiega: “Voglio sottolineare la bellezza di essere un essere umano, di essere vivo; e per dimostrarlo, devi avere un contrasto, per mostrare anche il lato brutto. Questo film parla dell’infinità dei segni dell’esistenza”. Un narratore ci trasporta nella bellezza e crudeltà della vita: una coppia galleggia su una Colonia devastata dalla guerra; sulla strada per una festa di compleanno, un padre si ferma a legare i lacci della figlia sotto la pioggia battente; le ragazze adolescenti ballano fuori da un bar; un esercito sconfitto marcia verso un campo di prigionia.

Conclude la programmazione per il pubblico della Sala Grande, alle 22.15, per Venezia 76, il film “Guest of Honour” di Atom Egoyan, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico armeno naturalizzato canadese, nato nel 1960. Nella sua carriera ha tra l’altro ricevuto una candidatura all’Oscar al miglior regista per “Il dolce domani” del 1997. Il film che presenta, interpretato da David Thewlis, Laysla De Oliveira, Luke Wilson, narra del rapporto tra un padre e una figlia ingiustamente condannata per abuso di autorità nei confronti di un diciassettenne. Il contrasto è le tensioni familiari nascono dal fatto che la figlia è convinta di meritare una punizione, ma per un reato commesso anni prima.

Il film About Endlessness

La programmazione della Sala Darsena vede la proiezione di due film della sezione Orizzonti, alle 14.15 “Blanco en Blanco” (White on White) di Théo Court. Il regista è nato nel 1980 in Spagna da genitori cileni ed è cresciuto in Spagna e Cile.
Dirige il suo primo lungometraggio “Ocasio” nel 2010. La trama del film in concorso: Terra del Fuoco, primi del XX secolo. Un fotografo, interpretato da Alfredo Castro, viene ingaggiato per il matrimonio di un potentissimo latifondista con una giovane. La sua bellezza diventa un’ossessione che per essere soddisfatta renderà il fotografo complice di un genocidio.

Alle 17.00 sarà la volta del film “Metri Shesho Nim” (Just 6.5)  di Saeed Roustaee. La città trabocca di tossicodipendenti per gli affari di un locale signore della droga. Della sua cattura è incaricato un agente della Task Force Antidroga; ma quando riuscirà a rintracciarlo e a braccarlo, il trafficante cercherà ogni modo per scappare e salvare la sua famiglia. Si tratta del secondo lungometraggio del regista e sceneggiatore iraniano del 1989,  dopo “Abad va yek rooz” (Eternity+1, 2016). Tutti le proiezioni elencate sono quelle ufficiali con una delegazione che ne accompagna la visione. Per gli altri film si rimanda al programma della mostra. Si cita solo alla Sala Perla 2, alle 15.00, con il pubblico che può accedere tramite coupon in distribuzione alle biglietterie, A conversation with Julie Andrews, condotta da  Giulia D’Agnolo Vallan.

(Caterina Grazioli)