Venezia. Ultimi tre giorni di concorso, prima dell’assegnazione dei premi. In Sala Grande, alle 14.30 Fuori Concorso, il pubblico potrà assistere alla proiezione di “Colectiv” (Collective) del regista rumeno classe 1979 Alexander Nanau, già candidato agli European film awards per il documentario “Totò and  his sisters” del 2014. All’indomani di un tragico incendio in un club musicale rumeno, altre vittime di ustioni iniziano a morire negli ospedali a causa di ferite che non minacciano la vita. Un team di giornalisti investigativi si è messo all’opera per scoprire la massiccia corruzione nel sistema sanitario e in altre istituzioni statali. Seguendo giornalisti, informatori e funzionari governativi, Colectiv è uno sguardo coinvolgente e intransigente nel prezzo della corruzione e nel prezzo della verità. “Per me questo film parla di non dare per scontate democrazie e giustizia sociale”, dice l’autore.

Babyteeth” di Shannon Murphy – Credits_Lisa_Tomasetti

Alle 17.00 ci saranno, di seguito due film del concorso Venezia 76, “Babyteeth” di Shannon Murphy regista teatrale e televisiva australiana al suo primo film. L’adolescente Milla, malata di cancro, si innamora di Moses, uno spacciatore di qualche anno più grande di lei. Contro il parere dei suoi genitori, Milla comincia a frequentarlo e scopre di riuscire così a guardare nuovamente la vita con entusiasmo. Tra gli interpreti Essie Davis e Ben Mendelssohn.

Alle 19.30, nel concorso principale, “Lan Xin Da Ju Yuan”, (Saturday Fiction) di Lou Ye. Regista e sceneggiatore cinese del 1965, dei diversi film girati si ricorda “Spring fever”, vincitore del premio per la sceneggiatura a Cannes nel 2009, girato di nascosto per evitare problemi con la censura che gli aveva proibito di filmare per 5 anni. Nel film in sala oggi, interpretato da Gong Li, Mark Chao, Joe Odagiri, Pascal Greggory, 1941: sin dall’occupazione giapponese, la Cina è terreno di una guerra di intelligence tra gli Alleati e le potenze dell’Asse. La celebre attrice Jean Yu ritorna a Shanghai, apparentemente per recitare in Saturday Fiction, diretta dal suo ex amante. Ma qual è il suo vero scopo? Liberare l’ex marito? Carpire informazioni segrete per le forze alleate? Lavorare per il padre adottivo? O fuggire dalla guerra con il suo amato?  Mentre tutto sembra sfuggire al controllo, Jean Yu inizia a chiedersi se rivelare ciò che ha scoperto sull’imminente attacco di Pearl Harbor.

La programmazione della Sala si chiude alle 22.15, con il film Fuori Concorso “Mosul” di Matthew Michael Carnahan, sceneggiatore americano, al suo debutto alla regia. Dopo che l’ISIS ha preso le loro case, famiglie e città, un gruppo di uomini lotta per riconquistarle. Basata su eventi realmente accaduti, questa è la storia della squadra speciale di Nineveh: un’unità di ex poliziotti che conduce un’operazione di guerriglia contro l’ISIS nel disperato tentativo di salvare la città di Mosul.

Alla Sala Darsena si potrà vedere, per la sezione Orizzonti, alle 14.00 “Atlantis” di Valentyn Vasyanovych, regista e produttore ucraino, nato nel 1971, molto attento alla situazione del suo paese. “Atlantis è una spiegazione estremamente precisa degli effetti della guerra tra Ucraina e Russia. Il maggior problema del Donbas non è il declino economico, ma la catastrofe ecologica. Centinaia di miniere da cui un tempo veniva pompata l’acqua sono oggi abbandonate e allagate. Da qui l’acqua avvelenata penetra nei pozzi e nei fiumi. Tra qualche anno, non ci sarà più acqua potabile in questa regione, e il Donbas si trasformerà in un deserto senza vita come Chernobyl. Nel film “Sergeij torna a casa dopo la guerra, vuole superare il trauma e vivere una vita piena. Per ripensare ai cambiamenti che gli sono capitati, si unisce ai volontari che si occupano di recuperare i corpi dei soldati morti. Dissotterrando i cadaveri di questi soldati, supera il suo trauma psicologico e trova la forza di continuare a vivere”.

Mentre alle 16.45 si vedrà “Moffie” di Oliver Hermanus. “Il titolo del film è un termine Afrikaans dispregiativo per ‘gay’ – spiega il regista e scrittore sudafricano nato nel 1983 – Moffie è l’arma sudafricana della vergogna, usata per opprimere i gay o gli uomini effeminati. Quando ti chiamano in questo modo per la prima volta, ti nascondi. Ti cancelli”. Un giovane, negli anni dell’apartheid, viene chiamato al servizio militare per un conflitto tra Sudafrica e Angola. Dovrà sopravvivere in un ambiente ostile reso ancora più complicato quando si innamora di un commilitoni. Tutti i film fino a qui elencati sono presentati con una delegazione che li accompagna.

CHIARA_FERRAGNI_____UNPOSTED_-_Film_delegation__Credits_La_Biennale_di_Venezia_-_foto_ASAC

Si segnala, in Sala Giardino, alle 20.30 per la sezione Sconfini, un film sul fenomeno social italiano “Chiara Ferragni – Unposted”  di Elisa Amoruso, con incontro con gli autori. Per gli altri film del 4 settembre si rimanda al programma della mostra.

(Caterina Grazioli)