Venezia. Gli ultimi fuochi della mostra. Si è entrati negli ultimi due giorni dei film in competizione per i premi principali e cominciano a circolare i nomi dei possibili vincitori. Si parla di Roman Polanski, per “J’accuse”, o di Noah Baumbach per “Marriage Story”: questo il verdetto per quanto riguarda rispettivamente i critici italiani e quelli stranieri. Ma le sorprese non mancano, come il film australiano proiettato ieri: “Bayteeth” di Shannon Murphy, con cast azzeccato e sceneggiatura solida tratta da una pièce teatrale di Rita Kalnejais. Quest’ultimo sempra ilfil rougeche lega molti film della mostra: sceneggiature non originali, ma tratte da romanzi, lavori teatrali o altre opere. Forse, spiega qualcuno, perché gli sceneggiatori in gamba si sono lanciati sulla serialità televisiva.

_ACCUSE_-_Actor_Jean_Dujardin

Oggi come al solito è in Sala Grande che si assiste alle proiezioni ufficiali dei film in concorso, anche se alle 14.00, si cominica con una pellicola Fuori Concorso, “Citizen Rosi” di Didi Gnocchi, Carolina Rosi. il documentario non racconta solo il lavoro di Rosi, ma restituisce anche mezzo secolo di storia d’Italia. I suoi film di impegno civile, tra cui si ricorda “Salvatore Giuliano” del 1962, “Le mani sulla città” del 1963, “Uomini contro” del 1970, “Il caso Mattei” (1972), fino a “La tregua” del 1997, hanno obbligato a riflettere intere generazioni. Ma soprattutto Rosi ha anticipato la narrazione di una democrazia inquinata dalla corruzione fin dalla sua nascita. La figlia Carolina restituisce la parte privata del regista ed è Rosi stesso, in frammenti delle sue interviste, a dare senso e intensità al suo cinema.

Alle 16.45 per il concorso principale, Venezia 76, “A herdade” (The Domain) di Tiago Guedes, regista e montatore portoghese del 1971, vincitore del Portuguese Golden globe nel 2006 per “Blood Curse”. Il film racconta la storia di una famiglia portoghese che possiede una delle più grandi proprietà fondiarie d’Europa sulla riva meridionale del fiume Tago. Si scava nei segreti di questa enorme proprietà, rappresentando le vicende storiche, politiche, economiche e sociali del Portogallo a partire dagli anni Quaranta, passando per la Rivoluzione dei garofani fino ad arrivare ai nostri giorni.

Alle 20.00 a chiudere la giornata di Venezia 76 il pubblico potrà assistere al film “Gloria Mundi” di Robert Guédiguian, regista, sceneggiatore e produttore francese del 1953, con all’attivo una notevole filmografia tra cui, “Marius e Jeanette del 1997 e  “Le nevi del Kilimangiaro” del 2011 presentati a Cannes (Un certain regard) e vincitori di alcuni premi in patria. Il film che viene presentato oggi a Venezia racconta la storia di Daniel (Gérard Meylan) che dopo aver scontato una lunga condanna, esce di prigione e torna a Marsiglia. La sua ex moglie Sylvie (Ariane Ascaride), gli comunica che Mathilda (Anaïs Demoustier), la loro figlia, ha dato alla luce Gloria e che Daniel è perciò diventato nonno. Durante l’assenza di Daniel ognuno si è fatto o rifatto una vita. Daniel va a conoscere sua nipote e trova una famiglia che lotta in ogni modo per restare in piedi e farà di tutto per aiutarla.
La programmazione nella sala si chiude alle 22.30, con il film Fuori Concorso – proiezioni speciali “ZeroZeroZero” (ep. 1: The Shipment, ep. 2: Tampico Skies) di Stefano Sollima, già fautore di altre serie tv di questo genere, quali “Romanzo Criminale” e “Gomorra”.

La nuova serie tv prodotta da Sky e basata sul libro omonimo di Roberto Saviano. “Siamo il motore dell’economia globale” così uno dei protagonisti, interpretato dall’attore Gabriel Byrne, presenta il traffico di cocaina che attraversa il mondo. Negli otto episodi che comporranno la serie tv verrà quindi esplorata l’industria del narcotraffico, dalla produzione alla distribuzione.

MARRIAGE_STORY_-_Scarlett_Johansson_and_Adam_Driver

Alla Sala Darsena, riservata al concorso Orizzonti, il pubblico vedrà alternarsi alle 14.15 “Borotmokmedi” (The Criminal Man) di Dmitry Mamuliya è alle 17.30 “Nevia” di Nunzia De Stefano. Il primo film narra la trasformazione di un uomo da testimone di un omicidio a criminale. “Volevo esplorare la geneaologia del crimine, cercare di rivelare le suo origini erotiche … Volevo creare la mappa di un’anima ostile al mondo esterno – malata, poiché ogni singolo pensiero scaturito dalle sue pieghe profonde è una sorta di malattia. L’azione filmica non doveva seguire la logica, ma la visione del protagonista”, spiega il regista classe 1979, georgiano, già regista di quattro opere tra cui “Another Sky”, vincitore del premio della giuria al festival internazionale di Karlovy Vary. La vita monotona di un giovane vice ingegnere capo in una città operaia, viene sconvolta quando assiste casualmente all’omicidio di un famoso portiere calcistico. Il crimine diventa un’ossessione e lentamente compone la sua nuova identità di assassino. La pellicola italiano della sezione vede invece protagonista una giovanissima attrice, Virginia Apicella. Nel cast anche Pietra Montecorvino, Pietro Ragusa. Nevia ha 17 anni: troppi per il posto in cui vive e dove è diventata grande prima ancora di essere stata bambina. Minuta e acerba, è un’adolescente caparbia, cresciuta con la nonna Nanà, la zia Lucia e la sorella più piccola, Enza, nel campo container di Ponticelli. Le sue giornate trascorrono tutte uguali, tra piccoli lavoretti e grandi responsabilità, i contrasti con la nonna e la tenerezza per la sorella. Finché un giorno l’arrivo di un circo irrompe nella quotidianità della ragazza.

Nunzia De Stefano nasce a Napoli. Dal 2008 al 2018 collabora con Matteo Garrone per i film “Gomorra”, “Reality”, “Il Racconto dei Racconti” e “Dogman”. “Nevia” è il suo primo lungometraggio. Tutti i film elencati vedranno, per la proiezione ufficiale citata, la presenta di una delegazioen che li accompagna.

Per gli altri film in concorso e per le altre varie proiezioni si rimanda al programma quotidiano della mostra.

(Caterina Grazioli)