Venezia. Si chiude con una coda polemica relativa all’ultimo film italiano in gara, che non verrà presentato in forma ufficiale, l’ultima giornata del concorso Venezia 76. Per il pubblico, in proiezione senza la presenza di alcuna delegazione di accompagnatori, alla Sala Grande, alle 17.00, “La mafia non è più quella di una volta” di Franco Maresco e, alle 19.30, “Waiting for the barbarians” di Ciro Guerra, che è un regista e sceneggiatore colombiano del 1981, candidato all’Oscar per il miglior film straniero nel 2016 per “El abrazo de la serpiente”. Il film ha come interprete, nel ruolo del cattivo, Johnny Depp, oltre a Mark Rylance e Robert Pattinson e narra la storia di un magistrato che amministra un isolato avamposto di frontiera al confine di un impero senza nome, aspettando con ansia la pensione, fino all’arrivo del colonnello Joll. Incaricato di riferire sulle attività dei barbari e sulla sicurezza al confine, Joll conduce una serie di spietati interrogatori. Il trattamento dei barbari per mano del colonnello e la tortura di una giovane donna barbara spingono il magistrato a una crisi di coscienza che lo porterà a compiere un atto di ribellione donchisciottesco. E’ un adattamento del romanzo di J.M. Coetzee.

La mafia non è più quella di una volta – credits Tommaso Lusena

Franco Maresco, regista, sceneggiatore e montatore palermitano del 1958,   non sarà presente alla Mostra. Già premio della giuria a Venezia nella sezione Orizzonti nel 2014 per “Belluscone – Una storia siciliana”, anche premio “David di Donatello” per il miglior documentario, l’autore non ci sarà alla conferenza stampa e il film non sarà presentato dai produttori, né dai protagonisti come la fotografa Letizia Battaglia, cosa mai accaduta alla Mostra del cinema. Nel 2017, in occasione del venticinquesimo anniversario della strage di Capaci e di via D’Amelio, Franco Maresco si interroga su quanto degli ideali di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sia rimasto nell’Italia odierna, specie in Sicilia, e sul rapporto della sua popolazione con la mafia. A tal proposito, discute con la fotografa di mafia Letizia Battaglia, amareggiata dalle manipolazioni delle commemorazioni di Falcone e Borsellino da parte della classe politica italiana.
Moresco finisce per ritrovare anche Ciccio Mira, l’immarcescibile organizzatore di concerti neomelodici che nel 2013 era stato protagonista di “Belluscone – Una storia siciliana” : Mira sembra però molto cambiato rispetto al fervente difensore di mafiosi che era, e sta dando fondo alle sue finanze pur di organizzare un improbabile concerto neomelodico in onore di Falcone e Borsellino nel quartiere ZEN di Palermo. Tuttavia, i suoi discorsi continuano a tradire una certa nostalgia per la “mafia di una volta”.

Altri due film in Sala Grande, Fuori concorso: alle 14.00 “State Funeral” di Sergei Loznitsa, regista bielorusso cresciuto in Ucraina. Filmati d’archivio unici, in gran parte inediti, mostrano il funerale di Josip Stalin, culmine del culto della personalità del dittatore. La notizia della morte di Stalin, il 5 marzo 1953, fu uno shock per l’intera Unione Sovietica. La cerimonia della sepoltura fu seguita da decine di migliaia di persone a lutto. Osserviamo ogni fase dello spettacolo del funerale, descritto dalla Pravda come “il Grande Addio”, e possiamo accedere, come mai prima, all’esperienza spettacolare e assurda della vita e della morte nel regno di Stalin.
Il film evidenzia che il culto della personalità di Stalin era una forma di illusione indotta dal terrore. Approfondisce la natura del regime e della sua eredità che ancora perseguita il mondo di oggi.
Alle 22.00 verrà presentato “Tutto il mio folle amore” di Gabriele Salvatores, regista italiano, classe 1950, di cui si ricorda il premio Oscar per il migliore film straniero per “Mediterraneo” nel 1992. Con il trio Diego Abatantuono, Claudio Santamaria e Valeria Golino, il film è ispirato dal romanzo “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas e racconta il legame che un padre a lungo assente vuole recuperare con il figlio adolescente autistico.

Hava, Maryam, Ayesha

Alla Sala Darsena, dedicata alla sezione Orizzonti, anch’essa in chiusura prima dell’assegnazione dei premi, il pubblico può assistere, alle 14.15, alla proiezione di “Hava, Maryam, Ayesha”, di Sahraa Karimi, regista afgana, nata nel 1983. Tre donne afgane di diversa estrazione sociale, residenti a Kabul, devono affrontare una grande sfida nelle loro vite. Hava, una donna legata alle tradizioni, incinta, della quale non importa niente a nessuno, vive con i suoceri. La sua unica gioia consiste nel parlare con il bambino che ha in grembo. Maryam, una colta giornalista televisiva, sta per divorziare dal marito infedele, il quale scopre che è incinta. Ayesha, una ragazza di diciotto anni, accetta di sposare il cugino, poiché il ragazzo che l’ha messa incinta è scomparso dopo aver saputo della sua gravidanza. Deve pertanto trovare un dottore per abortire e ritrovare la verginità. Per la prima volta, ciascuna di loro deve risolvere il proprio problema da sola.

Mentre l’altro film della sezione verrà proiettato alle 17.15: “Zumiriki” di Oskar Alegria, regista spagnolo. “Mio padre era solito filmare le tradizioni e i paesaggi del suo villaggio. Un giorno notai che aveva anche l’abitudine di filmare le piante e gli uccelli che stavano scomparendo, mentre contemporaneamente registrava i loro nomi in basco antico all’interno della colonna sonora. Fu allora che appresi che se le parole muoiono, anche gli uccelli e le piante svaniscono. Filmare era allora un gesto per salvare il nostro mondo antico. Filmare per vivere due volte. Filmare per sentire la nostra voce di bambini”.

Da segnalare, alle 21.00, in Sala Darsena “Roger Waters us + them”, la registrazione, con immagini e audio fantasmagorici di uno dei concerti dell’omonimo tour del leader dei Pink Floyd, curato dallo stesso artista in collaborazione con Sean Evans..
Tutti i film, a parte quello italiano, prevedono la presenza in sala di una delegazione che li accompagna.
Per le altre proiezioni del 6 settembre si rimanda al programma della mostra del cinema.

(Caterina Grazioli)