Leggendo i dati Inail sugli infortuni sul lavoro mi viene da dire : il n. 600 potresti essere tu! Ma non sarebbe un bel traguardo, infatti tra gennaio e luglio 2019 ci sono stati 599 morti sul lavoro con un +2% sullo stesso periodo precedente.
Da “La Stampa” del 2 settembre emerge una cronaca spietata dove si parla di un morto schiacciato, uno travolto (dove tre mesi prima un collega morì travolto da un muletto) folgorato, precipitato, stritolato. Un gergo secco sintetico ma altrettanto doloroso.

La media è presto fatta: nei primi 7 mesi sono morti circa 85 lavoratori/lavoratrici al mese . E’ come se fossero morte 8 squadre di calcio. Vi rendete conto della tragedia che stiamo vivendo. Aumentano anche i morti nel tragitto casa lavoro; cosa da non trascurare per certe categorie di lavoratori. Si muore nei settori agricoltura, costruzioni, industria mineraria, trasporti e magazzinaggio.
E poi con amarezza in questi dati rimangono fuori i reider, ancora senza tutele contrattuali. A proposito li abbiamo già dimenticati?

Si muore soprattutto nel Meridione (16 casi in più in Puglia); muoiono lavoratori/lavoratrici italiani e sempre di più quelli extracomunitari ( da 64 a 71).
Sono esclusi dai dati Inail anche carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco, volontari della protezione civile, , sportivi, giornalisti e personale di volo. Negli elenchi del Ministero dell’Interno sono inclusi solo i decessi che danno diritto ad un risarcimento da parte dello Stato. Forse sarebbe il caso di tenere un unico elenco presso Inail.
E poi ci sono i suicidi come denunciato dal sindacato di Polizia.
Se sto lavorando e muoio deve interessare poco chi è il mio datore di lavoro se pubblico o privato.
Impossibile poi stabilire quante morti sul lavoro ci sono per chi non ha un regolare contratto di lavoro.

Qualcuno le chiama morti bianche; ma si fa fatica a pensare che tutto accada per caso. Le cause sono tantissime e vanno dallo stress alle molte ore di lavoro, dalla scarsa formazione alla frammentazione dell’attività lavorativa; contratti di lavoro precari.
Non voglio dimenticare le altre vittime che sono i familiari di chi perde la vita sul luogo di lavoro e che deve combattere per ottenere un risarcimento.

Poi ci si mette il governo che nel triennio 2019-2021 ha tagliato 410 milioni per la revisione delle tariffe INAIL. Non è una vittoria! Non può essere che si abbassi l’attenzione sui morti sul lavoro; anzi è esattamente il contrario. Il taglio porterà ad un minori investimento sui programmi di formazione delle ditte.
Già da tempo è utile che venga potenziato il settore ispettivo perché solo con maggiori controlli si può tenere il fenomeno sotto controllo.

Infine, così come propone anche il presidente dell’Istat, un gran bel bollino Blu per le imprese virtuose.
E allora guardiamo avanti con una maggiore attenzione.
La vita è un dono e a casa bisogna ritornare per poter vivere serenamente la propria esistenza.

(Dino Bufi)