Venezia. Dopo che tutti i giochi sono fatti: il verdetto della giuria della mostra guidata dalla regista argentina Lucrecia Martel si è saputo alle 19,  è stato proiettato il film di chiusura in Sala Grande “The burnt orange herity”, del regista italiano Giuseppe Capotondi. Nell’Italia dei giorni nostri, il carismatico critico d’arte James Figueras ha una relazione con la provocante e attraente americana Berenice Hollis.

Mentre lui è il classico antieroe in fieri con un fascino che nasconde le sue ambizioni, lei è una figura innocente che viaggia attraverso l’Europa, libera di essere chiunque desideri. I due amanti raggiungono l’opulenta tenuta sul lago di Como di Joseph Cassidy, un potente collezionista d’arte. Il loro ospite risulta essere il mecenate di Jerome Debney, il solitario J.D. Salinger del mondo dell’arte, e fa una richiesta molto diretta a James: deve sottrarre a tutti i costi un capolavoro di Debney dallo studio del pittore.

Trascorrendo del tempo con il leggendario artista, la coppia inizia a rendersi conto che, per quel che riguarda sia Debney che la loro missione, nulla è come sembra. Ma James è un uomo di profonde e celate ambizioni disposto a tutto pur di avanzare nella propria carriera: dall’incendio doloso al furto con scasso, fino all’omicidio.
Il film ha un’ambientazione molto elegante e raffinata, ed è girato in Italia, in gran parte sul lago di Como, Si è ispirato, spiega nella conferenza stampa il regista “a quella dei film  di Hitchcock o quelli della Hollywood d’oro degli anni 60-70. Questa è stata la mia  intenzione”.  È un racconto sulla verità e sulla menzogna.

Mick Jagger, cantante leader dei Rolling Stones, ha il ruolo di un critico d’arte “un piccolo ruolo – dice – che  mi è piaciuto interpretare perché è quello su cui ruota la vicenda”. “Recitare e cantare è sempre performance. Si tratta di due tipi diversi, una è live, l’altra no. Nella recitazione lavora una diversa parte del cervello e del corpo”. C’è chi gli chiede se condivide la protesta inscenata sul red carpet da circa 500 giovani in favore dell’ambiente, seguendo l’esempio di Greta Thunberg (giovanissima attivista svedese contro i cambiamenti climatici):”il pianeta è in una situazione molto difficile, stiamo tornando indietro. Condivido la protesta”. Donald Sutherland, altro interprete, si schiera anch’egli per l’azione dimostrativa: “Ho 85 anni, che cosa lasciamo ai giovani. Finché non levano dai loro uffici chi governa in Brasile,  USA, non cambierà niente” Del suo ruolo, un pittore ritirato dal mondo che dipinge solo per sé dice che ha accettato volentieri perché era da molti anni che non gli capitava una sceneggiatura così ben scritta.

In sostanza è un giallo psicologico che gioca con gli elementi del genere per cercare di dire una piccola verità. O, forse, una piccola bugia. E una piacevole visione.

(Caterina Grazioli)