Lo stillicidio di vendite di azioni da parte delle Pubbliche amministrazioni non cessa: a luglio 2018 fu la regione Emilia Romagna a scegliere di liberarsi di un sostanzioso pacchetto azionario e a giugno di quest’anno è toccato a Rimini “fare cassa” cedendo azioni in cambio di pronti. Fermo restando il principio che vede molto negativo il disfare capitale per fare cassa resta da comprendere quale scelta “politica” venga portata avanti dai nostri delegati: quest’ultimo punto non è davvero di facile comprensione.

Se esistono titoli quotati in borsa che in questi tempi grigi di difficoltà, di insicurezza e di venti contrari hanno saputo navigare a vele spiegate contro-corrente, questi devono essere individuati nelle Multiutility: negli ultimi quattro anni Hera, A2a, Iren e Acea hanno visto, quasi in perfetta sintonia crescere il proprio fatturato di oltre il 60%, raddoppiare i propri fatturati al pari degli utili prodotti. Liberarsi di simili titoli può significare due cose: non sapere gestire correttamente il capitale affidato o essere davvero al ‘lumicino’ per quanto riguarda le difficoltà di gestione. In entrambi i casi la scelta non è tra le migliori.

In quattro anni Hera ha visto il proprio fatturato aumentare di oltre 1.500 milioni di € e gli utili sono più che raddoppiati: da 161 milioni un vistoso avanzamento fino a raggiungere i 344. Non meno bene A2a che aumenta il proprio fatturato di oltre 2.400 milioni e vede la propria redditività aumentare del 50%. Non meno bene Iren che vede la produzione di utili passare da poco meno di 100 milioni a oltre 240. Per quanto riguarda Acea, mentre il fatturato non subisce sostanziali modifiche, la redditività passa da 720 a 930 milioni: una scelta gestionale prudente ma vincente.

Le quattro aziende prese in considerazioni si differenziano tuttavia nella scelta di indirizzo gestionale: mentre A2a ed Hera risultano essere i maggiori operatori nella raccolta e gestione dei rifiuti, Iren e Acea puntano al ciclo dell’acqua, gestione di rete idrica e depurazione. Non occorre certo essere un “guru” per comprendere che la gestione di materie di vitale importanza per l’utenza di acquisto non può lasciare spazio a capricci di mercato che, al contrario, inficiano fin troppo spesso altri prodotti: una veloce occhiata alle performance delle Multiutility negli ultimi quattro anni, se raffrontata al restante mercato azionario non lascia spazio a dubbi di sorta in quanto mentre la generalità del mercato ristagna in un desolante 0% di crescita, le nostre quattro considerate viaggiano a vele spiegate verso un vistoso guadagno del 40%: davvero non male.

È pur vero che corrono voci di un corretto ridimensionamento dell’ingerenza politica nella gestione aziendale delle quattro considerate, sembra anche che la politica abbia compreso che le sedute nei consigli di amministrazione non debbano essere considerate alla stregua di “rifugio trombati” ( su questo avrei qualcosa da ridire…), ma realizzare pronti in considerazione di tali performance appare come una scelta davvero suicida. I bilanci dei nostri Enti pubblici sono davvero messi così male?

(Mauro Magnani)