Imola. Il comitato “Vediamoci chiaro” non si accontenta certamente della chiusura, dichiarata ufficialmente, della discarica Tre Monti dopo le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato. Anzi, è molto arrabbiato. Per prima cosa, attraverso Legambiente Imola-Medicina e Panda Imola, ha mandato una diffida a Herambiente, Con.Ami e Regione Emilia-Romagna per sollecitarle “all’asportazione di tutti i rifiuti conferiti nella porzione di discarica illegittimamente realizzata ed esercitata invitando Arpae a verificare che si proceda alla tempestiva rimozione del volume dei rifiuti illegittimamente smaltiti (oltre 140mila tonnellate) e, dopo averli catalogati, a trasferirli presso impianti idonei. Poi, deve essere eseguita una bonifica del suolo interessato. In caso di omesso e tempestivo riscontro, saremo costretti ad adire per le vie legali”.

Ma le critiche non si fermano qui. Ce ne sono anche per la sindaca Manuela Sangiorgi e la sua giunta. Massimo Bolognesi spiega che “non ci fermiamo perché la politica non si sta concentrando sugli impegni presi. Finora non è dato di sapere nulla dello stato di avanzamento del progetto di realizzazione di una società ‘in house’ per la raccolta e gestione dei rifiuti urbani del Comune, promessa dalla sindaca Manuela  Sangiorgi in campagna elettorale. Il consiglio comunale ha approvato, nel luglio scorso, con la delibera n. 43/2018 l’istituzione di tale società di scopo, impegnando la giunta ad attivarsi in tale direzione, ma finora non è accaduto nulla. L’iniziativa della raccolta ‘autonoma’ dei rifiuti è strategica e fondamentale per superare il terribile conflitto di interessi esistente tra chi raccoglie i rifiuti e chi li smaltisce, attività con obbiettivi industriali ed economici opposti ma attualmente in capo al medesimo soggetto economico, Herambiente. Non si ritiene un caso che le politiche di gestione dei rifiuti di Hera conseguano di frequente pessimi risultati sotto il profilo ambientale. Sempre alla data odierna, nessuna notizia ci è pervenuta delle attività di gestione ‘post mortem’ della discarica, la cui attività si è esaurita nell’anno 2016. Ugualmente non si hanno notizie in merito ad attività di caratterizzazione (capire la tipologia dei rifiuti) del sito di discarica, finalizzata a una bonifica. Non si parla di dismissione dell’impianto di Akron spa, a questo punto decisamente anacronistico se destinato al trattamento di rifiuti con finalità di recupero. La sua posizione in mezzo alle colline risulta ambientalmente intollerabile e sarebbe industrialmente un errore. Leggendo i segnali inviati dalle pubbliche amministrazioni, come i verbali di Con.Ami, il Piano Provinciale dei Rifiuti della Provincia di Ravenna (soprattutto il Piano di localizzazione delle aree inidonee alla localizzazione di impianti di smaltimento rifiuti), non otteniamo nessuna rassicurazione per il futuro e non condividiamo l’ottimismo dilagante in merito alla chiusura. Inoltre, non capiamo perché il trattamento dei rifiuti avviene nelle vicinanze in collina e non vicino alle zone di trasporto più vicine”.

E Alfredo Sambinello di Legambiente ribadisce: “A noi non risulta che la nuova Amministrazione comunale abbia cambiato atteggiamento nei nostri confronti rispetto alla precedente. Chiediamo la chiusura del trattamento dei rifiuti in via Pediano, ci stiamo sostituendo alla sindaca. Inoltre siamo assolutamente contrari al fatto che Herambiente sia al tempo stesso responsabile della raccolta sia dello smaltimento dei rifiuti. C’è conflitto di interessi”.

Anche Ombretta Grandi del comitato residenti vicino alla discarica conferma: “Continuano ad arrivare da via Pediano camion a non finire, c’è la stessa tremenda puzza simile a biogas, lo abbiamo sempre segnalato ad Arpae perché siamo preoccupati per la nostra salute”.

Bolognesi non si ferma, ma raddoppia: “Vorremmo sapere come mai a Imola e in particolare nelle vicinanze della discarica ci siano stati il 40% in più di tumori rispetto alla media regionale. Ricordiamo che la sindaca è anche la prima autorità in materia sanitaria del Comune. Nel giugno scorso, si tenne un convegno organizzato dall’Ausl, presente l’assessore Andrea Longhi, durante il quale parlò il professor Marco Vinceti dell’università di Modena e Reggio Emilia. Peccato che sia stato anche consulente di Hera e quindi secondo noi c’è un possibile un conflitto di interessi. Pure il direttore generale dell’Ausl Andrea Rossi, in quel tavolo disse che i motivi di tanti tumori possono essere diversi, anche che forse gli imolesi fumano troppo. Serve invece un Piano di sorveglianza sanitario”.

(m.m.)