Come scriveva il grande Eduardo, il titolo della sceneggiata “va pensato profondamente”, a cominciare dalle “g”. E a chi gli chiedeva di quali “g” si trattasse rispondeva: “ Ci stanno sceneggiate e scenegggiate, a seconda dell’importanza: rarissime le sceneggggiate. Alludeva, in seguito, al “Pernacchio”, una sceneggiata (io metterei 4 “g”) in cui, a risposta dell’invadente, organizzava un’intera contrada al fine di produrre un pernacchio gigantesco che doveva assumere le forme e le sostanze di unicità. Non da meno il Principe De Curtis, conosciuto come Totò, che girovagava per i vicoli attorno a “Spaccanapoli”, seguito da una variopinta moltitudine, con l’immancabile “Scettro montato” (in realtà una canna sormontata da un pomodoro rosso), inveendo a modo suo verso le tante ingiustizie, salassi e prepotenze alle quali il “vero” popolo Napoletano era soggetto (si ricorderanno in particolare le “Mosse”, da manuale!).

Cambiano i tempi e gli usi, Spaccanapoli ora è una via centrale della capitale partenopea ordinata e pulita, Eduardo e Totò ci hanno lasciati, ma l’uso della “Sceneggiata” persiste e permane, anche se in forme più sommesse, quasi riguardose, forse intimidite. I protagonisti e le sostanze restano, e resteranno, immutate, perché la bestia uomo possiede l’arte del fingere e sa farne uso quando le avversità lo insidiano, quando sente il pericolo dietro la coda, quando il rischio di frana si fa vicino ed immancabile, quando è ben certo di non possedere l’arma efficace per la vittoria. Allora si produce in un vistoso “pernacchio” al solo scopo (lui lo sa benissimo) di sollevare una risata corale e esegue la più scandalosa “mossa” tanto banale quanto inoffensiva.

E non si creda che la “sceneggiata” appartenga unicamente ai ceti più “bassi” della nostra (e non solo) società: pure i più alti vertici ne sanno produrre di inimitabili. All’oggi, ci è dato assistere alla forma di “sceneggiata” per eccellenza: i vertici politici della nazione hanno prodotto la “mossa per antonomasia”, quella inimitabile, classica e pur sempre nuova, quella alla quale noi tutti ancora crediamo: la famosissima “sceneggiata” della paura e della convenienza. Guai a farla passare per impotenza, dare la sensazione del vicolo cieco, mostrare la vera vulnerabilità del proprio stato o ancora peggio porgere l’altra guancia. Mortale poi sarebbe assumere le forme della completa solidarietà, unicità di intenti e di modi: se rissa deve essere, che rissa sia anche se in forma di “sceneggiata”! I poveri vedranno infine un po’ di luce in fondo al tunnel, i puri rideranno a crepapelle, gli stolti inalbereranno vessilli e lanceranno anatemi, ma lo scettro coperto di vivaci colori e sormontato dalla palla dorata batterà ben forte sul selciato della nostra misera condizione e c i rassicurerà, almeno un poco, anche se, in verità vi dico, sotto la vernice colorata dell’asta si cela la più classica delle canne e la palla dorata nasconde un pomodoro neanche tanto fresco: se osservate con la dovuta attenzione vedrete che l’istrione finge di battere forte la canna al suolo per evitare che la finta palla dorata mostri la sua vera natura finendo per spiaccicarsi sul duro suolo della verità.

Noi agnostici, miscredenti, colmi di dubbi inguaribili e di ferite ancora ben aperte ci permettiamo di girare la testa dall’altra parte per non rendere pubblico il nostro amaro sorriso, nella vaga speranza che la “scenegiata” attuale riesca almeno ad aggiungere un’altra “g” per essere finalmente all’altezza del lessico e del costume classico. Eduardo inorridirebbe e Totò getterebbe lontano sia il tamburello a sonagli che il cilindro multicolori !

(Mauro Magnani)