Dopo alcuni mesi di discussione e l’approvazione degli organi dirigenti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, venerdì 6 settembre scorso è stata presentata dai Consigli Generali dei tre sindacati confederali dei metalmeccanici, riuniti unitariamente a Roma, la piattaforma per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) dei metalmeccanici in scadenza il 31 dicembre 2019, contratto che era stato firmato da Fiom, Fim e Uilm e Federmeccanica-Assistal il 26 novembre 2016.

Dopo questo atto formale del “parlamentino” unitario di Fiom, Fim e Uilm, la parola passa agli oltre un milione e quattrocentomila lavoratrici e lavoratori metalmeccanici nelle centinaia di assemblee sui luoghi di lavoro che si svolgeranno già a partire da questa settimana e che termineranno nel mese di ottobre con un referendum vincolante sulla piattaforma, così da permettere entro la fine di ottobre l’apertura del negoziato con le controparti datoriali.

L’analisi di Fiom, Fim e Uilm dello stato del settore metalmeccanico si trova nella premessa della piattaforma, negli anni della lunga crisi sono stati 300 mila i posti di lavoro persi dovuti a riorganizzazioni e ristrutturazioni aziendali, negli stessi anni il costo del lavoro è rimasto stabile, mentre vi è stata una crescita del valore aggiunto per le imprese metalmeccaniche attestatosi nel 2017 ai valori del 2007 (l’anno prima della crisi). Il valore aggiunto delle imprese grosso modo oggi è sempre lo stesso del 2007, ma con 300 mila lavoratori in meno, contemporaneamente quindi vi è stata una crescita dei profitti per le imprese, che però non ha trovato riscontro in una adeguata redistribuzione tra gli stessi ai lavoratori.

Un po’ come tutta l’industria Italiana manifatturiera, anche il settore metalmeccanico oggi ha imprese che vanno a due velocità, intere aree del nostro Paese e alcuni comparti produttivi importanti hanno trovato nuove opportunità nella crisi di questi anni rendendosi protagonisti e motore della crescita, a partire dell’incremento delle esportazioni su tutti i mercati, queste imprese si sono contraddistinte per il forte sviluppo di processi innovativi e per gli elevati investimenti in parte anche pubblici, nello stesso tempo altre realtà produttive del settore ancora in crisi sembrano ferme in queste si registrano una caduta degli investimenti, il permanere di difficoltà produttive e la crescita della cassa integrazione e dove permangono tuttora seri rischi per l’occupazione.

La parte così detta “politica” della piattaforma dei metalmeccanici individua nel rilancio industriale e occupazionale, nell’incremento dei salari, nella riduzione delle tasse ai lavoratori, negli interventi sugli ammortizzatori sociali e nell’azzeramento degli infortuni, gli argomenti principali, oltre alle imprese una parte di queste richieste sono rivolte a chi governa, facevano parte della piattaforma dello sciopero dei metalmeccanici del 14 giugno scorso e fanno parte tuttora delle richieste che Cgil, Cisl e Uil avevano avanzato al precedente esecutivo e che sono tuttora valide con il nuovo.

Arrivando alle singole richieste della piattaforma per il triennio 2020-22, si punta ad un aumento salariale del 8% sui minimi contrattuali (che sono circa 153 euro mensili al terzo livello), al miglioramento delle relazioni industriali, ai diritti di partecipazione e delle politiche attive, alla valorizzazione della formazione fino a trasformarla nel contratto delle competenze, ad una radicale riforma dell’inquadramento, al rafforzamento del welfare integrativo, particolare attenzione ai temi dell’ambiente e della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, altri temi affrontati sono mercato del lavoro e appalti, orario di lavoro, diritti e tutele.

Una piattaforma sostanziosa e sicuramente anche di svolta, dove il salario diretto ritorna al centro dell’attenzione, dopo anni dove si è rafforzato il salario indiretto prevalentemente legato alla previdenza integrativa e al welfare aziendale.

I leader dei sindacati dei metalmeccanici Francesca Re David Fiom, Marco Bentivogli Fim e Rocco Palombella Uilm auspicano un contesto che rimettendo al centro dell’agenda politica italiana il lavoro, aiuti un rapido sviluppo del negoziato e, che contestualmente sappia dare le giuste risposte alle legittime richieste delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici.

 

(Edgardo Farolfi)