Il più antico e uno dei più prestigiosi festival di cinema al mondo, la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ha chiuso i battenti da un paio di settimane, mostrando in anteprima mondiale tantissime pellicole, che dovrebbero potere trovare la via delle sale per farsi vedere da un pubblico più vasto.

Da qualche anno se ne parla come di una “rampa di lancio per gli Oscar” perché  film prestigiosi che vengono presentati al Lido finiscono poi per vincere come Miglior film a Hollywood: negli scorsi anni prima ancora che a “La forma dell’acqua” era successo con “Birdman” e con “Spotlight”; mentre “Roma” di Alfonso Cuaron, visto a Venezia lo scorso anno, si è aggiudicato il premio al miglior regista e alla fotografia e al miglior film straniero.

Ma, anche fermandosi ai premi principali, in realtà sono pochi i film in sala o in attesa di uscire. Di altri, cercando in internet, non è prevista attualmente alcuna data.

Luca Marinelli

Tra quelli fortunati c’è “Martin Eden”, la pellicola premiata con la coppa Volpi al miglior attore, Luca Marinelli, che è arrivata nei cinema dal 4 settembre e si è comportata bene al botteghino, quinta nella settimana d’uscita. Il film di Pietro Marcello è la rispettosa trasposizione dell’omonimo romanzo autobiografico di Jack London, però ambientata a Napoli. Luca Marinelli è in un ruolo da “romantico”, tra “il tormento” e “l’estasi”, che gli si addice. Napoli è ripresa in veloci filmati di archivio e luoghi che si confondono con la narrazione principale e rimandano a varie epoche. Ricordano altri tempi, dai primi novecento agli anni 50, anche i costumi e gli ambienti dove si muovono gli attori, anche loro di varia provenienza geografica. Il filo conduttore è il riscatto sociale di un marinaio giramondo autodidatta, che decide di diventare scrittore dopo l’incontro con una giovane borghese istruita di cui si innamora. La sua anima individualista, contrapposta al suo credo socialista, lo rende però incapace di inserirsi nei vari livelli della gerarchia sociale che percorre lungo la storia e l’ascesa al successo. La vicenda viene restituita in maniera non lineare, procede a gradini e la forma ibrida che la compone la rende stilisticamente nuova e coinvolgente, rimanendo viva nello sguardo anche a distanza.

E’ uscito in questo fine settimana (dal 12 settembre) il film italiano insignito del Premi speciale della giuria, “La mafia non è più quella di una volta”, di Franco Maresco. Il ritratto di cosa è la mafia oggi a Palermo viene filmato con stile cinico, seguendo con l’occhio scettico della telecamera e la voce fuori campo, le vicende di due palermitani agli antipodi: Letizia Battaglia, “battagliera” fotografa che ha raccontato con i suoi scatti la guerra di mafia e Ciccio Mira, organizzatore di eventi di piazza, che, in occasione del venticinquesimo anniversario dell’uccisione dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, organizza allo Zen un improponibile concerto di “neomelodici” in loro ricordo. Il regista esegue la sua indagine antropologica filmando soprattutto emarginati sociali. Ci sono gli assurdi cantanti di Ciccio Mira (oltre all’impresario stesso e al socio Mannino) o gli abitanti dello Zen, la periferia dormitorio della città siciliana.  E Maresco chiede: “Cosa pensa di Falcone e Borsellino?” oppure “Mi dica no alla mafia”. Si ride tragicamente osservando la perdita della memoria di una fetta di cittadini palermitani, la loro volontà di non capire e di accettare una visione della realtà imposta da altri. Nemmeno l’ottimismo di Letizia Battaglia e l’entusiasmo dei giovani che manifestano per la pur tragica ricorrenza, riesce a stemperare l’amarezza che suscita la presa d’atto dell’inutilità del martirio dei due giudici e delle loro scorte per certi ambienti di Palermo.

Joker

Il film vincitore del Leone d’Oro “Joker”, quello atteso anche dal box office americano, che ne prevede un forte exploit, uscirà il 3 ottobre. Si celebra la genesi dei uno dei cattivi dei fumetti, acerrimo nemico di Batman (già interpretato al cinema da Jack Nicholson in “Batman” di Tim Burton,  da Heath Ledger ne “Il cavaliere oscuro” di Christopher Nolan e da Jared Leto in “Suicide Squad” di David Ayer). Nel 1981 a Gotham City, Arthur Fleck, un uomo con problemi psichiatrici si barcamena facendo il clown a pagamento in vari contesti e tentando una improbabile carriera di autore comico in locali infimi, muovendosi da vittima in una società violenta e cupa. Reagendo, in maniera abnorme, all’ennesimo sopruso, capirà la sua vera natura e comincerà la carriera criminale che lo renderà oltre che “libero” di esprimere se stesso, anche “eroe” degli emarginati. La costruzione del personaggio la fa magistralmente Joaquin Phoenix, attraverso la sua trasformazione sia fisica da individuo debole e insicuro a forte e spregiudicato sia psicologica, resa palese dalla variazione della sua risata.

Uscirà invece nelle sale il 21 novembre il film di Roman Polanski “J’accuse – l’ufficiale e la spia” che a Venezia ha vinto il Leone d’Argento, Gran premio della giuria. Dramma storico che ricostruisce minuziosamente il clima e il periodo in cui si è consumata la vicenda di Alfred Dreyfus, alla fine del XIX secolo in Francia. Un capitano ebreo, accusato di essere informatore dei tedeschi,  viene condannato all’esilio sull’isola del Diavolo in Guyana. Sarà la caparbietà di un ufficiale dell’esercito francese, Georges Picquart, che, ritrovandosi a capo dell’unità di controspionaggio che aveva trovato le prove contro Dreyfus, scopre che le stesse erano state montate ad arte. Nonostante il suo non amore nei confronti degli ebrei vuole fare luce sul caso. Sarà l’articolo di Emile Zola su L’Aurore, il famoso “J’accuse”, a fare riaprire il processo e ristabilire, faticosamente, la verità.

Più difficile o dilazionata l’uscita in sala per altre opere premiate:

  • “Gloria mundi” di Robert Guédiguian, coppa Volpi all’interpretazione femminile a Ariane Ascaride
  • “About Endlessness” Leone d’argento per la migliore regia a Roy Anderson
  • “No.7 Cherry Lane” di Yonfan, migliore sceneggiatura a Ji Yuan Tai Qi Hao
  • “Babyteeth” di Shannon Murphy, premio Marcello Mastroianni a un attore emergente Toby Wallace
  • “Atlantis” di Valentyn Vasyanovych, miglior film della sezione Orizzonti
  • “You will die at twenty” di Amjad Abu Alala, premio Leone del futuro per la migliore opera prima.

Si segnala infine l’exploit di un altro film di Venezia, non in concorso “Chiara Ferragni: unposted”. Bocciato dalla critica, il documentario di Elisa Amoruso sulla blogger e influencer italiana più famosa al mondo, nelle sale fino al 19 settembre, nelle prime 24 ore di uscita ha surclassato tutti gli altri campioni di incassi del week end precedente “It, capitolo due” e “Il Re Leone”. Eterna diatriba tra pubblico e critica rimarcata da Fedez su Instagram: “…il fatto che sia andato così bene, nonostante la critica, vuole dire che al giorno d’oggi la critica parla per se stessa e a se stessa. Che è un modo carino per dire che non contate più un c***”, chiosa.

(Caterina Grazioli)