Londra. I-Made: a Londra va in scena il made in Italy alla Saatchi Gallery in mostra una selezione dei migliori marchi che rappresentano la qualità e l’unicità del design italiano. Un progetto espositivo curato dall’architetto Giulio Cappellini (Art Director), coadiuvato da Francesco Giasullo (Ceo I-Made) ed Elena Foschi (direttrice I-Made), giovane imolese da diversi anni nella City. Londra parla made in Italy e made in Imola. In concomitanza con il London Design Festival, alla Saatchi Gallery dal 19 al 22 settembre si è svolta I-Made (Italian Manufacture Art and Design Exhibition), la mostra sull’eccellenza del design italiano.

Il progetto espositivo, vuole raccontare l’unicità, la creatività e la qualità dell’arredamento nostrano attraverso una selezione dei marchi più rappresentativi. In scena, tra i tanti nomi, anche marchi del nostro territorio, come Florim.
Elena, non solo ha curato questa prima edizione: dedicando passione e professionalitá a questo progetto, ma ha coinvolto altri coetanei imolesi, professionisti in italia che sono venuti per l’occasione a collaborare con questa grande vetrina internazionale.

“Londra è un hub importantissimo per il nostro settore e non soltanto per chi vuole vendere sul mercato locale, anzi”, osserva Elena Foschi. Londra è infatti da anni un cantiere aperto che ha poco da invidiare a città come Dubai o Doha, Shanghai o Chengdu, New York o Miami. È il luogo in cui, con appena due ore di volo da Bologna, imprese e designer possono intercettare le maggiori commesse internazionali, mentre i miei coetanei creativi o gli appassionati possono venire a vedere da che parte gira il mondo.
La forza di Londra e della sua manifestazione risiede proprio nella capacità di richiamare un pubblico internazionale e variegato, ormai più di Parigi.

Marco Panieri, segretario del Pd, dichiara: “Ho partecipato con molto piacere perché ritengo importante  sostenere giovani, che partono dal proprio territorio e investono per promuoverlo. Londra sta diventando  sempre più interessante, perché qui c’è molta sperimentazione e sta crescendo una nuova generazione di giovanissimi designer provenienti da altri Paesi, che qui vive e lavora. A differenza del design italiano, legato soprattutto alla manifattura, quello britannico e in particolare londinese ha più a che fare con le idee che con i prodotti finiti, un ottima vetrina per le nostre eccellenze”.