Terra dei cachi, settembre 2019. La terra (dei cachi) è un luogo dove le contraddizioni la fanno da padrone. Si può agire bene, oppure male. Il che, direte, è comune a tutti i mortali. Vero, ma in tempi separati. La particolarità di “cacoland” è che è possibile agire bene e male nello stesso tempo!

Si narra financo che le donne e gli uomini della fantastica terra si siano finalmente convinti che il riscaldamento e l’inquinamento del pianeta da loro abitato sia veramente un problema. Non una favola come invece le cronache della galassia tramandavano da tempo. E pure che la crescita economica infinita (davvero, così si narrava, ndr) motore dello sviluppo/benessere della specie alla fin fine non siano così legati, semmai una crescita infinita fosse poi possibile in un pianeta finito. Ma anche che e qui è veramente troppo per chi scrive l’inquinamento da carbonio, elemento che da solo contribuiva in modo rilevantissimo al riscaldamento globale, fosse da combattere con tutte le armi, convenzionali e non.

E fu così che in un settembre astrale abbastanza caldo (con tutto il riscaldamento globale la terra dei cachi era diventata rovente, i ghiacci si scioglievano, i livelli dei mari si alzavano ecc.) gli abitanti decisero di prendere armi e bagagli e di dare il via a una iniziativa fantastica: lo “sciopero per il clima”. Mobilitazione generale ma affidata soprattutto ai ragazzi. Quelli delle scuole per intenderci.

Partenza dal centro della terra dei cachi di buon ora, alle 8. Raduno nella piazza e poi via, a protestare sulla responsabilità degli adulti inquinatori (maledetto carbonio). Poi a raccogliere i rifiuti nel “parco della pista”. Della pista? Esatto, quello che un tempo era di gran lunga un parco pubblico poi, per le magnifiche e progressive sorti, rinominato alla bisogna da una sentenza del gran giurì stellare.

Fino a qui il buono dell’azione è palese e palpabile. Ma, come detto in premessa, nella terra dei cachi il bene e il “male” stanno assieme, ed ecco quest’ultimo subdolamente affiorare.

Nel parco della pista, in quella stessa giornata (ed anche le precedenti e le successive, per onor del vero) si svolgeva una competizione con bolidi – orrore – alimentati con vecchi motori endotermici. Motori di due o trecento fasi lunoastrali precedenti l’attuale. Generanti un rumore (per alcune specie musica, sia detto) di un certo spessore ma, soprattutto, quel maledetto carbonio, anidride carbonica per l’esattezza: Co2.

Fino a qui la cronaca degli avvenimenti della terra dei cachi. Terra che immaginaria e fantastica è. Se non che, proprio a Imola il 27 settembre 2019, mentre i nostri ragazzi sciopereranno per salvare il pianeta Terra dall’aumento delle temperature e salvarci così dalla probabile estinzione (per alcuni auspicabile), o comunque da effetti devastanti, all’interno del parco della pista bolidi con motori endotermici si stima produrranno in un giorno circa 6 tonnellate di C02. 19 tonnellate dal venerdì alla domenica e circa 32 tonnellate in tutta la settimana, prove comprese.

Una contraddizione che non può, e soprattutto non deve, passare inosservata. Se tutta la buona volontà dell’iniziativa verrà in larga parte vanificata – nello stesso giorno – come possiamo illudere i nostri ragazzi di avere ascoltato quello che ci chiedono?

Mangiare i cachi sarebbe stato meglio?

(Verner Moreno)