Marcello Fois torna nella sua Sardegna con una palpitante vicenda umana dedicata alle vite di due ragazzi accomunati da una grande amicizia, che troverà i suoi momenti più intensi nei giorni della Grande Guerra, fino ad un inaspettato colpo di scena . Dopo I Chironi, sontuoso e monumentale affresco, ecco un romanzo agile nel formato, in cui ogni frase è sapientemente distillata, precisa, in cui l’atmosfera passa dal lirico al drammatico.

Marcello Fois, Pietro e Paolo, Einaudi

Prima erano inseparabili: Pietro figlio dei servi, Paolo dei padroni, un’adolescenza trascorsa in comunione con la natura, nel cuore vivo di una Sardegna selvaggia. I giochi, le parole pronunciate per conoscersi o per ferire, poi Lucia, “una giovane acacia selvatica”: sono tante le vie per scoprire chi sei, chi vuoi diventare, qual è la misura esatta del tuo potere. Quando Paolo viene chiamato alle armi, per una promessa che assomiglia a un patto di sangue si arruola anche Pietro, da volontario. Il suo compito è guardare a vista l’amico fragile, sorvegliarlo, proteggerlo. Le disparità nel loro rapporto ora non è più possibile ignorarle, s’impongono come le regole di grammatica che Paolo un tempo spiegava a Pietro: ci sono dei verbi, gli ausiliari, che permettono a tutti gli altri di spostarsi nello spazio e nel tempo. “Non lasciarmi” chiede Paolo, e Pietro forse lo tradirà o forse rispetterà la promessa, ma da quei giorni di bombe e combattimenti le loro vite, e quelle delle loro famiglie in Sardegna, cambieranno per sempre. Sino a quel mattino di gennaio in cui, ormai uomini fatti, si troveranno di nuovo uno di fronte all’altro. In una resa dei conti dove tradirsi o salvarsi può essere paradossalmente lo stesso gesto.