Sono molteplici i segni che possono evidenziare lo stato di salute di un insieme o di una compagine e assai raramente riescono nel passare inosservati. Generalmente le evidenze assumono dimensioni non più trascurabili quando ci si viene a trovare di fronte a difficoltà che possono apparire difficilmente superabili o la cui soluzione non rientra all’interno di schemi politici o programmatici. Quando la difficoltà, di tutto l’insieme o anche solo di una parte di esso, supera il livello di guardia, il sentore più evidente è riscontrabile nella aperta manifestazione di disagio di uno o più componenti dell’insieme medesimo.

La frase non certo felice dell’assessore Frati in risposta al Marchignoli rientra perfettamente in questa casistica. In tutta franchezza si può affermare che il pulpito dal quale è venuta la “predica” che ha fatto perdere i confini della correttezza all’assessore non appare come l’ottimale di riferimento considerando l’insieme delle qualità del predicatore, ma la misura e la correttezza devono sempre essere contenute entro i limiti dell’accettabile a maggior ragione se essa proviene da un uomo pubblico. Un semplice “… avremmo preferito che il consiglio provenisse da una fonte capace di riscuotere maggior credenziali da parte nostra …” avrebbe evidenziato lo stato delle cose in egual misura e contemporaneamente con sufficiente chiarezza ed eleganza.

Purtroppo, forse, la misura deve apparire decisamente colma se si è arrivati al punto odierno: la difficoltà riscontrata nella realizzazione di un’idea di pubblica amministrazione, forse la sottovalutazione di alcune problematiche, lo scontrarsi con un ambiente pubblico e privato da forse troppo tempo abituato a una certa direzione del vento e, ci sia consentito dirlo, la non sufficiente preparazione di alcune figure, sono venute allo scoperto mostrando tutta la difficoltà nel loro insieme. A questo punto il gioco dell’avversario diviene molto semplice e gode di automatismi di facile individuazione anche se, nel nostro caso, è l’avversario stesso che farebbe bene a verificare con correttezza e serietà i propri limiti: palese il caso della persona che ha generato la scintilla che ha provocato la scorretta reazione dell’Assessore. Tutto il coro di opposizione, senza distinzione alcuna se non quella della formalità intrinseca nel personalismo, si apre dichiarando l’esperienza dell’attuale amministrazione come finita, incapace di risolvere i problemi e le difficoltà della comunità che in essa aveva riposto tante speranze e forse qualche sogno di troppo. Manca, come spesso accade, la signorilità e la schiettezza che si dovrebbero, al contrario, riscontrare nel costruttivo intervento politico sia pure di aperta contrarietà e, ancora più vistosamente, diviene assordante il silenzio assoluto sull’indicazione di una via diversa da seguire: fin troppo facile affermare l’errore altrui in assenza di una chiara linea contraria alla definitiva soluzione del problema.

E forse è proprio questo il punto di profonda critica che dovrebbe impensierire l’insieme dell’elettorato locale (e non solo): si è riflettuto a sufficienza sulle reali cause del capovolgimento di fronte? Un’analisi sincera e concreta delle ragioni della sconfitta è stata fatta? La permanenza ai massimi livelli di figure appartenenti all’ambiente che ha determinato la disfatta è stata valutata? Se tutto ciò non è stato fatto un ben triste futuro attende la nostra comunità: niente di peggio del ritorno dello “scacciato” in evidenza dell’incapacità del novello “regnante”. Mai come ora la similitudine tra la situazione “romana” e quella locale appare in tutta la sua evidenza, pur con sfumature di colore diverso: immancabilmente saranno sempre gli stessi a dover pagare il prezzo più alto.

(Mauro Magnani)