La vanità, quando agisce su una mente debole, produce ogni sorta di effetto negativo. (Jane Austen)

Meglio che lo dica subito.
Tanto lo capireste da soli. Questo scritto non è del tutto sereno.
So che non si deve mischiare il personale col politico, ma questa cosa mi sta qui, alla bocca dello stomaco.
Da anni.
Non va nè su nè giù, che ho anche l’ernia iatale.
Le ultime vicende casalinghe hanno accresciuto il malessere.

I dolori dell’attor giovane Richetti, le esternazioni della sempre inopportuna Boschi, l’annunciazione dell’ennesimo partito che salverà l’Italia, di cui parleremo quando sarà passato lo sbigottimento.
Troppo per continuare a tenere tutto dentro.
Forse non è il momento, probabilmente non è il modo ma, ecco, mi sono detto se lo mischiano loro il personale col politico, se tempo e modo dell’agire non lo ponderano loro, che sono personaggi importanti, eletti, sarà concesso pure a me, per una volta, prendermi una licenza.
Anche i filosofi scolastici, del resto, avevano studiato il modo per aggirare i divieti eccessivamente rigidi.

Rifacendosi alla distinzione aristotelica tra “in assoluto” (simpliciter) e “a seconda delle circostanze” (secundum quid).
Se prendo la parola è perché le circostanze mi autorizzano a farlo.
Parlo “per fatto generazionale”.

A qualche anno di distanza da un avvicendamento del ceto politico che assunse, più che in altri momenti della nostra storia contrassegnati da cambiamenti economici, sociali e culturali anche più radicali, il carattere della lacerazione, ci sono le condizioni per cominciare a trarre un primo bilancio.

Per capire se le premesse di quel sovvertimento erano fondate, se le promesse sono state mantenute, se il nuovo che doveva avanzare è venuto avanti, in una parola se i politici che si sono insediati sono davvero bravi, onesti, disinteressati come avevano giurato di essere al cospetto di quelli cattivi, avidi, immorali che rottamarono per prenderne il posto.
E per tenerselo ben stretto.
Il più a lungo possibile.
Come i vituperati professionisti della politica.
Gli uni accusando gli altri di fare ciò che loro per primi fanno.
Seduti su poltrone che dicono di disdegnare.
Di auto blu non si parla più, eppure viste in tv sembrano quelle di sempre.

Renzi non scorrazza più sulla Smart anticasta e Fico, distratto com’è, perde ogni giorno il tram su cui per ventiquattro ore ha ostentato una diversità fittizia.
Salvini campa da un quarto di secolo coi soldi (tanti) degli italiani e degli europei, e DiMaio, a trentadue anni ha già accumulato più incarichi del più avido dei politicanti in una vita.
Se alziamo il velo, se spanniamo il vetro, cosa resta di tutta la mediocre sceneggiata su cui questa classe politica ha costruito le proprie altrimenti incerte fortune?
Cosa ne è venuto al popolo da questa ondata di demagogia populista verde, gialla, rossa, che è penetrata un po’ ovunque?
Quali benefici hanno arrecato i nostri benefattori all’economia, alla politica, all’etica, all’estetica, alla grammatica, alla matematica, alla logica, alla logistica, al benessere degli animali, a me, a voi, all’Italia?

Dal primo vaffa a oggi, passando per i professoroni, le élite, la casta, i radical, gli chic, gli insulti, le felpe, gli onestà-onestà, dignità-dignità, e i ci metto la faccia, che chi sa prima cosa ci mettevano.
Che tanto il campionato lo vince sempre la Juve.
La sentenza non è ardua e non occorre aspettare i posteri.
Non che la mia generazione fosse esente da vizi.
Le generazioni non sono buone o cattive ma solo diverse, non di rado è il contesto che spinge ognuno di noi a dare il meglio o il peggio di se.
La dialettica fra di esse è il sale della vita, l’avvicendamento, in Italia troppo a lungo rinviato e poi raffazzonato, è un’esigenza della democrazia prima ancora che un portato della natura.
Nè è biasimevole in se ambire a posizioni importanti.
Chi non desidera un posto al sole?
La seduzione del potere ha una forza corruttiva.
Non solo in quell’ambito delle attività umane che da un termine greco chiamiamo politica.

C’è gente, in ogni campo, che venderebbe il fratello al mercato come Giuseppe, qualcuno l’ha fatto, non è una prerogativa renziana.
Chi, come Tommaso Moro, ha saputo resistere e pur esercitandolo non ha ceduto alle insidie del potere fino a sacrificare la vita stessa, è stato santificato.
Opportunismo, arrivismo, trasformismo, che ne è il parente più prossimo, sono categorie eterne.
Poi conta il modo, la misura e, per chi coltivi pensieri onesti, la capacità di distinguere.
Non puoi mettere Ugo la Malfa e Berlusconi, Ciampi e Mastella, Verdini e Bersani in un unico calderone.
È un’operazione sporca.

I nuovi salvatori non hanno detto siamo politici, governanti migliori, che ci stava, perché questo declino dell’Italia non è nato in una notte e porta responsabilità diffuse.
Hanno detto noi siamo persone, cittadini migliori di chi c’era prima, quando non, come i grillini, noi soli siamo cittadini, noi soli siamo onesti.
Per raccogliere dividendi senza avere capitali umani, politici, morali, professionali da investire.
Ci sono due modi di recare ingiuria, scrive Cicerone, la violenza e la frode, tutte dure indegne, ma la frode merita maggiore riprovazione.
E così sia.

(Guido Tampieri)

P.S. Abbandonare la nave subito dopo aver fatto “l’inchino” ai grillini, è forse l’atto politico più insano al quale ci è stato dato di assistere.