Lo chef del ristorante imolese San Domenico e parte della sua brigata sono stati in trasferta a Singapore per 3 cene tra stelle di tutto il mondo in occasione del Gran premio di Formula uno Singapore Street Circuit, uno dei più suggestivi al mondo, che si è svolto in notturna lo scorso fine settimana. La brigata del San Domenico, portavoce dell’eccellenza Imolese, cucina nella Lounge principale del circuito assieme al 2 stelle giapponese Takagi Kazuo da Kyoto e il portoghese Tiago Bonito del ristorante Largo do Paco, 1 stella Michelin. I tre chef stellati hanno cucinato ogni giorno (dal 20 al 22 settembre) per 2500/3000 persone, tra sportivi, vip, giornalisti, grandi gourmet e appassionati di sport.

Max Mascia chef del ristorante San Domenico di Imola

“Abbiamo proposto la nostra cucina per un pubblico internazionale cercando di portare Imola, l’Emilia Romagna e l’Italia in giro per il mondo – ha affermato Max Mascia -. Siamo ambasciatori delle nostre tradizioni e del nostro territorio in una delle piazze più stimolanti e interessanti del mondo”

Ecco il menù: Crema di Borlotti all’olio extra vergine con calamari saltati e scorza di arancia, Tartare di vitello con Mayo alla rucola e verdure croccanti, baccala in olio cottura con crema di patate allo zafferano, gamberi in crosta di corn flakes con crema di carote all’anice stellato, guancialino di vitello con polenta morbida al formaggio di fossa.

“Essere parte di un gran premio per un imolese è un’emozione particolare – continua Mascia. Il suono dei motori delle Formula 1 sono nel mio sangue e nei miei ricordi di bambino e di ragazzo. Rappresentare Imola durante un gran Premio è sicuramente un’emozione particolare. Non c’è bisogno di dire che il tifo sarà per la Rossa e nel mio caso per la rivelazione del mondiale Leclerc che ha già preso un posto importante nei cuori dei ferraristi! La speranza è quella di riavere a Imola un evento così importante e prestigioso. L’autodromo è una risorsa per tutta la nostra città e deve vivere il più possibile, anche con eventi come quello dello scorso weekend dove i ragazzi dell’associazione ‘Noi Giovani’ hanno dimostrato con l’evento Restart cosa si può fare e dove si può arrivare con l’impegno e la passione. Il murales dell’artista brasiliano Eduardo Kobra disegnato sulla facciata del museo Checco Costa e dedicato al suo connazionale Ayrton Senna è una vera e propria opera d’arte e io non vedo l’ora di tornare a Imola nel mio autodromo preferito ad ammirarlo.”

Naomi Campbell nella cucina del San Domenico con Valentino Marcattilii

San Domenico di Imola, 50 anni di storia
Tra pochi mesi il ristorante San Domenico di Imola compirà 50 anni. Aprì il 7 marzo 1970. Nel 1973 la prima segnalazione sulla Rossa, nel 1975 la Stella Michelin e nel 1977, 40 anni fa, la seconda. Il San Domenico, dagli anni ’70, avviò un nuovo modo di pensare l’attività della ristorazione pubblica che, fino a quel momento, era vissuta in alternativa al modello domestico. L’idea di Gianluigi Morini, fondatore del ristorante fu quella di dare a tutti la possibilità di conoscere e apprezzare la grande cucina delle case nobiliari italiane. Un’idea nuova, soprattutto in quel periodo. Uno spazio per la felicità proposta con eleganza riservata, in ambienti raffinati, dove i clienti diventano ospiti.

L’intuizione, avuta quasi 50 anni fa, risulta essere assolutamente moderna considerando che oggi tutta la ristorazione si sta facendo carico – paradossalmente – di salvare la cucina di casa.
La presenza in cucina di Nino Bergese, “il cuoco dei Re, il Re dei cuochi” com’era definito, aumentò il prestigio del ristorante e passò poco tempo dalla piena affermazione. Bergese ha trasmesso il suo sapere a Valentino Marcattilii che, in particolare negli anni ’80, ha avuto la possibilità di confrontarsi con altre culture gastronomiche.

Nella seconda metà degli anni ‘80, il San Domenico aprì anche a New York e fu il primo ristorante italiano a ricevere tre stelle del New York Times nel 1988.
Senza dubbio la scuola francese, dai fratelli Troigros a Vergé, passando per Haeberlin e Point, ha definito, unita alla tradizione italiana, la precisa identità, sia in cucina che nel servizio.
Un servizio impeccabile, nella sua discrezione, diretto da Natale Marcattilii, entrato dal primo giorno a far parte del ristorante.
Oggi, per garantire il futuro della “casa”, in cucina lo Chef Massimiliano Mascia, nipote di Natale e Valentino. Un segno di continuità nell’innovarsi e nel rinnovarsi, conservando allo stesso tempo solide radici nella tradizione gastronomica italiana.
Una cucina del territorio in continua evoluzione, con nuove tecniche al servizio della tradizione. Un’arte che nella fantasia e nella passione di chi la interpreta trova le basi per continuare ad occuparsi della felicità dei suoi ospiti.