Spett. redazione,
l’azzeramento della quota oneri di urbanizzazione secondaria per il culto da parte dell’amministrazione Imolese di ieri sera è un fatto politicamente molto rilevante, segna finalmente la fine di un privilegio clericale che a Imola durava da quasi 40 anni.

Per chi come me combatte contro gli illegittimi ed insensati privilegi clericali, quanto accaduto nei giorni scorsi può legittimamente essere definito un cambiamento in senso laico e riformista. Oltre che una buona novella laica è stata di certo occasione rara. Ha permesso infatti al cittadino, a prescindere dal proprio credo religioso o dalla propria concezione filosofica della vita, di poter distinguere chiaramente tra il politico che pur da credente agisce nell’interesse della cosa pubblica e chi invece lavora per l’interesse particolare di un unico soggetto privato e peraltro miliardario.

Mentre l’amministrazione comunale imolese rappresentata da un sindaco del M5Stelle, cattolica dichiarata, si apprestava finalmente ad interrompere un privilegio insensato ed illegittimo a favore del culto, con il voto di astensione addirittura della Lega, il Partito democratico invece presentava un vergognoso emendamento in chiave clericale per mantenere quel privilegio ancora vivo.

L’Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) che rappresento, in virtù del principio, radicato nell’ordinamento, per il quale le opere di urbanizzazione sono, in linea naturale, opere pubbliche rientranti, o destinate a rientrare, nel patrimonio del Comune, combatte da sempre affinchè la quota percentuale degli oneri di urbanizzazione secondaria non venga più destinata “al culto” e quei soldi destinati alle scuole pubbliche ed alla gestione del verde.

Come per tutte le opere pubbliche, tale principio risponde alla logica secondo la quale “la proprietà pubblica delle opere costituisce la più piena e duratura garanzia della loro effettiva destinazione a finalità di interesse generale”.
Gli immobili della Chiesa come noto sono già sostenuti, oltre che da illegittime esenzioni, anche attraverso il meccanismo “truffaldino” dell’8X1000 come già chiarito più volte dalla Corte dei Conti. La recente deliberazione dell’Assemblea legislativa della regione Emilia-Romagna del 20 dicembre 2018, n. 186 (Legge regionale 21 dicembre 2017, n.24, all’art.1 comma 9 lettera h prevede che “una quota dei proventi degli oneri di urbanizzazione secondaria, determinata dall’Assemblea legislativa con la deliberazione di cui all’articolo 30, comma 3, della legge regionale n. 15 del 2013) dispone che “i Comuni sono tenuti al recepimento del “presente” provvedimento entro il 30 settembre 2019 e che, trascorso tale termine, la nuova disciplina opera direttamente”.

La stessa deliberazione prevede al punto “10) che “la nuova disciplina” fornisce ampia flessibilità ai Comuni nell’applicazione del contributo di costruzione così da meglio adattare le singole voci alle specificità del territorio locale. In particolare, anche se si poteva anche prima, si prevede esplicitamente che i comuni possano pronunciarsi motivatamente in ordine a: […] eventuale variazione della quota percentuale da destinare agli Enti esponenziali della Chiesa cattolica e delle altre confessioni religiose”.

Nell’allegato A al punto 1.6.3 stabilisce che “i Comuni, nell’ambito della delibera consiliare di recepimento del presente atto, possono aumentare o ridurre la percentuale di cui al punto 1.6.1” da affidare, poi ricordo, attraverso la realizzazione di un “Bando pubblico” che indichi i criteri per la suddivisione di tale quota alle varie religioni e/o culti presenti nel territorio.

In ragione di quanto esposto auspico che tutti i Comuni dell’Emilia Romagna prendano Imola ad esempio e azzerino gli oneri di urbanizzazione secondaria a favore del culto. E’ ora che scompaia questa tassa di religione d’altri tempi e che le già scarse risorse comunali siano interamente destinate al bene pubblico.

(Roberto Vuilleumier, responsabile nazionale Oneri, coordinatore Regione Emilia Romagna e delegato di Imola Uaar)