Alzheimer: parola minacciosa oppure, presso i giovani, sfumatura del termine “arterio”, ad indicare confusione mentale, dimenticanza, lentezza.
In pochi a livello mondiale, sanno in modo semplice ma corretto in che cosa consista la malattia di Alzheimer. Per questa ragione, l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms, o Who, World health organization) nel 2012 istituì il mese di Alzheimer Desease (AD) e la giornata dedicata, il 21 settembre di ogni anno, su invito e suggerimento della Alzheimer disease international (Adi) con la quale ha relazioni ufficiali. Tale associazione/federazione riunisce e rafforza altre organizzazioni coinvolte nella ricerca e nelle conoscenze aggiornate su AD e demenza in generale. Da non sottovalutare anche il supporto fornito agli ammalati e alle loro famiglie.
Lo scopo del mese e del giorno dedicati alla malattia è quello di promuoverne conoscenza e consapevolezza riguardo alla malattia, e sensibilizzare le persone in tutto il mondo. E’ anche una sfida a superare la tendenza al pregiudizio verso la malattia stessa. Senza contare che si tratta di un problema globale che richiede azioni globali e concordate.  

Qualche aspetto della sindrome di Alzheimer
L’AD è descritta come malattia degenerativa del cervello, e quindi irreversibile e progressiva, che lentamente distrugge la memoria e la capacità di pensare e alla fine la capacità di eseguire i più semplici compiti. Nella maggior parte delle persone con AD, i primi sintomi sono presenti circa a 65 anni. Ogni tre secondi qualcuno sviluppa la demenza nel mondo. Più di un milione di italiani soffrono di demenza. Si stima che entro il 2020, 584.000 nuovi casi di demenza saranno diagnosticati nel nostro paese.

L’AD è la più comune causa di demenza fra gli anziani. La demenza è la perdita di funzioni cognitive, come pensare, ricordare e ragionare, e delle abilità di comportamento fino al punto da interferire con la vita di ogni giorno. La demenza si presenta con diversi gradi di severità, da forme lievi agli stadi più severi, quando l’ammalato dipende completamente dagli altri per le attività essenziali e personali del vivere quotidiano.

La distinzione fra demenza dovuta ad AD ed altri tipi di demenza sta diventando sempre più sfumata, man mano che le quasi certezze sulle cause istopatologiche dell’AD crollano. Ci siamo occupati dell’argomento riportando quanto presentato al festival della Scienza Medica 2019 dal prof. Arnaldo Benini, che faceva il punto della situazione sulla ricerca e sulle possibili cure per l’AD.

La storia dell’Alzheimer
Fin dalle prime osservazioni nel 1906 da parte di Alois Alzheimer, l’attenzione si concentrò sulla presenza nel cervello degli ammalati di Alzheimer di placche extracellulari (placche beta amiloidi) e di grovigli endocellulari  (tangle TAU). Il caso volle che placche e grovigli fossero approfonditI, studiatI in tutti i modi, molto più di altre caratteristiche del cervello nell’AD. Tali strutture furono viste come la manifestazione anatomica delle malattia e come tali considerate ottimo bersaglio di farmaci potenziali. Ma tutto questo si è rivelato molto di recente un vicolo cieco e inefficaci i farmaci progettati ad hoc, farmaci già arrivati nell’ultima fase dell’iter per la commercializzazione.

Quasi contemporaneamente però sono emersi dati molto interessanti provenienti dagli studi epidemiologici effettuati in California, concernenti le patologie cardiovascolari, su un arco di tempo di molti anni. I dati, utilizzati poi per valutare la variazione nell’incidenza dell’AD, hanno mostrato che, a fronte dell’aumento, previsto dei casi di AD, dovuti all’invecchiamento della popolazione, c’è stata una diminuzione significativa dell’incidenza percentuale di nuove diagnosi. Il significato di questi risultati, imprevisti e imprevedibili, è che la prevenzione, quella suggerita per prevenire e controllare le patologie cardiovascolari, cioè principalmente la dieta e un moderato esercizio fisico, riducono di molto il rischio della demenza.
Da questi risultati emerge che l’AD è una sindrome in cui si sommano a fattori personali, sicuramente di natura genetica, altre cause che sono dette epigenetiche, legate genericamente all’ambiente, in particolare allo stile di vita.

La ricerca a livello delle alterazioni cerebrali e della fisiologia comunque va avanti. Gli scienziati proseguono nello studio dei tessuti cerebrali alterati; il deterioramento nel tempo è variabile nelle diverse zone. Appare dapprima nell’Ippocampo e corteccia entorinale, parti del cervello essenziali nella memoria, poi altre parti si deteriorano. L’effetto globale si manifesta con una diminuzione delle dimensioni del cervello, che è come se si contraesse, diminuendo di volume

Che cosa stanno facendo le associazioni in tutto il mondo
Come si è detto, le associazioni dedicate all’AD si occupano della promozione di conoscenza e sensibilizzazione verso la malattia, di far superare i pregiudizi, di aiutare persone e famiglie a far fronte alle situazioni nuove, dovute alla malattia. Alcune sono pure coinvolte nel supporto alla ricerca e a raccogliere informazioni aggiornate su AD e demenza in generale.

Una rassegna dei siti delle associazioni ne ha messo in evidenza alcuni aspetti che vogliamo brevemente evidenziare. Molta importanza, fino all’allarmismo, è data all’aumento in atto e previsto nel numero di ammalati. Già abbiamo commentato questo fatto, evidenziando come l’aumento del numero assoluto di casi sia legato all’aumento del numero di anziani, e come, anzi, in varie circostanza l’incidenza percentuale della malattia sia diminuita di molto. Le associazioni dovrebbero a questo punto intervenire con anticipo sulle famiglie incentivando i meno anziani e tutti ad un corretto stile di vita, alla base della minore incidenza percentuale di AD riscontrata.

Non si è comunque trovato nei siti un vero e proprio aggiornamento specifico delle conoscenze, se non un sottinteso e generico riferimento al fatto che ancora non si conoscono nel dettaglio le caratteristiche degenerative del cervello Alzheimer. Sembra che ancora non sia stata recepita la portata delle recenti scoperte. Può darsi comunque che non si voglia deprimere pazienti e famiglie informando sulle sconfitte; in questo modo però si trascura la prevenzione a lungo termine, quella che riguarda lo stile di vita. Vero è che in questa sede, già l’anno scorso a settembre, veniva riportata un’intervista con un medico locale che già sapeva sull’importanza dello stile di vita nella prevenzione dell’AD.

Iniziative locali nel mese dell’Alzheimer
Le iniziative a livello nazionale saranno molte. A Imola ci sarà un convegno il 27 settembre, ore 8.30, Sala Bcc Città e Cultura (via Emilia, 210/A) dal titolo “Demenza: percorsi insieme – il percorso diagnostico, terapeutico, assistenziale per le demenze e la rete comunitaria di sostegno del malato e delle famiglie”.

Per altre informazioni: Alzheimer Imola – tel. 0542.604253 – associazione@alzheimerimola.it

(Carla Cardano)